Il difensore di Psg e Marocco, in campo stanotte contro la Scozia, dopo la decisione relativa a fatti avvenuti nel febbraio 2023: “Attendo il processo con impazienza”

19 giugno – 12:30 – BOSTON

Alle 9 di mattina italiane, le 3 di notte a Boston, Achraf Hakimi ha annunciato di essere stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale a una donna di 24 anni, il cui nome non è mai stato reso pubblico. La decisione è di ieri. I fatti invece risalgono al febbraio 2023 e l’inchiesta è durata oltre tre anni. Alla fine non si è conclusa con il proscioglimento, come il calciatore si aspettava: la sezione investigativa della Corte d’Appello di Versailles (Yvelines) ha confermato che il giocatore del Psg sarà processato dal tribunale penale dipartimentale degli Hauts-de-Seine. “La giustizia – ha scritto Hakimi su Twitter stamani – mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Se non fossi famoso, non ci sarebbe mai stata un’inchiesta’. Ho scelto di tacere per anni. Ho pensato che rimanere degno, essere paziente e avere fiducia nella giustizia avrebbe permesso che venissero prese le giuste decisioni. Oggi, una storia che non è la mia viene raccontata a scapito della mia famiglia, della mia vita e soprattutto della verità. A volte ho la sensazione di essere diventato un bersaglio facile. Aspetto questo processo dal primo giorno. E ora lo aspetto con impazienza. Finalmente, potrò parlare”. Frasi pesanti anche perché arrivano alla vigilia della gara di stasera (il via a mezzanotte italiana contro la Scozia, la seconda del girone dopo il pari del Marocco contro il Brasile). 

MBAPPE’ TESTIMONE—  

A Rmc Sport ha parlato l’avvocata che difende l’esterno del Psg, Fanny Colin: “La moltitudine di elementi a discarico rivelati dall’inchiesta avrebbe, in qualunque altra vicenda, condotto alla pronuncia di un non luogo a procedere. La difesa di Achraf Hakimi deplora che non siano state tratte le conseguenze dalle contraddizioni e dalle menzogne della parte civile (la ragazza coinvolta, ndr), dalle sue dissimulazioni all’autorità giudiziaria, dalle sue ostruzioni alla manifestazione della verità e ancora dalle sue perizie psicologiche che attestano la sua ambivalenza e la sua assenza di lucidità sugli eventi che ha denunciato. Ora è con impazienza che il signor Achraf Hakimi attende il suo processo per poter finalmente esprimersi pubblicamente sull’accusa falsa di cui è oggetto”. Prima di giocare la finale di Champions League con il Psg e di volare negli Stati Uniti al Mondiale, il 22 maggio, Hakimi si era presentato di persona davanti alla Corte d’Appello di Versailles per chiedere l’archiviazione del caso, dopo che un giudice istruttore ne aveva disposto il rinvio a giudizio il 24 febbraio, ma evidentemente non è stato sufficiente a chiudere la questione come avrebbe voluto. Sarà dunque la corte penale dipartimentale degli Hauts-de-Seine a decidere se quella sera del 2023 ci fu violenza o no. La ragazza, subito dopo i fatti, si era confidata con uno dei suoi amici più cari e aveva parlato di violenza sessuale. Nell’udienza in tribunale Kylian Mbappé dovrebbe essere citato come testimone. Le parole del capitano della Francia sono già agli atti perché prima ha inviato un documento scritto e firmato nel quale spiegava la versione che l’amico gli aveva raccontato in due telefonate per descrivergli l’accaduto. Poi l’ha ulteriormente spiegata sottolineando che Hakimi gli aveva parlato di “carezze nelle parti intime” e che “in nessun momento ha percepito alcun rifiuto da parte della giovane donna”. 

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I FATTI—  

Diverse la versione e i sentimenti della controparte. “La camera istruttoria ha stabilito che vi sono prove sufficienti contro Hakimi per aver commesso lo stupro. Questa decisione è perfettamente coerente con le prove del caso e in linea con i pareri del pubblico ministero, del giudice istruttore e dell’avvocato generale della Corte d’Appello. Sei giudici hanno quindi stabilito che i numerosi elementi incriminanti giustificano l’incriminazione di Achraf Hakimi dinanzi al Tribunale penale dipartimentale per stupro”, ha osservato Rachel-Flore Pardo, avvocata della querelante. “Dopo oltre tre anni di battaglie legali, dopo essere stata calunniata e trascinata nel fango dalla difesa di Hakimi, questa decisione porta sollievo e speranza alla mia cliente. Sollievo per essere stata ascoltata dalla giustizia e per avere diritto a un processo. Speranza che questo processo possa aiutare altre donne e scalfire ulteriormente la fortezza della negazione e dell’impunità che circonda la violenza sessuale, persino nel mondo del calcio maschile”. I fatti in questione risalgono al 25 febbraio 2023 quando, intorno alle 17, una donna si è recata alla stazione di polizia di Nogent-sur-Marne (Val-de-Marne) e ha denunciato di essere stata violentata dal difensore del Psg la sera precedente, senza però voler sporgere denuncia. Tuttavia, la procura di Nanterre ha aperto un’indagine d’ufficio. L’indagine ha accertato che il calciatore aveva conosciuto la giovane donna su Instagram il mese precedente. Dopo aver rifiutato diversi inviti a incontrarlo, soprattutto in luoghi pubblici, la ragazza aveva finalmente accettato di incontrarlo a casa di Hakimi. Quella sera, l’incontro c’era stato alle 1,17 del mattino e la ragazza si è fermata a casa del marocchino un’ora. Durante quell’ora, il calciatore avrebbe tentato di aggredirla sessualmente. Nella versione della donna c’è scritto che Hakimi l’ha prima baciata e poi ha tentato di toccarle il seno e i glutei. Nonostante il suo rifiuto, ha aggiunto che il calciatore ha continuato le sue avances, costringendola a cavalcarlo prima di penetrarla digitalmente. “Si è comportato come un animale, non ha mostrato alcuna tenerezza, sembrava disperato per il sesso”, ha dichiarato durante l’udienza. Infine, ha lasciato l’abitazione intorno alle 2:21 del mattino, adducendo impegni di lavoro. Hakimi, che nel marzo 2023 era stato lasciato dalla moglie (l’attrice Hiba Abouk), aveva replicato nel gennaio 2025 negato questa versione dei fatti: ha menzionato solo baci consensuali e una carezza “sulla parte bassa della schiena con il suo consenso”. “So che questa accusa è falsa. Mi sento tranquillo e sono concentrato su ciò che verrà. Lascio la questione nelle mani dei miei avvocati e della giustizia”. Fino a ieri quando è arrivato il rinvio a giudizio. Poi lo sfogo sui social e quando inizierà il processo (tra alcuni mesi), lo scontro in aula tra accusa e difesa.