di
Giampaolo Chavan

La donna, residente nella sponda trentina del lago di Garda, dovrà anche versare un risarcimento di 8.500 euro. Seconda l’accusa, suonava anche ripetutamente un gong a tarde ore. Il suo avvocato: «Faremo ricorso»

Alla fine del processo, ha pianto la vicina vittima di stalking. Aveva appena sentito il giudice di Rovereto, Monica Izzo, pronunciare la sentenza di condanna a 8 mesi di chi, a suo parere, per quattro anni l’ha perseguitata con ogni tipo di molestia. La presunta stalker era arrivata a gridare «urla invereconde» –  riporta il capo d’imputazione – nella sua stanza presumibilmente nei momenti di intimità con il compagno pur di disturbare i vicini del piano di sotto. Il tribunale ha anche ordinato all’imputata di pagare 8.500 euro di risarcimento alla coppia, costituitasi parte civile con gli avvocati Paolo Chiarello e Francesco Saverio Dalba.

Il gong e le urla

Che la vita in quel piccolo condominio sulla sponda trentina del lago di Garda non fosse delle più gradevoli, lo sta a testimoniare il lungo elenco di accuse riportate nel capo d’imputazione con il quale, nel 2023, la gup Mariateresa Dieni ha rinviato a giudizio la sessantatreenne. Era stata la coppia di trentini, ambedue settantaduenni, a presentare la denuncia l’otto giugno 2022 poi integrata con altre quattro segnalazioni depositate fino al 12 luglio di quello stesso anno. Si parte dalle offese pronunciate dall’imputata da «disgraziati» a «che figure di m.. che fanno qui, sanno tutti che sono feccia, feccia, feccia», tutte frasi pronunciate anche alla presenza di ospiti della coppia, sostiene l’accusa. E alla donna, di origini tedesche, non mancava certo la fantasia: «Suonava ripetutamente e per ore il gong anche a tarda sera». E ancora: «Calzava gli zoccoli di legno con i quali camminava sulla stanza da letto dei vicini per disturbare il loro sonno». Non mancavano poi «le risa di scherno e le urla ogni volta che la tedesca camminava davanti alle porte delle vittime anche in piena notte». Una volta saputo che ai vicini non piaceva l’aroma dei fumi profumati, la sessantatreenne aveva acquistato «incensi utilizzati nelle parti comuni del condominio», riporta ancora il capo d’imputazione. 



















































Il bonus edilizio

Insomma una serie infinita di dispetti durati ben quattro anni anche durante il processo. Tutte queste liti erano iniziate, fa sapere l’avvocato Nicola Canestrini, difensore della  signora tedesca «perché il condominio non ha potuto beneficiare del bonus edilizio a causa di un abuso edilizio al quale non è stato posto rimedio per divergenze tra vicini».

«Faremo ricorso»

La condanna non è stata presa bene dall’imputata: «Ricorreremo in appello – fa sapere il legale – si trattava di normali beghe tra condomini». Il legale non nasconde la sua sorpresa: «Non mi sarei mai aspettato che le liti tra vicini finissero prima in tribunale e poi addirittura ci fosse una condanna». Anche sulle urla della sua assistita, il legale avanza qualche dubbio: «È tutto da verificare che siano state fatte in contesti erotici».

La vicina che ha venduto la casa

Si respira tutt’altra aria, invece, sul fronte opposto: «Siamo molto soddisfatti – esordisce l’avvocato Paolo Chiarello – anche perché abbiamo vinto una causa contro un principe del foro com’è l’avvocato Canestrini». Il legale poi conferma lo sfogo della sua assistita al termine del processo: «È stato un pianto liberatorio dopo anni di liti e di tensioni». Anche l’entità del risarcimento non sembra significativo per le parti offese: «Avevo chiesto dodicimila euro ma l’importante è che ora giustizia è stata fatta. I miei clienti erano costretti a trascorrere molto mesi in una casa di loro proprietà all’estero pur di sottrarsi alle angherie della loro vicina dal 2022 ad oggi». L’avvocato Chiariello poi ricorda che «il momento più drammatico del processo è stato quando l’ex vicina dell’imputata ha raccontato di essere stata costretta a vendere l’appartamento ai miei clienti per il forte disagio psichico, provocato dalle liti con la sessantatreenne. Per alcuni mesi, poi, la teste era stata costretta a sottoporsi ad una terapia con uno psicologo». Ora si attende l’appello a Trento.


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22 giugno 2026 ( modifica il 22 giugno 2026 | 12:40)