di
Adriano Arati
Al piazzale del centro commerciale I Petali l’installazione “Whisperig Mountains”: i visitatori possono dialogare con l’intelligenza artificiale
Traslocano da Bologna a Reggio Emilia le grandi montagne gonfiabili che nel dicembre scorso hanno tanto fatto parlare di loro. Realizzate da Nimrod Weis, referente del collettivo australiano Eness, erano state posizionate in piazza Maggiore come allestimento per il periodo natalizio, suscitando parecchie polemiche sull’aderenza al tema festivo.
Presentato in Nuova Zelanda
L’opera proposta a Bologna era “Iwagumi-Dismisura”. Ora, si passa a Reggio Emilia, al piazzale del centro commerciale I Petali, con l’installazione immersiva “Whisperig Mountains”, sempre seguito da Nimrod Weis per Eness. Presentato per la prima volta in Nuova Zelanda, il nuovo percorso ispirato alla catena Remarkables di Queenstown, in Nuova Zelanda approda per la prima volta in Europa, a poche decine di chilometri dalla sede del tanto discusso predecessore.
Sarà visitabile e fruibile appena fuori da I Petali sino al 26 luglio prossimo. Anche fruibile, perché non si parla di una già complessa installazione composta da sculture gonfiabili giganti dal forte impatto scenografico, quanto piuttosto di una creazione artistica interattiva che coinvolge i visitatori dialogando tra intelligenza artificiale, natura e spiritualità.
Il rapporto di Weis con l’IA
«Mi piace l’idea che la natura ci parli, quindi quando vai in viaggio il modo in cui ti senti immerso nella natura e come essa possa comunicare con te. Da questa idea è nato “Whispering Mountains”.
Le montagne sono semplicemente forme meravigliose. Ce ne sono di tantissimi tipi, immagino, ma sono tutte così pittoresche», racconta l’ideatore Nimrod Weis. «La montagna è uno spazio verso cui si viaggia per cercare risposte, nasce anche dai ricordi dei miei viaggi quando il viaggio era un modo per capire chi fossi davvero», aggiunge.
La grande curiosità riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, pensata per rendere dialoganti le “montagne”. Noi, spiega Weis, «non siamo né contro né a favore dell’AI. Piuttosto stiamo ponendo una domanda e cercare di capire quale risposta possa darci l’AI. Se sia davvero capace di raggiungere un pensiero profondo, qualcosa che possa avere un significato reale e rilevante per noi esseri umani».
I dubbi rimangono però: «L’intelligenza artificiale è sinceramente una tecnologia complessa, probabilmente la più impegnativa che abbiamo mai affrontato, una tecnologia capace di raccontare la sua storia, la propria “canzone” e credo che questa consapevolezza è parte di ciò che esploriamo in questa opera», riflette Weis.
E ricorda: «abbiamo sempre unito arte e tecnologia combinando questi due linguaggi. Il “Sacro Graal” è sempre stato quello di creare un’opera senziente, capace di riconoscere la nostra esistenza come esseri umani. In questo progetto cerchiamo di esplorare proprio questa idea, trasformando le montagne in entità senzienti, quasi vive».
La scelta del luogo
Si parla di montagne, di natura, e poi si sceglie un centro commerciale contemporaneo, tutto cemento e acciaio. Un luogo forse anche più anomalo di piazza Maggiore.
Perché? «Credo che quest’opera possa parlare alle persone su livelli molto diversi a seconda di chi l’osserva. Questo il punto di partenza e da qui la scelta della collocazione. Un bimbo, per esempio, potrebbe semplicemente essere affascinato dalle creature, dal modo in cui sbattono gli occhi, fanno l’occhiolino e interagiscono con lui. Gli adulti, invece, potrebbero vivere un’esperienza molto più profonda».
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20 giugno 2026
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