Firenze, 19 giugno 2026 – “Mi ha violentata in casa mia”. È il racconto choc che una ragazza straniera ha fatto prima ai medici di Careggi e poi agli agenti di polizia. I fatti risalgono ad alcune sere fa: la trentenne sarebbe arrivata al pronto soccorso in stato di choc, spiegando di essere stata stuprata nel suo appartamento in centro da un uomo che conosceva. Sulla vicenda sono in corso accertamenti da parte della squadra mobile di Firenze.
La telefonata dell’uomo
Secondo quanto emerso, la giovane, a Firenze per motivi di studio, avrebbe ricevuto una chiamata sul suo cellulare nel cuore della notte. Dall’altra parte della cornetta, un uomo (fiorentino di 40 anni) sua vecchia conoscenza.
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La richiesta di usare il bagno, poi gli abusi
Rimane ancora da capire la natura dei rapporti che in passato sono intercorsi tra i due. Secondo il racconto della ragazza, si erano frequentati per un periodo di tempo, poi – alcuni mesi fa – era stata lei a troncare la relazione. Fatto sta che la giovane, svegliata nel cuore della notte, acconsente alla richiesta dell’uomo di poter salire nella sua abitazione per usare il bagno. Una volta all’interno della casa, però, il 40enne avrebbe aggredito la giovane, abusando di lei nonostante i continui rifiuti.

L’ingresso dell’ospedale Careggi di Firenze
La ragazza in stato di choc portata a Careggi
Minuti di paura e violenza. L’uomo si è poi allontanato dall’appartamento, lasciando la ragazza in uno stato di profondo choc. Poche ore dopo la giovane ha fatto ingresso all’ospedale di Careggi. Dopo le prime visite, dalle quali sono emersi chiari segni di violenza sessuale, sono scattate le procedure per i casi di codice rosa: i medici hanno così chiamato le forze dell’ordine. Sul posto una volante della polizia. Gli agenti hanno raccolto la denuncia della giovane. E il caso è finito sulla scrivania del pm di turno.
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Toccherà ora agli investigatori della squadra mobile di via Zara fare chiarezza su un caso che ha ancora molte zone d’ombra. Come spesso accade, la chiave di volta potrebbe trovarsi nei cellulari dei due, e nelle telecamere di videosorveglianza della zona, utili per ricostruire gli attimi prima della presunta aggressione.
