Firenze, 17 giugno 2026 – Il 18 giugno del 1470 è una data fondamentale per Sandro Botticelli, una data che avrebbe condizionato la storia dell’arte. Quel giorno infatti ricevette in via ufficiale l’incarico per dipingere la Fortezza, la sua prima opera su commissione pubblica di grande prestigio documentata. Gli venne commissionata da Tommaso Soderini, probabilmente con l’intento di sottrarre ai Pollaiolo un incarico di tale prestigio.
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L’inizio della sua carriera
Era l’inizio della sua fortunata carriera indipendente, che l’avrebbe portato a realizzare capolavori come la Primavera e la Nascita di Venere. Anche quest’opera, la Fortezza, si può ammirare agli Uffizi, dove è stato appena inaugurato un nuovo allestimento permanente degli spazi dedicati al genio fiorentino della pittura del Quattrocento. Un’intera parete è stata ripensata per accogliere e valorizzare appunto le celebri Virtù, ricollocate nelle loro cornici dorate ottocentesche, con particolare risalto dato alla Fortezza. La Venere e la Primavera in questo nuovo allestimento sono oggi esposte l’una di fronte all’altra, quasi a guardarsi negli occhi.
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Botticelli, il genio…burlone
Nelle sue Vite, Giorgio Vasari descrive Botticelli non solo come un grande e geniale artista, ma anche come un instancabile burlone. La sua bottega, dove tanti giovani allievi lavoravano come apprendisti, era luogo di continui scherzi. Se vogliamo avere testimonianza della vena goliardica del Botticelli, basta andare nella chiesa di Ognissanti a Firenze, e osservare con attenzione il famoso dipinto murale “Sant’Agostino nello studio” commissionatogli dalla famiglia Vespucci. Ebbene, si vede chiaramente un libro in cui si legge: “Dov’è fra Martino? É scaphato. E dov’è andato? É andato fuor dela Porta al Prato”. Questi versi sono riferiti alle ‘scappatelle’ del camerlengo del convento, scappato fuori dalle mura forse per evitare la vergogna dell’essere stato colto sul fatto.

Autoritratto di Botticelli, dettaglio della sua Adorazione dei Magi (Uffizi)
Lo scherzo del grande ‘masso’ su casa Botticelli
Ma c’è anche un altro episodio che vogliamo raccontarvi, contenuto nel libro ‘Burle Toscane’ (edito da Sarnus) di Franco Ciarleglio. In questa spassosa raccolta di scherzi e tiri mancini, ce n’è uno molto curioso intitolato ‘La vendetta di Botticelli’ e riferito appunto al grande artista, il quale aveva un vicino di casa che faceva di mestiere il tessitore, e che un bel giorno “pensò bene di installare direttamente in casa otto telai che faceva lavorare a tempo pieno, notte e giorno – scrive l’autore – senza curarsi del disagio e del frastuono che potevano provocare”. Botticelli, non potendone più, si recò dal vicino, chiedendogli, almeno durante la notte, di evitare quei rumori. Ma la rispostaccia del vicino fu secca: “In casa mia voglio e posso far quel che mi piace!”. Botticelli, come scrive Ciarleglio, rimase indispettito da quel suo fare arrogante, e rientrato a casa rimuginò a lungo sul da farsi fino a quando non escogitò un piano diabolico. “Cominciò a costruire un’impalcatura lungo il muro in comune che separava le due abitazioni. Poi andò a raccogliere, con l’aiuto di alcuni amici – scrive Ciarleglio – un enorme masso di pietra che issò sulla cima dell’impalcatura e lo sistemò sul muro divisorio. Il fatto era che il muro di casa Botticelli era più alto dell’altro e così ogni volta che il tessitore metteva in moto gli otto telai, le pareti delle case cominciavano a tremare, ma con loro traballava anche la grossa pietra che era sempre più instabile e che rischiava di crollare sul tetto del vicino e provocare danni ai macchinari e alle persone. Allarmato, il tessitore si recò a sua volta dal Botticelli per chiedere di mettere fine a questa pericolosa situazione e Sandro gli rispose di ripicca: “In casa mia voglio e posso far quel che mi piace!”.