di
Francesca Bonazzoli

La blasonata famiglia francese ha scelto come sede la chiesa sconsacrata di San Vittore e 40 martiri. La mostra inaugurale è affidata ai quadri dipinti da Marie, sorella di Arthur, nome d’arte Marie Steiss

Alcune gallerie ci avevano già cominciato a scommettere. Più per necessità di risparmiare sui costi dei grandi spazi necessari all’arte contemporanea che per vero amore della periferia. Ma adesso quegli audaci che hanno puntato sul Corvetto si sono ritrovati in mano un biglietto vincente della lotteria perché proprio nella zona urbanizzata nella prima metà del secolo scorso dall’Istituto autonomo case popolari, si è insediata niente meno che la nuova sede della galleria Villepin, fondata ad Hong Kong nel 2019 da Arthur de Villepin. Trentotto anni, look e portamento raffinato almeno quanto quello del celebre e fascinoso padre, il settantaduenne diplomatico, scrittore, avvocato e primo ministro di Francia (dal 2005 al 2007) Dominique de Villepin. La mostra inaugurale è affidata ai quadri dipinti da Marie, sorella di Arthur, 40 anni, nome d’arte Marie Steiss nelle vesti di attrice, modella e cantante (nel 2010 fu la giovane fiamma di Lapo Elkann).

Insomma al Corvetto, come in un cinque stelle lusso, è scesa una delle famiglie francesi più blasonate con un’antica tradizione nella diplomazia, nell’imprenditoria, nella politica e nell’arte, della quale fa parte anche Emanuelle de Villepin, cugina di Dominique, sposata con Rodolfo De Benedetti, scrittrice e residente a Milano dove presiede l’Associazione Amici di Tog che si occupa di riabilitazione dei bambini con patologie neurologiche.

Certo la scelta della galleria non è caduta su quattro mura anonime. I Villepin hanno individuato la chiesa sconsacrata di San Vittore e 40 martiri, una meraviglia all’apparenza barocca, ma in realtà costruita nel 1928 sull’attuale arteria di viale Lucania per dotare di un punto aggregativo il quartiere che stava nascendo in un’area ancora agricola. Sconsacrata e messa in sicurezza dal Municipio 4 dopo anni di abbandono, si presenta con fumosi soffitti affrescati, stucchi sbrecciati e mura scrostate che conferiscono allo spazio quel tono delabrè funzionale a un affascinante contrasto con le opere d’arte moderna. 

Gestita per conto della proprietà ecclesiastica, la chiesa non sarà occupata in esclusiva dalla galleria Villepin, ma continuerà ad ospitare anche altri eventi. «L’ho scoperta grazie a un collaboratore del nostro staff di Parigi con cui negli scorsi anni avevo fatto un paio di visite a Milano — svela Arthur —. Me ne sono innamorato subito perché è ricca di anima, di passato e di mistero. Abbiamo già preparato un calendario di due mostre all’anno per i prossimi due anni. La scena artistica milanese è vivace e in giro per il mondo se ne parla molto; c’è energia. Per ora non abbiamo ancora avuto incontri con le altre istituzioni pubbliche e le fondazioni come Prada, Trussardi, Pirelli, ma siamo aperti a collaborazioni e esplorazioni. Anche con il cinema e il design».

Il bacino della galleria Villepin, che fa da advisory per musei, banche, aziende e consulenza per collezionisti, è molto ampio in Asia. «Però abbiamo una comunità di collezionisti molto solida che ci segue dovunque andiamo. Motivo che ci fa essere audaci nel puntare su Milano. Più che un calcolo commerciale, questa nuova avventura è prima di tutto un sogno curatoriale». L’onore di inaugurare lo spazio tocca a Marie de Villepin: «Questa mostra è speciale per me. È la prima volta che espongo a Milano e per di più in questa bellissima chiesa. Ci ho lavorato molto e ho realizzato quadri ad hoc per un luogo così ricco di storie». Il titolo dell’esposizione, «White noise», vuole evocare la somma di tutti i rumori, il suono costante che unisce tutte le frequenze alla stessa intensità e diventa un suono rilassante.


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18 giugno 2026