La Conviviale del Panathlon Club Mondovì del 16 giugno, ospitata presso la Locanda del Castello di Rocca de’ Baldi, ha avuto come protagonista Alessia Biodo, che ha accompagnato soci e ospiti in un interessante viaggio alla scoperta del tennis inclusivo. Attraverso il racconto della propria esperienza, ha illustrato le caratteristiche del tennis in carrozzina e del tennis per ipovedenti e non vedenti, evidenziando come lo sport possa diventare uno straordinario strumento di integrazione, autonomia e crescita personale.

Passione, competenza e inclusione sono i valori che caratterizzano il percorso di Alessia Biodo, 28 anni, laureata in Matematica e istruttrice nazionale di tennis e tennis in carrozzina. Instancabile e sempre pronta a mettersi in gioco, da anni è impegnata nella promozione dello sport come strumento di crescita personale e integrazione sociale.
Giocatrice a livello nazionale e internazionale, Alessia Biodo ha costruito nel tempo una carriera ricca di esperienze sia sul campo sia fuori. Oltre all’attività agonistica, ha svolto il ruolo di arbitro per competizioni di tennis tradizionale e in carrozzina, maturando una conoscenza approfondita delle diverse sfaccettature di questa disciplina.
Attualmente opera presso il Michelin Sport Club di Cuneo, dove insegna a giocatori normodotati e con disabilità, promuovendo una visione dello sport fondata sull’inclusione e sull’accessibilità. Il suo lavoro richiede non solo competenze tecniche e didattiche, ma anche particolare attenzione agli aspetti organizzativi e relazionali che accompagnano la pratica sportiva adattata.

Nel tennis in carrozzina, ad esempio, è spesso necessario assistere gli atleti nelle fasi preliminari, come il trasferimento dalla carrozzina quotidiana a quella sportiva, progettata appositamente per il gioco. Attività che richiedono preparazione, sensibilità e grande attenzione alla sicurezza.
Tra i progetti più innovativi sviluppati da Alessia Biodo vi è quello dedicato all’insegnamento del tennis a persone ipovedenti e non vedenti. Questa disciplina adotta regole specifiche che consentono agli atleti di giocare in autonomia e sicurezza: le palline sono più grandi di quelle tradizionali e contengono un sonaglio che permette di individuarne la posizione attraverso il suono. Inoltre, in base alla categoria di appartenenza, la palla può effettuare fino a tre rimbalzi prima di essere colpita.

Anche il tennis in carrozzina prevede alcuni adattamenti regolamentari che ne favoriscono la pratica senza modificarne l’essenza. La principale differenza rispetto al tennis tradizionale consiste nella possibilità di lasciare rimbalzare la pallina due volte prima della risposta, consentendo una maggiore mobilità in campo e rendendo il gioco pienamente accessibile agli atleti che utilizzano la carrozzina sportiva.
Grazie a queste soluzioni e a metodologie di insegnamento mirate, il tennis diventa uno sport aperto a tutti, capace di offrire opportunità di crescita personale, socializzazione e benessere fisico.
La formazione accademica in Matematica ha contribuito a sviluppare in Alessia un approccio rigoroso e metodico, qualità che si riflettono anche nella sua attività di insegnamento e nella progettazione di percorsi sportivi inclusivi. A queste competenze si affiancano una grande energia e una determinazione fuori dal comune, che la portano a dedicarsi con entusiasmo a ogni nuova sfida.

Attraverso la sua esperienza come atleta, arbitro e tecnico federale, Alessia Biodo rappresenta oggi una figura di riferimento nel panorama del tennis inclusivo. Il suo impegno quotidiano contribuisce a diffondere una cultura sportiva che valorizza le capacità di ogni persona e supera le barriere fisiche e culturali.
Per Alessia Biodo il tennis non è soltanto una disciplina sportiva, ma uno strumento di integrazione, autonomia e partecipazione. Una missione che porta avanti ogni giorno con passione, competenza e instancabile dedizione, rendendo lo sport sempre più accessibile e inclusivo.