di
Giovanna Maria Fagnani

La sua pagella è un unicum. Per la prova scritta, niente traccia di attualità: «La odio: hai sei ore e finisci per annegare nei tuoi pensieri. Preferirei quella letteraria. Poi proverò il test alla Normale»

«La traccia di attualità, la odio: hai sei ore e finisci per annegare nei tuoi pensieri. Preferirei quella letteraria. Vorrei Montale o Pirandello, che mi affascina con l’umorismo e il non senso. Altrimenti Pavese e la non appartenenza. A volte mi ci ritrovo». Gaia Trivellato, 19 anni, milanese, studentessa al Berchet, dalla sua camera in Porta Romana fa i piani per il tema che sta per affrontare. Oggi la maturità riporta sui banchi 25 mila studenti milanesi.

Di studenti eccellenti il Berchet ne ha molti, ma la pagella di Gaia è un unicum: tutti 10. «Fino alla fine della terza media ero convintissima di fare lo scientifico, poi ho capito che amavo la grammatica, anche se sembra una cosa da fuori di testa — scherza Gaia, brillante e spiritosa —. E in effetti lo studio di declinazioni, coniugazioni, paradigmi mi ha affascinato. Quando capisci che tutto ha un senso, che parti da una radice e arrivi alla traduzione, è un percorso analitico. Quante cose ci sono in un solo verso di Virgilio!».
Dopo la terza media, sceglie il Berchet per il potenziamento Cambridge, che prevede l’insegnamento di alcune materie in inglese. «Studiare latino in inglese è proprio ciò che mi ha portato adesso a scegliere Lettere Antiche. Proverò il test alla Normale, tengo le dita incrociate, oltre alla preparazione ci vuole la “Tyche” (fortuna in greco)».



















































Ma come si conquistano tutti 10? «Le materie non mi piacciono tutte allo stesso modo, ma credo che non si possa ragionare a comportamenti stagni, diciamo che mi ha aiutato un po’ di curiosità generale. E quando una cosa l’ho compresa, anche in fisica o matematica, allora la sento mia. Non è un voto, è parte del mio bagaglio culturale». Nel biennio, magari, «ero un po’ esagerata, adesso sono meno giudice di me stessa», assicura. Lo studio? «In camera mia, ad alta voce. Carburo la sera, con la Luna fuori, come Leopardi. L’Ai? Una volta mi sono fatta interrogare sulle date ed è servito. E poi ascolto i consigli di mia nonna Adriana». Per rilassarsi passeggia per il quartiere ascoltando musica («Michael Jackson, ho appena visto il fim»), guarda film e serie tv in inglese o in tedesco «è più divertente cercare di capire cosa dicono».

Del Berchet ricorderà «la bellissima gita in Grecia che ci ha uniti come classe. E la cogestione, coi concerti rock in palestra».


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18 giugno 2026 ( modifica il 18 giugno 2026 | 10:33)