L’ex portiere inglese: “L’arbitro non volle ammettere l’errore: lui e il guardalinee furono gli unici in tutto lo stadio a non vedere il tocco”
Oscar Maresca
20 giugno 2026 (modifica alle 13:33) – MILANO
English version
Peter Shilton non ha mai perdonato Maradona. L’ex portiere dell’Inghilterra, oggi 76enne, evita le domande che riguardano Diego. Tutte le volte che si parla di quel 22 giugno 1986 allontana il discorso e scuote la testa. In carriera ha giocato oltre 1300 partite vincendo tutto: due Coppe dei Campioni consecutive e un titolo in Premier con il Nottingham Forest guidato da Brian Clough. È stato il giocatore ad aver collezionato più gare con la sua nazionale (125), partecipando a tre Mondiali: da Spagna ’82 a Italia ’90. Insieme a Barthez è pure il portiere che ha totalizzato il maggior numero di sfide senza subire gol nella storia della competizione (10). “Vorrei essere ricordato per i traguardi raggiunti, non per aver subito quella rete con la mano da Maradona”. Shilton ha tolto i guanti nel 1997, a quasi 48 anni, sprofondando nel baratro della dipendenza da gioco d’azzardo. “Ho nascosto i problemi a chiunque fosse al mio fianco. Le scommesse hanno distrutto le mie finanze, le relazioni, la mia autostima. Per molto tempo ho pensato che non ce l’avrei fatta. Se sono uscito dal tunnel, il merito è di mia moglie Steph”.
Shilton, come sta adesso?
“Ho affrontato un lungo percorso di recupero e dal 2013 ho chiuso con il gioco d’azzardo. Da qualche mese, insieme a mia moglie Steph, abbiamo fondato l’organizzazione benefica Shiltons’ Silverlining: aiutiamo le persone con dipendenza dalle scommesse e offriamo supporto anche ai loro familiari. In Inghilterra stiamo organizzando tantissimi incontri per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema”.
Quando si è reso conto di aver toccato il fondo?
“Ero rimasto da solo, senza soldi. Il gioco è come una droga, sei dipendente dall’euforia, dalla vincita. Perdi tutto e non ti fermi. Grazie a mia moglie Steph posso dire di essere guarito”.
Ero rimasto da solo, senza soldi. Il gioco è come una droga, sei dipendente dall’euforia, dalla vincita. Perdi tutto e non ti fermi”
Shilton sulla dipendenza dal gioco d’azzardo
Lei è cresciuto ammirando una leggenda tra i pali come Gordon Banks.
“Avevo 16 anni quando lui vinceva il Mondiale ‘66. Quell’incredibile parata su Pelé in Messico ’70 resterà nella storia. Mio padre aveva un negozio di frutta e verdura, io da piccolo mi divertivo a lanciare il pallone sul muro e a riprenderlo. Quando ho iniziato nelle giovanili del Leicester mi allenavo in un parcheggio all’esterno del vecchio stadio di Filbert Street. Non avevo i guanti, usavo quelli di stoffa”.
Il futuro capitano della nazionale inglese ha iniziato a tuffarsi sul cemento.
“E senza protezioni. Sono cresciuto in strada, giocando al parco insieme agli amici. La voglia di non mollare ha fatto la differenza. I portieri non vanno giudicati per quante parate fanno in una gara, ma per il numero di errori che commettono”.
Il 22 giugno 1986, nei quarti contro l’Argentina al Mondiale in Messico, crede di aver sbagliato qualcosa?
“Assolutamente no. Quando sull’errore di Hoddle il pallone viene verso di me, corro subito in area e salto per allontanarlo di pugno. Ero sicuro di riuscirci, sono partito prima di Maradona. Poi l’ho visto saltare e alzare la mano per anticiparmi”.
Ha subito protestato, insieme a tutti i suoi compagni, correndo verso l’arbitro tunisino Ali Bin Nasser.
“Il direttore di gara e i suoi assistenti sono stati gli unici in quello stadio a non aver visto il tocco con la mano di Maradona. Ero sotto shock. L’arbitro si è rifiutato di ammettere l’errore”.
Pochi minuti dopo, Diego inventa il gol del secolo dribblando mezza squadra inglese.
“È uno dei più belli mai realizzati nella storia del calcio, devo ammetterlo”.
Ha mai perdonato Maradona per la Mano di Dio?
“Dopo quella partita non ci siamo mai più visti né sentiti. Se fosse ancora vivo immagino che tra noi le cose non sarebbero cambiate. Ci hanno offerto centinaia di migliaia di euro durante uno degli ultimi Mondiali per organizzare un incontro e filmarlo in esclusiva. Abbiamo rifiutato. Ma una cosa ci tengo a dirla”.
La mano di Diego? Sono partito prima di Maradona. Poi l’ho visto saltare e alzare la mano per anticiparmi. Ero sotto schock. L’arbitro si è rifiutato di ammettere l’errore”
Shilton sul gol di mano di Maradona
“Nonostante tutto, mi dispiace per quello che gli è successo. Se n’è andato troppo presto, aveva ancora tanta vita davanti. Non meritava una fine così”.
Con il Nottingham ha vinto due Coppe dei Campioni e un titolo in Premier quando non esisteva neppure il preparatore dei portieri.
“Tra i pali ero sicuro delle mie capacità. Ho avuto la fortuna di affrontare sia Pelé che Maradona, due dei migliori giocatori del secolo scorso. Sono stati gli unici avversari in carriera capaci di mettermi in difficoltà”.
La sua ultima partita con la nazionale è la finale per il terzo posto persa contro l’Italia al Mondiale ’90.
“Ho ricordi bellissimi delle partite contro gli azzurri, mi è sempre piaciuto sfidare l’Italia. Per quel torneo eravamo in ritiro in Sardegna, sfidammo il Cagliari di Ranieri in amichevole. In campo c’era Zola, Lineker e Gascoigne restarono in panchina per scelta di Bobby Robson. Presto mi piacerebbe tornare in Sardegna”.
Shilton, lei l’ha soltanto sfiorato. Questa Inghilterra, invece, può tornare a vincere il Mondiale?
“Tutti sogniamo di esultare per la vittoria di quel trofeo che manca dal 1966. Ero un grande fan di Southgate, adesso c’è Tuchel. Il nuovo allenatore ha una missione difficile, ma sono sicuro che farà bene. Noi britannici non perdiamo mai la speranza”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA