Erano le 9:47 del mattino del 18 giugno 2023 quando il Titan iniziò la sua ultima discesa verso i fondali dell’Atlantico del Nord. Novantacinque minuti dopo, ogni contatto con la nave appoggio si interruppe. Il mondo rimase col fiato sospeso per quattro giorni, aggrappato all’ipotesi che i cinque uomini a bordo fossero ancora in vita – intrappolati, forse, ma vivi. Non era così.

Titan, spunta un nuovo (inquietante) audio: «I passeggeri chiedevano aiuto». Potevano essere salvati?

Il dramma del Titan

Il sommergibile si era già sgretolato su sé stesso in una frazione di secondo, a 3.800 metri di profondità, in quella che i tecnici chiamano implosione catastrofica. A distanza di tre anni da quella strage, i rapporti delle autorità americane hanno chiuso il cerchio sostenedo come fosse tutto prevenibile. E chi ne era responsabile – l’uomo che ignorò decine di avvertimenti e guidò personalmente il mezzo verso il fondo – non è sopravvissuto per rispondere davanti a un giudice.