di
Valentina Rorato

Un’analisi pubblicata sulla rivista Brain Health introduce il concetto di «criticoma», una parola nuova con cui gli scienziati indicano la registrazione completa di tutte le esperienze (sensoriali, motorie, sociali, culturali, ambientali) che plasmano il cervello durante infanzia e adolescenza

Gli schermi digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità e i bambini e gli adolescenti di oggi sono la prima generazione a passare, fin dalla nascita, ore davanti ai device. Ma quale sarà l’impatto sui loro cervelli? Una analisi sintesi, pubblicata sulla rivista Brain Health, introduce il concetto di «criticoma». Si tratta di una parola nuova con cui gli scienziati indicano la registrazione totale e completa di tutte le esperienze – sensoriali, motorie, sociali, culturali e ambientali – che il cervello umano integra durante i cosiddetti «periodi critici» di plasticità neuronale: una finestra temporale lunghissima e delicata, che si apre prima della nascita e si chiude solo intorno ai 25 anni di età.

Il principio biologico è tanto affascinante quanto severo: ciò che entra nel cervello in questa fase di sviluppo diventa la struttura portante della nostra mente. Ciò che resta fuori, o viene integrato in modo distorto, non può essere facilmente aggiunto in seguito, rendendo fondamentale un supporto precoce allo sviluppo.



















































I meccanismi neurobiologici del «criticoma»

Sono sei i meccanismi neurobiologici individuati alla base del criticoma. Il processo prende forma attraverso la regolazione GABAergica tramite interneuroni parvalbumina-positivi, la formazione e il mantenimento di reti perineuronali che circondano le cellule a scarica rapida, e la mielinizzazione progressiva che potenzia la connettività corticale. A questi si aggiungono la modulazione epigenetica dipendente dall’esperienza che altera l’espressione genica, la maturazione neuromodulatoria che modella la responsività sinaptica e il processo, spesso sottovalutato, di potatura sinaptica (synaptic pruning) durante lo sviluppo.

In particolare, la potatura è concettualizzata come un pilastro fondamentale: fino alla metà di tutte le sinapsi corticali vengono rimosse tra l’infanzia e l’adolescenza, un processo governato dall’attività microgliale e dal marcatore del sistema del complemento. Una volta potate, le sinapsi non possono essere recuperate, sottolineando l’irreversibilità di alcuni esiti del periodo critico.

I neuroscienziati Michel Cuenod e Kim Q. Do dell’Università di Losanna, insieme a Julio Licinio della SUNY Upstate Medical University, attraverso un’attenta sintesi della letteratura, sottolineano che questo approccio sposta la ricerca dalla semplice diagnosi di disfunzioni neurologiche nell’età adulta all’analisi di ciò che potrebbe non essersi integrato correttamente durante l’infanzia e l’adolescenza.

L’impatto del «criticoma» sulla salute mentale

L’impatto più dirompente del modello del «criticoma» si avverte nel campo della salute mentale. Patologie come lo spettro autistico, la schizofrenia, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e la depressione maggiore vengono ridefinite: non sono più viste come semplici “guasti” sinaptici del cervello adulto, ma come veri e propri disturbi dello sviluppo. «I dati ci dicono da anni che la schizofrenia è un disturbo dello sviluppo, non un problema della sinapsi adulta. La difficoltà era articolare cosa fosse andato storto e quando. Il criticoma ci dà la cornice per farlo», conferma Michel Cuenod. La schizofrenia, secondo gli esperti, sarebbe dunque legata alla alterata maturazione di specifici interneuroni nella corteccia prefrontale durante la tarda adolescenza, mentre l’autismo rifletterebbe un’alterazione nei tempi di apertura e chiusura delle finestre critiche in vari sistemi sensoriali.
È in questo contesto che si inserisce l’allarme sugli smartphone e i social media. 

I bambini e gli adolescenti di oggi, come abbiamo anticipato, sono la prima generazione della storia umana a integrare nel proprio criticoma una micro-quantità o una quantità oceanica di esperienze mediate da uno schermo, proprio mentre la corteccia prefrontale è nel picco della sua malleabilità.
«Non stavamo cercando un nuovo termine. Stavamo cercando un modo per parlare di qualcosa che non riuscivamo a definire», racconta Kim Q. Do. «I nostri studenti ci chiedevano cosa integrasse effettivamente il cervello durante un periodo critico, e noi pensavamo alla memoria, all’apprendimento culturale o alla marcatura epigenetica, ma nessuna di queste parole era del tutto appropriata. Il termine “criticoma” è il nostro tentativo di trovare una definizione».

Gli autori dello studio non lanciano una crociata morale, ma pongono una domanda scientifica urgente: quale tipo di cervello e di “criticoma” sta producendo un’infanzia satura di display? Il nuovo modello teorico serve proprio a questo: dare ai ricercatori di tutto il mondo un linguaggio comune e un metodo empirico per misurare e studiare gli effetti biologici del digitale.

L’App di Figli & Genitori, il tuo supporto quotidiano per crescere un figlio

SCOPRI E SCARICA L’ APP

22 giugno 2026