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Sugar 2 è su Apple TV: Colin Farrell torna nei panni dell’investigatore privato che guarda i classici noir e, questa volta, si innamora.

C’È CHI SI RILASSA CON UN BUON BICCHIERE DI VINO. E chi, come John Sugar, facendo il tour turistico degli Studi Paramount a ripetizione. Perché è da lì, dalla storia del cinema che Sugar ha imparato a conoscere gli umani. Nella seconda stagione della serie tv dal 19 giugno su Apple TV, l’investigatore fa un deciso ulteriore passo nell’assimilarsi all’umanità: sperimenta il desiderio.

Come è finita la prima stagione di Sugar

La serie Apple Tv+, creata da Mark Protosevich con Colin Farrell protagonista e produttore esecutivo, riparte esattamente dove la prima aveva lasciato. Con un alieno solo, senza rete di protezione, ancora in cerca della sorella scomparsa e fissato con i noir della Hollywood classica, a cui si ispira e che gli servono per capire le situazioni. Ma questa stagione va anche molto più in là. Più humour, più Los Angeles vera, più personaggi. E, per la prima volta nella storia della serie, qualcosa che somiglia pericolosamente all’amore.

Sugar 2 foto ufficio stampa apple

Colin Farrell veste ancora i panni di John Sugar nella seconda stagione di Sugar, in streaming ogni venerdì su Apple Tv

Sugar 2: quando esce in streaming, quanti episodi sono e quanto durano

La seconda stagione di Sugar è disponibile in esclusiva su Apple Tv dal 19 giugno 2026, con un nuovo episodio ogni venerdì fino al 7 agosto: 8 in tutto, ciascuno da circa 60 minuti. A guidare la stagione è il nuovo showrunner Sam Catlin, già scrittore della prima stagione e nome noto ai fan di Breaking Bad, che ha portato con sé una visione più ironica e più radicata nella Los Angeles contemporanea. «Se guardate il suo lavoro su Breaking Bad», spiega la produttrice esecutiva Audrey Chon, «c’è un senso dell’umorismo e una leggerezza molto specifici. Questa volta volevamo esplorare il ventre della bestia».

Sugar 2 foto ufficio stampa apple

Una scena di Sugar 2

La trama di Sugar 2: un pugile scomparso, una cospirazione e l’alieno sempre più umano

Alla fine della prima stagione, tutti i compagni di Sugar erano stati richiamati sul pianeta d’origine. Lui aveva scelto di restare, determinato a scoprire cosa fosse successo alla sorella Djen. Ora si ritrova solo, in un hotel di Los Angeles, senza più nessuno su cui contare. È in questo vuoto che arriva una nuova richiesta di aiuto. Danny Moon, giovane pugile coreano-americano, cerca disperatamente il fratello maggiore Ji, sparito nel nulla dopo essere finito in guai misteriosi. Sugar accetta il caso e si ritrova invischiato in una cospirazione che attraversa il dipartimento dello sceriffo, i quartieri più nascosti della città e le ambizioni frantumate di due ragazzi rimasti soli al mondo dopo la morte della madre. Al centro di tutto, ancora una volta, c’è lui: un essere di un altro pianeta che diventa sempre più umano a ogni caso che risolve. E che questa stagione si trova per la prima volta a fare i conti anche con il desiderio. Che il volto di Charlotte.

Il cast di Sugar 2: chi sono i nuovi personaggi

Colin Farrell è ancora John Sugar, con i suoi 14 abiti sartoriali e la sua capacità di muoversi tra violenza e tenerezza. Ma la seconda stagione costruisce intorno a lui un cast completamente nuovo, che rispecchia la Los Angeles multiculturale e sfaccettata che fa da sfondo alla storia.

Jin Ha è Danny Moon, il pugile che ingaggia Sugar, preparato con mesi di allenamento sul ring. Raymond Lee è Ji, il fratello scomparso, problematico e autodistruttivo: «Ji non vuole creare il caos. Ma cerca la tensione, il brivido», racconta Lee. Tony Dalton (il Lalo Salamanca di Better Call Saul) è lo sceriffo Ray Vega, antagonista sfaccettato e imprevedibile: «Non il cattivo da manuale», spiega Chon. «Ma qualcuno di complicato e colorato». Sasha Calle è Val, truffatrice con un passato difficile che Sugar incontra mentre gli sta rubando la macchina e che diventa la sua prima alleata. Tra le guest star c’è Shea Whigham nei panni di Tom Flybjerg, vecchio confidente di Sugar. Tornano, in ruoli più brevi, Mireille Enos nei panni di Djen, la sorella scomparsa. E James Cromwell nel ruolo del produttore hollywoodiano Jonathan Siegel.

