Oltre 1.500 delegati da 60 Paesi per la 44ª edizione di Velo-city. Con i campioni del ciclismo protagonisti del dibattito su mobilità sostenibile, salute e qualità della vita nelle città del futuro
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20 giugno – 14:08 – MILANO
Rimini: la dolce vita, il Grand Hotel, la Palata, il cinema Fulgor, Borgo San Giuliano con i suoi murales, echi di Federico Fellini in ogni metro di strada. Nella città del maestro del cinema italiano si è svolta la 44ª edizione di Velo-city, il summit mondiale della ciclabilità, tornato in Italia dopo il 1991. La European Cyclists’ Federation ha scelto la città romagnola per la sua capacità di orientarsi verso la mobilità sostenibile, trasformandosi in un luogo vivibile e salutare. Siamo davanti a un passaggio epocale: la bicicletta e lo stile di vita che rappresenta sono usciti dalla nicchia, non sono più riservati agli appassionati, ma stanno diventando pop. Ora questa moda e questa passione devono diventare strategia territoriale, trasformarsi in sviluppo concreto. E appoggiarsi su un’economia solida. Eventi come Velo-City dimostrano l’importanza di questa tendenza che poggia su numeri solidi.
campioni—
Sono arrivati più di 1.500 delegati da oltre 60 paesi, con l’intento di scambiarsi storie, conoscenze, visioni, e di accendere nuove idee: c’erano le amministrazioni, i politici, il mondo accademico e le aziende di settore. E c’erano, per la prima volta, anche i campioni che hanno illuminato decenni di ciclismo e che adesso con il loro esempio promuovono la bicicletta come modo di vivere in salute, a qualsiasi età. C’era Francesco Moser, che proprio il 19 giugno ha compiuto 75 anni. “Continuo ad andare in bici tutti i giorni, ma quando devo andare a vedere le vigne, in salita, uso la e-bike, non è mica una vergogna”. C’era Mara Mosole, la sua compagna, che è stata campionessa quando il ciclismo femminile non era trainante come oggi, racconta che “alle donne si chiede sempre di più, ma lo dico anche da mamma: fare sport aiuta a stare bene, mio figlio ha scoperto di avere una patologia facendo ciclismo, così ha potuto curarsi”. E poi Claudio Chiappucci e Gianni Bugno, che hanno trasformato quella che su strada è stata una rivalità leggendaria in un’amicizia vera, di quelle che ti cambiano la vita. “Correre contro Pogacar? Mi piacerebbe, sì. Di sicuro non lo lascerei andare senza lottare”, dice il Diablo. “Perché no. Ho corso contro Indurain, e qualche volta ho anche vinto”, ride Bugno. In estasi i delegati giapponesi venuti a Rimini in avanscoperta: il prossimo anno saranno loro a organizzare Velo-City a Matsuyama, dal 25 al 28 maggio.
movimento e prevenzione—
A portare i campioni immortali del nostro ciclismo a Rimini è stato il presidente della Lega Ciclismo Professionistico Roberto Pella, e l’occasione è stata la giornata organizzata a Velo-City da Novo Nordisk, azienda farmaceutica fondata nel 1923 in Danimarca, impegnata nella lotta contro le malattie croniche non trasmissibili come il diabete e l’obesità, ma pure contro le malattie del sangue e le malattie endocrine rare. Novo Nordisk è nota nel mondo del ciclismo per avere lanciato nel 2008 la prima e unica squadra di ciclismo composta da corridori con diabete di tipo 1, nata per “ispirare, educare, dare possibilità” ai malati nel mondo. Oggi in Italia un adulto su tre convive con una malattia cronica come diabete e obesità, l’80 per cento della popolazione non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e il 35 per cento è totalmente sedentario. Un’attività fisica costante può cambiare la vita di queste persone. Come quella di quanti – sono oltre il 55 per cento della popolazione mondiale – oggi risiedono in aree urbane e subiscono un peggioramento costante dello stile di vita. Un cane che si morde la coda, perché il peggioramento dello stile di vita ha a sua volta un impatto diretto e allarmante sull’aumento delle patologie. Riconoscere questa emergenza, promuovere la prevenzione, trasformare le città in luoghi più sani, favorire il movimento non è più solo una scelta urbanistica, ma una necessità sanitaria. Ecco perché Novo Nordisk era presente a Rimini. Con esempi in carne e ossa: Jacopo Colladon, 23 anni, laziale di Marino, ha scoperto di avere il diabete di tipo 1 a 13 anni, e la bici è diventata la sua nuova vita. “Certo, sapevo della Novo Nordisk ma non pensavo che mi avrebbero preso. Attraverso il ciclismo spero di riuscire a dimostrare che il diabete non pone limiti alle ambizioni o al potenziale di una persona. Mi auguro che la nostra squadra possa essere una speranza e un punto di riferimento per chi convive con una malattia cronica, soprattutto coloro che stanno affrontando una diagnosi recente”. Il campionato italiano sarà la prossima corsa di Jacopo. Al suo fianco l’americana Becky Furuta, ex ciclista élite, che ha scoperto di avere il diabete a 28 anni, quando aspettava il suo secondo figlio. “Il movimento è uno strumento per la salute, la fiducia in se stessi e la qualità della vita”.
bici in comune—
I dati sui più giovani confermano l’urgenza del tema: in Italia il 34 per cento dei bambini non dedica più di un giorno a settimana ad attività motorie strutturate. E questa diffusa inattività rappresenta proprio una delle cause principali del continuo aumento delle malattie croniche non trasmissibili. “Lo sport, e in particolare il ciclismo, riveste un ruolo importante: dalla creazione del Team Novo Nordisk, all’esperienza come Official Health Partner della Coppa Italia delle Regioni, fino alla collaborazione a livello internazionale con la Federazione Europea dei Ciclisti. Questo non solo perché si tratta di uno sport di grandi valori, ma anche perché emblema di un modello di vita attivo nel rispetto dell’ambiente, in linea con la nostra visione e il nostro impegno nella promozione di stili di vita sani per prevenire le malattie”, ha detto Marco Salvini di Novo Nordisk Italia. L’iniziativa dell’azienda nata in Danimarca rientra sotto il programma globale Cities for better Health. “La mobilità ciclistica rappresenta un vero e proprio strumento di rigenerazione urbana e sociale”, ha spiegato Pella, che è anche sindaco, vicepresidente ANCI e delegato a Sport, Politiche Giovanili e Aree interne. “Come ANCI siamo fortemente impegnati affinché tutte le realtà urbane e comunali possano essere pronte ad accogliere una mobilità più attiva e sostenibile. Progetti come “Bici in Comune” sono l’esempio concreto di come investire in piste ciclabili e infrastrutture, bike sharing e intermodalità, ciclofficine e ciclovie turistiche permetta ai comuni italiani di migliorare la sicurezza stradale e ridurre il traffico, promuovendo al contempo uno stile di vita sano, inclusivo e rispettoso dell’ambiente, oltre che nuove destinazioni e modelli di sviluppo”.
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