di
Fernando Pellerano

Il Comune replica alle parole del ceo di Ryanair, Eddie Wilson, che aveva criticato lo scalo. Il tema della council tax e gli altri hub regionali. Gli albergatori: «L’infrastruttura migliora, i collegamenti con la città non vanno»

«Nessuna scontistica o ulteriori incentivi alle compagnie aeree, come deciso dal Consiglio comunale, siamo invece impegnati a migliorare l’impatto acustico dei tanti sorvoli che ci sono sulla città: questa è la preoccupazione dell’amministrazione». 

La risposta di Palazzo d’Accursio al ceo di Ryanair, Eddie Wilson, arriva dalla vicesindaca Emily Clancy durante il question time: un secco no e poi la virata sul «rumore» del traffico aereo. Duro il commento di Claudio Mazzanti, presidente della Commissione Mobilità e Trasporti, che ritiene quella di Wilson una sorta di minaccia: «L’amico irlandese farebbe bene a pensare e capire prima di parlare. Con gli utili che ha farebbe bene a vergognarsi, quindi paghi e non rompa».



















































L’aeroporto di Bologna e i rapporti con Ryanair (e le altre low cost)

La decisione assunta dalla compagnia irlandese, che ha lanciato nove nuove tratte negli scali di Rimini, Forlì e Parma e solo una in più a Bologna, cioè là dove la Regione ha tolto la council tax non è piaciuta a nessuno.

Anche perché Ryanair ha annunciato la novità giustificandola con l’insufficiente capacità di accoglienza del terminal bolognese, quando invece il vero motivo, tenuto in secondo piano (se non addirittura negato), è soprattutto il mantenimento della Council tax, come sostiene anche l’ad del Marconi, Nazareno Ventola, che al tempo stesso respinge le accuse sugli spazi inadeguati, i pochi servizi e le procedure faticose al check-in, «due anni fa avrebbe avuto le sue ragioni, ma adesso no, stiamo investendo e abbiamo già migliorato molti aspetti». 

Gli albergatori: «Il vero nodo sono i collegamenti con la città»

Anche perché lo scalo è cresciuto a dismisura, arrivando a 11 milioni di passeggeri. E crescerà ancora. Con un singolare tempismo, il 23 giugno il Marconi annuncerà insieme a Wizz Air nuove rotte su Bologna.

Intanto, in difesa delle azioni di miglioramento intraprese dal cda dell’Aeroporto c’è Federalberghi. «Lo scalo sta cambiando, c’è un piano d’investimenti importante da qui al 2030. Alcune criticità devono essere eliminate, ma non si può dire che non stiano facendo niente. Le critiche hanno una base di fondamento. L’aeroporto è cresciuto molto. I gap stanno per essere colmati. Ryanair abbia fiducia, qui si lavora per migliorare», dice il presidente Giovanni Trombetti.

La council tax e le scelte della regione verso gli «scali minori»

E sulla Council tax l’auspicio è di toglierla anche a Bologna, come di fatto chiede Wilson ritenendola «un ostacolo alla crescita» aggiungendo anche che Ryanair continuerà a puntare su Bologna, che resta strategica.

«Premesso che il Marconi è un’infrastruttura fondamentale per tutta la regione (essendo centrale e capoluogo), non solo per il turismo, ma anche per l’economia, quella tassa — dice Trombetti — crea distorsioni, altera la concorrenza. La regione per una questione di equità dovrebbe eliminarla». 

Il dibattito in città sul futuro dello scalo

È d’accordo anche Ventola, «è un’asimmetria competitiva». «Disparità» nata nel tentativo di rilanciare gli scali minori (con meno di 700 mila passeggeri l’anno). L’invisa addizionale comunale raccoglie al Marconi 30 milioni l’anno: ma, al di là del nome, a Palazzo d’Accursio arrivano solo 300 mila euro perché il 99% va allo Stato. Per le compagnie, diciamo low cost, quei 6,50 euro incidono molto sul prezzo del biglietto: meglio fare scalo dove non c’è.

«Il rapporto tra Ryanair e il Marconi è simile a quello tra Meloni e i leader europei con Trump. Tutti sanno chi è che detta le condizioni. Dopo il Covid, Ryanair ha intensificato l’aggressività nei confronti di Stati, Regioni, Comuni per ottenere condizioni migliori minacciando di andarsene.
Per noi ogni proposta non può che essere parametrata sull’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e acustico» dice Detjon Begaj di Coalizione Civica.

Come arrivare allo scalo: tra People Mover e navette

Trombetti invece apre un altro fronte, ignorato in questo dibattito: il collegamento del terminal con la città. «Disastroso. Il 70% delle lamentele riguarda la mobilità. Il People Mover carica poche persone, costa molto, si blocca spesso e non viaggia di notte. Ci sono pochi taxi. L’autobus Q si ferma all’Ospedale Maggiore, e solo di sera (senza People) in stazione: è palese l’aiuto al gestore del trenino monorotaia, ma così si danneggiano i bolognesi e i viaggiatori». 

Oltre all’insoluto caos di auto alla rotonda d’ingresso, non mancano poi i viaggiatori che, zaino in spalla, vanno a piedi in via della Birra (1,1 km, 15’) dove ci sono le linee di Tper che arrivano in centro. «Non può essere questa l’offerta, il benvenuto della città. Il Comune deve risolvere il problema, ma anche la Regione ha competenza in materia», dice sconsolato Trombetti.


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20 giugno 2026