di
Maria Teresa Meli
Il 5 Stelle: «Guardiamo a chi viene dal basso». L’ex premier: «Un nostro candidato alle primarie»
Nella foto della banda dei quattro non c’era. Eppure il terzo… comodo, ossia il centro, all’alleanza dei progressisti serve come il pane. Fa la differenza tra vincere o perdere le Politiche.
Ma, essendo quanto mai frastagliata, quell’area è diventata terreno di battaglia (e di caccia) della disfida tra Schlein e Conte. Entrambi accarezzano la stessa identica ambizione: varcare la soglia di Palazzo Chigi. Entrambi sanno che i voti del centro servono non solo per vincere le elezioni ma anche per la scelta del candidato premier. Sarà leader lei o sarà leader lui? Logica vorrebbe che, avendo il Pd quasi il doppio dei voti dei 5 Stelle, la candidata premier fosse lei, ma siccome la politica spesse volte imbocca stade più tortuose, Schlein e Conte si contendono il centro.
Il leader M5S punta su Alessandro Onorato, quel Progetto civico Italia (acronimo Pci, il che è un paradosso fino a un certo punto). Di Renzi Conte non si fida. Perciò, ogni volta che può esalta Onorato e relega il capo di Iv in un ruolo da comprimario: «Non possiamo fotografare la legislatura esistente. Guardiamo alla società e a quello che viene dal basso. Non parliamo di chi ha una grande presenza mediatica e incombe sui video e in tv. C’è Magi, c’è Maraio, e c’è il progetto civico di Onorato che sta crescendo». E l’altra sera a Bologna la reazione di Conte è stata indicativa: «Hanno risposto loro, eh…», ha replicato sornione dal palco della festa per i 125 anni della Fiom-Cgil , quando gli è stato chiesto se Renzi dovesse far parte della coalizione progressista e la platea ha rumoreggiato e urlato «No».
Schlein, invece, è alquanto diffidente rispetto a questa operazione. Ha disertato la prima assemblea indetta da Onorato (alla quale Conte ha partecipato) e ha preso parte alla seconda, quella di giugno, per non trovarsi fatta fuori dai giochi. La segretaria del Pd si consulta spesso al telefono (più messaggini che chiamate vere e proprie) con il leader di Italia viva. Lo ha avvisato del pranzo a quattro con dessert fotografico e ogni volta che può ripete: «Non ho messo nessun veto su Renzi». La leader dem, in qualche modo, di Renzi si fida. O per dirla meglio, è convinta che il gran capo di Iv, posto di fronte al bivio — appoggiare Schlein o appoggiare Conte — darebbe il suo sostegno a lei.
Del resto anche Prodi, che con il leader di Iv ha qualche problemino sin dai tempi dei voti dei 101 che bloccarono la sua ascesa al Quirinale, ha suggerito a Schlein di non lasciare Renzi fuori dalla porta dell’alleanza. E nonostante qualcuno insinui che Schlein potrebbe farlo è assai difficile che la segretaria dem si muova come Conte. Se non altro perché, semplicemente, non le conviene.
Comunque Renzi è ben conscio di quello che sta accadendo: «Conte e un pezzo della sinistra — osserva con i suoi — stanno investendo politicamente su Onorato. La nostra risposta? Italia viva avrà un proprio candidato alle primarie e presenterà una propria lista».
E sa anche che c’è chi, a cominciare dai 5 Stelle, punta a farlo fuori dall’alleanza: «Voglio proprio capire — dice ai fedelissimi — chi sarebbe disposto ad assumersi la responsabilità di escluderci da una competizione di natura proporzionale. Chi vuole imporre questi veti dopo le elezioni, in caso di sconfitta dovrà renderne conto. La mia posizione resta quella di sempre. Io faccio opposizione a Giorgia Meloni. Se altri preferiscono fare opposizione a me, dovranno spiegarlo agli elettori».
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21 giugno 2026
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