Sugar 2 foto ufficio stampa apple

Laura Donnelly è la misteriosa Charlotte, new entry della seconda stagione

Laura Donnelly, la femme fatale di Sugar 2: «Charlotte non dipende da nessuno»

La vera novità, però, è Charlotte Fischer. Interpretata da Laura Donnelly, irlandese, grande interprete teatrale che vanta un premio Olivier e due candidature ai Tony. Charlotte è una donna d’affari affascinante e moralmente elastica, ospite dello stesso hotel di Sugar. Per la prima volta nella serie, qualcuno riesce a far vacillare le regole ferree con cui l’alieno ha sempre tenuto a distanza i sentimenti umani. «Per la prima volta Sugar fa esperienza del desiderio romantico, dell’attrazione, del languore», dice Farrell. «E poi, quando lo esprime, arrivano tutte le speranze, le gioie e i dubbi che ne conseguono». Lo showrunner Sam Catlin ricorda il momento in cui ha visto i due sullo schermo insieme per la prima volta: «È stato semplicemente fantastico. Ed è stato bello scrivere per Sugar una relazione che non fosse in alcun modo transazionale, una via di fuga dal resto». In esclusiva per Style, Donnelly racconta che cosa l’ha convinta ad accettare il ruolo. «Quello che ho amato di Charlotte, prima di tutto, sono stati i costumi», ride. «Ogni singola cosa che ho provato me ne sono innamorata. Ma quello che mi ha davvero conquistato è stata la sua indipendenza. Una donna che esiste semplicemente come se stessa. Lavora, viaggia, soggiorna in questi hotel e ha un senso di sé solidissimo. Non dipende da nessuno». Un tipo di personaggio che il noir ha sempre saputo ospitare meglio di altri generi.

Non è un caso che Donnelly abbia attinto ai film che l’hanno formata: Il grande sonno, Angoscia, Il verdetto. Tutti film di cui vediamo spezzoni nella serie. Partendo da loro ha costruito il modo in cui Charlotte si muove, guarda, parla. «C’è un certo modo di stare dentro al corpo che hanno tutte quelle donne. Si infiltra dentro di te nel corso degli anni, se sei cresciuta guardando quei film». Anche i dettagli visivi contano: gli occhiali di Charlotte sono uno di quei tocchi che rimandano direttamente all’estetica del noir classico. La collaborazione con la costumista Christie Wittenborn e con il team trucco ha fatto il resto. «È stata assolutamente una cosa collettiva», dice Donnelly.

Charlotte non è né buona né cattiva, e questo è esattamente quello che la rende interessante. «Ha i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue convinzioni. Si muove nel mondo interamente come se stessa. Un personaggio che fosse solo una cosa o solo l’altra non sarebbe molto stimolante da recitare». La sua storia si svolge quasi interamente all’interno dell’hotel, in quella piccola bolla che lei e Sugar costruiscono insieme, separata dalle altre linee narrative della stagione. Un isolamento che Donnelly ha vissuto anche nella realtà, durante le riprese: era sola a Los Angeles, lontana dalla famiglia, in una città e in un ambiente professionale del tutto nuovi. «C’era un parallelo con quello che stava vivendo il mio personaggio», ammette, «e questo è sempre d’aiuto». L’altra ragione del sì – «facilissimo», precisa – è Colin Farrell: «Quando ce l’hai di fronte in ogni scena, non puoi chiedere di più. E poi, tra irlandesi ci capiamo al volo».

Sugar 2 foto ufficio stampa apple

Colin Farrell e Laura Donnelly

La recensione della seconda stagione di Sugar: Rita Hayworth e Bogart guest star

Poteva essere una disastro. Perché una volta scoperto il suo segreto, il rischio di sbagliare trama, tono e sceneggiatura era molto alto. Invece, Protosevich e Catlin sono riusciti a non fare errori. Regalandoci la stessa atmosfera della prima e una storia accattivante che trascende “il caso” da investigare. L’umanizzazione di Sugar è il fulcro di questa seconda stagione. E Colin Farrell fa un lavoro strepitoso per mostrare il lento ma inesorabile cambiamento del personaggio. Che non smette di guardare i film noir classici (che belli gli inserti, da Rita Hayworth in Gilda a Humphrey Bogart in Il grande sonno) e di cercare se qualcuno della sua specie è ancora sulla Terra. Di osservare noi e il mondo provando a capirci, in mezzo a una Los Angeles multirazziale fotografata con colori scarichi e suggestivi. La solitudine di Sugar non provoca pietà, ma empatia. Quella che il detective riconosce nell’umanità.

Il finale di Sugar 2: appuntamento alla terza stagione

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Niente spoiler, ma il finale è volutamente aperto: appuntamento alla terza stagione.