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L’incontro ravvicinato dello scorso fine settimana con uno squalo Mako, finito all’amo di due ragazzi durante una battuta di pesca all’altezza di Calafuria, sulla costa livornese, è solo l’ultimo avvistamento di una lunga serie lungo le nostre coste nell’ultimo periodo.
Da sempre presente nei nostri mari, lo squalo continua a essere oggetto di grande entusiasmo, misto a paura, per tutti, e l’avvento di internet e dei social ha permesso di aumentare la sua portata mediatica. Ogni qualvolta un pescecane emerga nelle nostre acque, il web esplode. C’è chi rimane affascinato e gioisce per la biodiversità del Mediterraneo e chi invece, traumatizzato dal mondo dello spettacolo, teme di dover passare un’estate impaurito dalla presenza del grande predatore. La domanda, quindi, sorge spontanea: quali sono le specie presenti nei nostri mari, perché gli incontri con gli squali si sono intensificati e, soprattutto, cosa porta i cosiddetti pescecane a spingersi vicino al litorale italiano?
APPROFONDIMENTI

La mappa degli incontri
Alla fine di maggio, in Sardegna, una verdesca, esemplare piuttosto innocuo per l’essere umano, di circa 2 metri, è comparsa a pochi metri dalla riva. Pochi giorni dopo, un triatleta francese ha raccontato di essere stato morso più volte mentre nuotava nelle acque del Mare di Sardegna da uno squalo pinna nera. In Toscana e in Liguria, nell’arco di una settimana circa, sono arrivate ben tre segnalazioni diverse dell’avvistamento di un pesce pelagico, avvistato peraltro anche a Gallipoli lo scorso aprile. Stupisce, poi, il duplice riscontro in Sicilia dell’avvistamento di uno squalo bianco.
A circa 10 km dalla costa palermitana di Capo Gallo, un gruppo di pescatori si è imbattuto nel grande predatore e, solamente qualche giorno prima, un suo simile era stato segnalato nel Canale di Sicilia.
Non c’è quindi uno schema preciso che possa dare una lettura sulla presenza di squali in una zona piuttosto che in un’altra. Possiamo comunque affermare che Sicilia, Sardegna, Toscana e Liguria sono senz’altro le zone più colpite, ma i continui spostamenti dovuti a correnti e cibo potrebbero alterare velocemente questa heatmap.
Quali sono i principali squali nel Mediterraneo
Il Mare Nostrum oggi ospita più di 45 specie. Ma attenzione: per quanto il nome “squalo” crei subito un certo allarmismo, non tutti sono pericolosi per l’uomo. È altamente difficile che un uomo rientri nel loro menù, anzi quasi impossibile. Il principale esemplare che popola i nostri mari è la verdesca, meglio conosciuta come squalo azzurro per via del suo colore. Quattro metri di lunghezza, silhouette affusolata e idrodinamica per una specie che principalmente si nutre di pesci pelagici, calamari, totani e carcasse di mammiferi marini. A vivere nei nostri mari c’è anche lo squalo volpe, riconoscibile per via della sua pinna caudale lunga, che sembra quasi una frusta. Palombo, gattuccio e verdone sono solo alcune delle tante altre specie che popolano il Mediterraneo. Cosa li accomuna? La quasi totale indifferenza verso l’essere umano. Non è la grande pinna sul dorso a identificare se uno squalo possa essere pericoloso o meno.
Una piccola differenza va fatta per lo squalo mako, che, oltre a essere una specie protetta per il pericolo di estinzione, può effettivamente rientrare in quella categoria di pescecane pericolosi per l’uomo. Il “pinna corta” è un predatore caratterizzato da una grandissima velocità, tanto da essere considerato il pesce più veloce dell’oceano. Ama le acque calde e tropicali, proprio come il Mediterraneo, e si ciba principalmente di tonni, sgombri, pesci spada, ma anche di altri piccoli squali.
Per quanto raro, i recenti avvistamenti hanno anche certificato la presenza nel Mare Nostrum del grande squalo bianco, la più celebre specie, sulla quale Hollywood ha costruito tante delle sue fortune. I recenti incontri del pescecane per eccellenza nelle zone limitrofe allo Stretto di Sicilia non sono un caso, in quanto è il canale stesso a ricoprire un ruolo ecologico di primaria importanza. Il piccolo tratto di mare è un vero e proprio centro nevralgico di biodiversità, che il temuto predatore sceglie per i suoi periodi di maggiore vulnerabilità. Individui giovani o appena nati sono soliti scegliere le calde acque del Mar di Sicilia come passaggio per la loro crescita.
Perché sono aumentati nei nostri mari?
Lo squalo, come specie a sé, non è improvvisamente aumentato a gran numero nei nostri mari. Il Mediterraneo ben si adatta a quelle che sono le condizioni più adatte per la loro vita. E il conseguente surriscaldamento globale, che ha portato a temperature più elevate anche il già caldo Mare Nostrum, ha di certo dato un caloroso invito ai predatori, che sono migrati in concomitanza con la loro principale dieta. L’overfishing, infatti, può sicuramente essere evidenziato come un altro importante fattore determinante. La pesca intensiva in alto mare ha portato pesci di ogni tipo a esplorare anche acque meno profonde e proprio per questo sono aumentati gli avvistamenti.
Terza, ma non meno importante ragione, è l’avvento dei social, che ha portato un’isterica frenesia nella rapida condivisione di ogni tipo di incontro con un pescecane. Oggi spopolano sul web immagini di squali osservati dalle barche, dalla riva di una spiaggia o addirittura qualche face to face subacqueo. Tutto ciò porta a un’inesorabile conclusione: gli squali ci sono sempre stati, semplicemente oggigiorno abbiamo la certezza e la dimostrabilità di un incontro rispetto al passato, dove il semplice chiacchiericcio o passaparola non godeva della stessa credibilità.
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