Milano – “La sentenza impugnata, con argomentazioni razionali, appropriate e immuni da censure in sede di legittimità, in armonia con la decisione del primo giudice e sulla scorta delle deposizioni testimoniali assunte, ha ritenuto non dimostrata la veridicità della notizia, obiettivamente diffamatoria, pubblicata dal ricorrente sulla rivista on line “The King Corona Magazine””. Da qui l’inoperatività della “causa di giustificazione dell’esercizio del diritto di cronaca, anche nella forma putativa, in assenza di qualsiasi, ragionevole verifica effettuata dall’autore dell’articolo”, per di più alla luce della “smentita divulgata, diverso tempo prima dell’articolo di contenuto offensivo, da parte di altre testate giornalistiche, da parte dei diretti interessati, che avevano annunciato la presentazione di querele“.

Fabrizio Corona, 52 anni, è stato condannato in via definitiva per diffamazione aggravata nei confronti di Mauro Icardi, Wanda Nara e Marcelo Brozovic
L’inizio del caso nel febbraio 2019
Con queste motivazioni, la Cassazione ha reso definitiva la condanna di Fabrizio Corona per diffamazione aggravata nei confronti dell’ex centravanti dell’Inter Mauro Icardi, della sua ex moglie Wanda Nara e dell’ex compagno di squadra Marcelo Brozovic. La storia inizia nel febbraio 2019, quando l’ormai ex re dei paparazzi pubblica l’articolo intitolato “Mauro Icardi divorzia da sua moglie. Wara Nara ha tradito il suo compagno con Marcelo Brozovic”. Sono i giorni delle frizioni tra l’allora bomber nerazzurro e i vertici societari, che deflagreranno con la revoca della fascia di capitano e che a fine stagione porteranno alla definitiva rottura. I protagonisti (loro malgrado) della rivelazione querelano Corona: Brozovic, in particolare, parla attraverso il legale Danilo Buongiorno di “assoluta falsità della notizia”, bollando come completamente inventate sia la presunta relazione sia le altrettanto fantomatiche “aggressioni fisiche” che avrebbe subìto da Icardi.

Icardi e Nara in una foto insieme
La Cassazione
Si va a processo. In udienza, Nara spiega che dal giorno della pubblicazione dell’articolo “sono cominciati i problemi e Mauro poi ha dovuto cambiare squadra”. Dal canto suo, Brozovic ribadisce l’infondatezza della notizia, assicurando di non avere neppure il numero della donna nella rubrica telefonica; a fine udienza, Corona si avvicina e gli stringe la mano per chiedere scusa. In primo grado, l’imputato viene condannato a una multa di 1.500 euro e a una provvisionale per le parti civili pari a 7.500 euro per gli allora coniugi Icardi-Nara e a 5mila euro per Brozovic. In appello, la giudice della terza sezione penale Angela Scalise conferma integralmente la decisione. Ora è arrivato il timbro della Suprema Corte a chiudere definitivamente il caso.
Le motivazioni della sentenza
Nelle motivazioni rese note ieri, si legge che Corona ha affidato il suo ricorso a un unico motivo: il mancato riconoscimento della scriminante del diritto di cronaca. Secondo la difesa, la storia era già stata “ampiamente diffusa da altre testate giornalistiche prima della divulgazione da parte del Corona”; e “nel contesto odierno, caratterizzato da un flusso rapidissimo di notizie che circolano quotidianamente on line, un controllo scrupoloso da parte del giornalista circa la veridicità della notizia divulgata sarebbe difficilmente realizzabile se non a costo di essere estromesso dal mercato “non stando al passo” con i tempi della comunicazione digitale”. Una linea che per i giudici non ha scalfito “emergenze probatorie e granitici orientamenti ermeneutici di questa Corte”, limitandosi ad “agitare note epidermiche sui connotati di attendibilità della notizia diffusa e sulla ricorrenza di un atteggiamento di buona fede dell’imputato”. Risultato: ricorso respinto e pagamento di 3.700 euro di spese legali a testa a favore di Nara e Brozovic.