Il presidente del gruppo dopo il 32° titolo: “Poeta grande intuizione per guidare il nuovo ciclo. Ettore Messina ci lascia un patrimonio, sul futuro valuteremo”


Giuseppe Nigro

Giornalista

20 giugno – 09:22 – MILANO

Sin dalla perdita della propria guida a pochi giorni dall’inizio, la prima stagione senza Giorgio Armani è stata complessa come nessun’altra nella storia recente dell’Olimpia. E le vicissitudini dell’annata non hanno fatto sconti. Una vita accanto al Signor Armani, con cui ha condiviso con forza anche la passione per la pallacanestro, Leo Dell’Orco si è trovato nel settembre scorso a raccogliere il ruolo di capofamiglia, del Gruppo e dunque anche di quella 17ª azienda del Gruppo che per tanti motivi è la più peculiare, l’Olimpia. Adesso, dopo l’ultima sirena della stagione, può guardarsi indietro, tirare una riga e rivedere un’annata che entra di diritto negli annali del club per la sua unicità. Ovvero quella in cui l’Olimpia è riuscita a coronare i festeggiamenti per i propri 90 anni completando per la prima volta, mentre avviava un nuovo ciclo tecnico, quel triplete italiano – Supercoppa, Coppa Italia e Scudetto – che non era mai riuscito non solo col Gruppo Armani alla guida ma mai nella storia della società più gloriosa e titolata d’Italia. Facendo così salire la conta della bacheca a 32 scudetti e 56 trofei, di cui 7 tricolori e 18 coppe complessive durante l’era Armani, che nel 2004 da sponsor e nel 2008 da proprietario ha salvato il club dalla scomparsa riportandolo all’antica grandezza.

Presidente Dell’Orco, quale è stato il suo primo pensiero giovedì sera dopo la sirena finale?

“Che mi sarebbe piaciuto avere al fianco Giorgio per condividere l’immensa soddisfazione con lui. Ho guardato la partita con grande tensione. La sirena finale è stata un sollievo”.

Dove ha visto la partita dello scudetto?

“L’ho guardata da casa, martedì sono stato a Venezia, ma giovedì non sono riuscito per via dell’imminente sfilata Giorgio Armani”.

Cosa penserebbe il Signor Armani di questo scudetto?

“Che abbiamo preso le decisioni giuste”.

Vincere tre trofei fa entrare questa stagione tra le più vincenti della storia del club. Quali sono state secondo la proprietà le ragioni di questo successo?

“Avevamo un bel gruppo, giocatori seri che si sono sempre compattati nei momenti in cui serviva farlo. A un certo punto si diceva che non fossero capaci di vincere le partite importanti invece a Torino in Coppa Italia hanno dimostrato che era vero il contrario. I playoff lo hanno confermato”.

Com’è nata, non a novembre ma già l’estate scorsa, la scelta di Peppe Poeta come allenatore del futuro dell’Olimpia?

“Coach Poeta, che era un quasi esordiente, è stato una grande intuizione della società e ha dimostrato, abbinando il realismo del giocatore e il pragmatismo del giovane coach che sta studiando, di poter guidare il nuovo ciclo”.

Cosa le piace di Poeta?

“Mi piace molto il suo entusiasmo, il suo modo di stare con i ragazzi. Ci siamo sentiti subito al telefono e gli ho fatto i miei complimenti”.

Quanto ha dato all’Olimpia in questi anni Ettore Messina e come ha vissuto lei la necessità a novembre di affrontare il cambiamento?

“Coach Messina è arrivato nel momento giusto in cui occorreva far partire un nuovo ciclo. Ha dato al club metodologia di lavoro, organizzazione, una visione e credibilità a livello internazionale, dimostrata dagli arrivi negli anni di giocatori iconici come Rodriguez, Hines, Datome. Il patrimonio che ci ha lasciato resta all’Olimpia. Tanti giocatori dicono che a livello organizzativo siamo il club europeo più vicino alla Nba”.

L’accordo con Ettore Messina è in scadenza anche per la parte dirigenziale del suo ruolo. Qual è il futuro del rapporto con lui?

“Con Ettore Messina c’è grande stima e rispetto. Sul futuro faremo le valutazioni opportune con serenità”.

Nba Europe con Oaktree? Co sono stati dei contatti vedremo in futuro

Qual è il suo giocatore preferito e perché?

“I giocatori sono tutti uguali, come società siamo vicini a tutti e il nostro obiettivo è quello di metterli nelle condizioni ideali per rendere al meglio sul campo. Naturalmente oggi ci sono giocatori che rappresentano presente e futuro del club, e quelli sono speciali. Spero che prima o poi uno dei ragazzi del nostro settore giovanile, che ci ha dato sei scudetti negli ultimi tre anni, possa diventare un simbolo anche della prima squadra”.

Di fronte all’arrivo di Nba Europe, l’Olimpia ha deciso di non presentare la manifestazione di interesse, rinnovando l’accordo con Eurolega. Quali valutazioni sono state fatte?


“Siamo da molti anni parte dell’Eurolega non solo come club partecipante ma anche come parte del board, della proprietà della Lega. Il progetto a lungo termine è incoraggiante e non a caso tutti i club o quasi l’hanno già sposato. Ogni discorso con la Nba andrà fatto collettivamente, tutti insieme. Se può esserci un accordo, questo rappresenta anche la nostra speranza, il nostro obiettivo”. 

Si parla da tempo del possibile ingresso del fondo Oaktree come socio di minoranza del club. È tempo di aprire la compagine sociale del club a nuovi soggetti?

“Ci sono stati contatti, vedremo in futuro”.