di
Alice D’Este
L’invito è arrivato con un video da parte del parroco della chiesa: «Alla Cita, l’alterità non è un concetto da elaborare in scena è la condizione ordinaria di chi ci vive. E se il teatro fosse anche qui?»
Willem Dafoe non sapeva cosa fosse la Cita. Non ne aveva mai sentito parlare del quartiere- frontiera di Marghera (Venezia). Ma ha voluto andarci lo stesso, invitato da don Nandino Capovilla, il parroco della chiesa . E se ne è innamorato a tal punto da pensare ad un futuro di Biennale proprio qui. La conferenza stampa del prossimo anno della Biennale teatro, ad esempio, o uno spin off. Ancora non ha deciso in modo definitivo. Ma qualcosa sicuramente il prossimo anno alla Cita ci sarà. Nel progetto teatrale del direttore della Biennale teatro, infatti, ci sono (anche) le periferie. Il tema di questa edizione della Biennale Teatro – ALTER -NATIVE – risuona dunque in modo particolare qui, nel quartiere dormitorio di Marghera, nato proprio così, per gli operai che lavoravano poco lontano. Alter, come altro, diverso, plurale. Nativo come chi abita un luogo, chi lo costruisce con il corpo ogni giorno. La Biennale unendo queste due parti si interroga dunque su ciò che di un luogo non è nativo ma, allo stesso tempo lo abita, lo rende vivo. «Alla Cita, l’alterità non è un concetto da elaborare in scena – spiega don Nandino – È la condizione ordinaria di chi ci vive. Da questa consapevolezza nasce il nostro invito al direttore artistico della Biennale Teatro».
L’invito alla Cita
«Lo abbiamo invitato con un video in cui in una sorta di breve viaggio in auto si vede la Cita in tutti i suoi spazi, i palazzoni, i giardini ma anche i luoghi di comunità – racconta don Nandino Capovilla -e gli abbiamo lanciato una proposta». «E se il teatro fosse anche qui? – si sente dire nel video -qui non c’è un palco, solo corpi vivi, terra, animali, relazioni, persone considerate scarti che ogni giorno costruiscono una comunità. Le nostre risposte si trovano qui, e se anche questo diventasse ALTER NATIVO? Willem vuoi venire a conoscerci?». Lui non ha avuto dubbi. E dopo aver visto quel video ha raggiunto don Nandino a Marghera.
La visita
Si è seduto nello spazio di casa (la canonica) in cui si preparano i menù per le cene del Roof garden (sul tetto della canonica stessa), preparate da giovani rifugiati e volontari per chiunque voglia sedersi a tavola in condivisione. È sceso nel giardino per l’Apiario e dell’Orto Solidale, ma soprattutto ha voluto ascoltare i racconti dei protagonisti che per una volta hanno lasciato zappa e rastrello per rispondere alle domande che Biennale Teatro ha posto al mondo intero: «Where are we going?». E se ne innamorato.
Biennale, perché non (anche) a Marghera?
«Willem ci ha voluto incontrare in modo profondo, personale – dice don Nandino – e alla fine della sua visita ci ha detto che il prossimo anno vorrebbe venire qui per la conferenza stampa della Biennale Teatro. O portarci, diciamo così, uno spin off. Sentire questo per noi è stato un onore immenso. Grazie Willem perché hai voluto firmare con la tua presenza i nostri piccoli progetti di comunità alter-nativa alla sguaiata società della diffidenza e della supremazia razzista. Ti sei interessato alle mappe di Gaza esposte vicino alla bandiera della pace e alla fine hai allungato la mano sull’ultima “murrina”, delizia inimitabile del biscottificio DolCita».
I progetti della Cita
Alla Cita esistono da anni pratiche di comunità concrete e alternative: il Cita Pollaio, pollaio sociale di quartiere dove lavorano fianco a fianco persone povere, disagiate e senza dimora; l’Apiario della Cita, che produce miele dentro il quartiere; l’orto di quartiere, dove crescono verdure e ortaggi per i cittadini, restituendo un po’ di verde alla terra che l’uomo ha rubato con il suo cemento; il Biscottificio Dolcita, dove giovani migranti non accompagnati impastano e cucinano dolci usando le uova del pollaio e che Defoe ha tirato fuori lui stesso dal forno, insieme ai minori non accompagnati.
Luce nell’ombra
Biennale Teatro ha il potere di accendere i riflettori su ciò che normalmente resta nell’ombra. «Questo è un invito a portare quella luce anche oltre la città storica, forse a volte troppo illuminata e sempre meno città, in un luogo che è Venezia a pieno titolo, anche se pochi lo raccontano così – ha detto don Nandino – La vera città, spesso, sta dall’altra parte del ponte. La scena a volte sta dove gli occhi e i riflettori non guardano. L’invito viene dalla parrocchia della Cita, dalle sue comunità, dai suoi cittadini e dalle sue preziose galline».
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19 giugno 2026 ( modifica il 19 giugno 2026 | 17:22)
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