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Philip Morris, a Bologna sindacati contro l'azienda con sciopero e assemblea: «Stabilimento a rischio». Ma l'azienda: «Nessun ridimensionamento»
AAffari

Philip Morris, a Bologna sindacati contro l’azienda con sciopero e assemblea: «Stabilimento a rischio». Ma l’azienda: «Nessun ridimensionamento»

  • 22 Giugno 2026

di
Alessandra Testa

Nell’innovativo stabilimento di Crespellano cresce la preoccupazione dei sindacati che hanno indetto per il 24 giugno sciopero e assemblea: «Poco organico, investimenti fermi e prodotti dirottati all’estero». Ma la società smentisce

Organico insufficiente, carichi di lavoro insostenibili e investimenti a rischio con la sperimentazione di un nuovo prodotto da lanciare sul mercato dirottata all’estero. 

Non era mai successo prima che lo stabilimento bolognese di Philip Morris, con il suo centro di eccellenza tecnologico, venisse scippato dei test di collaudo. 



















































E così dopo mesi di negoziati e nessun accordo raggiunto, i sindacati, preoccupati per la tenuta dello stabilimento all’avanguardia di Crespellano (Bologna), hanno proclamato lo stato di agitazione che si paleserà con 16 ore di sciopero e un’assemblea pubblica che si terrà davanti ai cancelli già mercoledì mattina (24 giugno). 

La vertenza alla Philip Morris: lo choc nel centro d’eccellenza

La decisione delle rappresentanze sindacali unitarie, appoggiate dalle sigle bolognesi di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec è maturata di fronte al cortocircuito che stanno vivendo i lavoratori del sito Philip Morris Manufacturing&Technology Bologna, «dopo l’ennesimo stallo nelle trattative – denunciano i funzionari Vincenzo Mauriello (Filctem), Andrea Cuccu (Femca) e Antonio Monteleone (Uiltec) –, aggravato dalle tattiche dilatorie messe in atto dall’azienda per trascinare la discussione a ridosso della pausa estiva, venendo meno all’impegno di chiudere l’intesa in tempi rapidi». 

Secondo i sindacati in ballo ci sarebbero sia i diritti attuali dei dipendenti sia le prospettive future dello stabilimento bolognese «perché un polo industriale strategico senza adeguate scelte organizzative potrebbe rischiare il declino». 

I motivi della protesta secondo i sindacati

Il confronto sindacale sarebbe naufragato proprio su «punti fondamentali per la vita della fabbrica» e ovvero: carichi insostenibili, precarietà e salute e sicurezza. «L’organico attuale risulta insufficiente a coprire i fabbisogni produttivi – denuncia Mauriello –. L’abuso ciclico della precarietà impedisce una formazione adeguata del personale, compromettendo l’efficienza produttiva». 

«I carichi di lavoro risultano fortemente sbilanciati e insostenibili – rinforza Cuccu – in diversi reparti di produzione e in alcune aree impiegatizie, generando pesanti criticità operative e rischi per il benessere psicofisico». C’è poi un peggioramento delle relazioni sindacali. 

«L’azienda nega alle rsu e alle organizzazioni sindacali – segnala inoltre Monteleone – strumenti moderni di comunicazione, come la bacheca virtuale, limitando il diritto di interloquire efficacemente con i lavoratori. Tali strumenti erano riconosciuti e agibili fino a pochi anni fa». 

«Grande potenziale tecnologico non sfruttato»

Ma, come si diceva, la preoccupazione più grande riguarda la tenuta industriale dello stabilimento. 

«La fabbrica esprime un altissimo potenziale tecnologico che non viene sfruttato a causa delle inefficienze organizzative e della carenza di personale – rilevano i tre sindacalisti –. Invece di crescere, i volumi produttivi si stanno riducendo, e non per flessioni di mercato. 

Il segnale più inquietante è la recente perdita della priorità sul nuovo progetto «Nil» per i prodotti orali: un investimento cruciale per il rilancio di Bologna, presentato ai sindacati, anche nazionali, solo poche settimane fa e già dirottato dall’azienda verso siti esteri. 

«Concorrenza interna tra i siti europei»

Questa «concorrenza interna» dei siti europei rischia di tradursi in un progressivo disimpegno della multinazionale in Italia, con pesanti ricadute occupazionali». Di qui l’organizzazione dell’assemblea di mercoledì, dalle 10 alle 13 fuori ai cancelli dell’impresa di Crespellano, per informare anche le istituzioni e la cittadinanza di quanto sta accadendo. 

«L’azienda deve invertire la rotta immediatamente. Una multinazionale non è fatta solo di marchi e tecnologie, ma vive del lavoro quotidiano delle persone – chiude il sindacato –. Non assisteremo in silenzio allo svuotamento industriale di questo sito e non lasceremo che i sacrifici dei lavoratori vadano in fumo».

La replica della società

Philip Morris Manufacturing&Technology Bologna prende atto delle iniziative annunciate dalle organizzazioni sindacali territoriali, ma non ci sta. E «smentisce categoricamente» ogni ipotesi di ridimensionamento industriale e «conferma il proprio impegno a garantire piena occupazione e a realizzare tutti gli investimenti fin qui annunciati». 

La multinazionale esprime poi al contempo «sorpresa per i toni di allarme utilizzati rispetto al futuro dell’impianto di Bologna, che sin dalla sua nascita rappresenta un polo strategico per il gruppo a livello globale». Oggi a Bologna sono impiegate oltre 2.000 persone, un dato in regolare crescita sin dall’apertura del polo produttivo.

Le condizioni economiche e lavorative

Lo scorso anno, l’azienda ricorda inoltre che era stato sottoscritto con le organizzazioni sindacali «un rinnovo del contratto integrativo che ha ulteriormente rafforzato le condizioni economiche e lavorative, con un incremento del premio di partecipazione, l’estensione delle coperture assicurative, il potenziamento delle iniziative di welfare e delle misure a supporto delle famiglie, oltre alla conferma della centralità della salute e della sicurezza, da sempre priorità assoluta» per il sito. 

«In coerenza con un modello di relazioni industriali fondato sul dialogo – sottolineano da Crespellano –, è stata inoltre avviata una piattaforma di confronto continuativo con le organizzazioni sindacali, nonché un dialogo costante con le istituzioni locali, con l’obiettivo di condividere le prospettive di sviluppo del sito, che si confermano orientate alla crescita sia in termini occupazionali sia di volumi produttivi. In tale ambito, è già stato programmato un nuovo incontro per il 29 giugno, volto ad approfondire nel merito le questioni sollevate». 

Infine, Philip Morris Manufacturing&Technology Bologna «riconosce pienamente il valore della rappresentanza sindacale e promuove un confronto aperto e responsabile. Proprio in questo spirito, l’azienda ribadisce la propria disponibilità a proseguire il dialogo aperto con le parti sociali – nonché con le istituzioni locali – con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise che tutelino le persone, valorizzino il lavoro e rafforzino ulteriormente la competitività del sito nel lungo periodo, quale polo produttivo d’avanguardia per l’azienda a livello globale».


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22 giugno 2026 ( modifica il 22 giugno 2026 | 15:32)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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