i programmi—
Le proposte dei due candidati condividono alcuni obiettivi, a partire dalla valorizzazione dei vivai e dei giovani calciatori italiani. Entrambi vogliono dare alle società che puntano sui giovani degli incentivi, anche in forma di tax credit, riformando il lavoro sportivo con una revisione dell’abolizione del vincolo. Malagò vuole anche intervenire sulle operazioni tra club italiani, per fare in modo che non “costino” più (considerando l’Iva) di quelle con società straniero. Entrambi indicano inoltre come priorità il rilancio delle infrastrutture, con misure per favorire la costruzione e la riqualificazione degli stadi. Sul fronte sostenibilità, i due candidati sono d’accordo sul fatto che 100 club professionistici siano troppi, ma mentre Abete spinge per una riforma (numerica) dei campionati, Malagò vuole far sì che ogni squadra concluda la stagione senza intoppi attraverso criteri più stringenti per le licenze nazionali (idea portata avanti con convinzione anche dall’Aic). In generale per l’ex presidente del Coni la locomotiva del calcio tornerebbe ad essere la Serie A, mentre per il numero uno dei Dilettanti resterebbe il calcio di base. Diverge anche l’approccio nei rapporti con il Governo: Malagò rivendica la necessità di mantenere un dialogo costante senza rinunciare all’autonomia della federazione, Abete considera una piena sintonia con le istituzioni un passaggio fondamentale per affrontare le sfide del calcio italiano.