Yamal si sblocca al Mondiale, la Spagna si ritrova e batte l’Arabia

(Massimiliano Nerozzi, inviato ad Atlanta) È stato un inno alla libertà, mica solo una partita: ai diciott’anni (ce lo dimentichiamo spesso) di Lamine Yamal, ai suoi dribbling da baro e al suo incedere da illusionista, al suo primo gol in un Mondiale (bruciando per 14 giorni Messi, nel 2006) e alla leggerezza di tutta la Spagna, nuovamente in formato Campione d’Europa; tutte cose che hanno sbriciolato la sfida di Atlanta (3-0 in meno di mezz’ora, 4-0 al gong) prima ancora che l’Arabia Saudita ci mettesse piede e testa dentro.

Il ragazzo più atteso dell’universo aveva preparato la rivincita — «Dopo un pareggio per voi eravamo pessimi, ma chi capisce di calcio sa che non è così» — per poi cucinarla sul prato, dopo dieci minuti: cross di Oyarzabal, centravanti ovunque, e gol di Yamal in scivolata, sul secondo palo. D’accordo, quello sarebbe stato un pallone di Alowais, portiere tragico, ma tutti gli errori del mondo (ne combinerà altri) non levano pathos alla scena, specialmente ai ragazzini con addosso la maglia rossa: «Sono venuto a vedere Lamine, non la Spagna», dice il bambino sulle spalle di papà, entrambi con la maglia di Yamal addosso. Detto che con il numero 19 le cose si fanno più semplici, stavolta Luis de la Fuente non ha fatto pasticci, ritoccando la formazione (4 cambi rispetto al pari con Capo Verde) e presentando un assetto in bilico tra il 4-2-3-1 e il 4-3-3 che ha dato respiro al palleggio, togliendolo invece al nemico, con la pressione. Per dire, Dani Olmo ha portato più idee e geometrie nello stretto, Baena ha martellato dalla sinistra (invece di un Gavi che aveva fatto fatica, lì), mentre Oyarzabal, il migliore in campo, è stato uno e trino: l’assist per Lamine, due reti e una traversa. Qua e là, pasticci assortiti dell’Arabia Saudita che pure era stata presentabile e ordinata con l’Uruguay ma che qui ha fatto fatica a uscire dalla propria tre-quarti. Pasticci mediorientali pure in apertura di ripresa, sul tiro di Cucurella, che un flipper portiere-difensore trasforma in autogol.

All’intervallo, il c.t. spagnolo aveva già levato Yamal, vista l’attuale autonomia da auto elettrica, per la delusione delle groupies del fenomeno. Fuori anche Oyarzabal e Dani Olmo, per evitare infortuni. Non per problemi di fiato, visto che la grandiosa Mercedes Arena offriva tetto e aria condizionata. La Roja ha ritrovato qualità — possesso l’aveva avuto già con Capo Verde — e, ancor di più, riferimenti di gioco, tornati a manifesto: Baena è complementare a Cucurella, miscelando le rotazioni sul centrosinistra, Dani Olmo e Pedri offrono soluzioni all’interno del blocco difensivo avversario e Oyarzabal s’è ripresentato con attacco alla profondità sempre e comunque. E Yamal è Yamal: al di là del booster tecnico, porta una spinta emotiva, nei compagni e tra il pubblico, che fa pensare possa sempre accadere qualcosa di magico. La goleada non s’è fatta tennistica solo per il fuorigioco di Ferran Torres certificato dalla Var. Finisce con Yamal a salutare, nel mezzo, il ragazzino che s’è fatto star: «Segnare alla prima da titolare ai Mondiali è un sogno, pensare che gli ultimi li avevo guardati in classe».