di
Maurizio Porro
«In viaggio con Wim Wenders» da oggi all’Anteo rassegna di cinque storici del regista di Düsserldorf in versione restaurata: «Alice nelle città», «L’amico americano», «Lisbon story», «The million dollar hotel», «Non bussare alla mia porta»
Con uno dei grandi film del ’74, «Alice nelle città», il terzo girato dal 29enne Wim Wenders e prima tappa della sua polverosa e seducente Trilogia della strada, prende il via oggi all’Anteo «In viaggio con Wim Wenders», rassegna di cinque capolavori, restaurati in 4K del grande regista di Düsseldorf, che per cause di salute non potrà essere oggi fisicamente in sala, ma solo in streaming con un collegamento video in cui dialogherà con Gianni Canova. «Alice», con il suo attore complice di fiducia Rudiger Vogler, è la prima tappa del suo cinema on the road, è il primo girato in parte negli Stati Uniti, un indimenticabile viaggio in cui la geografia serve a scoprire sentimenti e rapporti, chilometri e chilometri di analisi interiore in questo caso tra un padre fotografo in crisi professionale e la figlia, la piccola Alice. Wenders parla spesso sottovoce del passare del tempo, attraverso generi e culture diverse, tenendo come strumenti dialettici il mondo, la memoria e la possibilità di fotografare l’essenza delle cose, quindi anche il patrimonio interiore di una persona, un paese, una civiltà.

La rassegna farà scoprire o riscoprire il talento di un autore attraverso cinque film di culto in 30 anni di attività che porteranno Wenders a immergersi in zone sempre più ardue e spirituali, passando dalla geografia alla metafisica, da «Paris, Texas», Palma d’oro a Cannes, al «Cielo sopra Berlino». In «L’amico americano» con Bruno Ganz e Dennis Hopper, tratto da “Il gioco di Ripley” di Patricia Highsmith, Wenders interpreta l’eredità del cinema Usa in un noir sul doppio e l’ambiguità. Segue l’omaggio non solo visivo a «Lisbon story», che ancora ragiona sul senso e valore profondo delle immagini del cinema; indi, premiato a Berlino, «The Million dollar hotel», noir urbano americano in cui fanno a pugni la realtà e il suo aspetto favolistico, per finire con «Non bussare alla mia porta» del 2005, in cui Wenders torna al viaggio nei grandi spazi e al potere della memoria associato all’immagine come un suo negativo.
La rassegna, organizzata nelle sale di tutta Italia da CG Entertainment in collaborazione con Lumière & Co. e Cinemaundici, rimette in luce l’eternità di un cinema che entra sottopelle e riflette profondamente sui rapporti dei personaggi e la potenza dello sguardo prima che il fantasy prendesse tutti in ostaggio. Del tutto particolare a Milano il legame di partecipato affetto tra i titoli di Wenders e l’Anteo, dove sono stati spesso programmati a lungo in 45 anni di storia che ha visto l’affermarsi del nuovo cinema tedesco di Herzog, Fassbinder, Reitz, ai bei tempi dell’Academy e della scoperta di molti autori d’essai che ebbero vaste platee. Qualche numero della carriera di Wim all’Anteo: «Buena Vista social Club» (1999) è stato in programmazione 137 giorni con una media di 315 presenze quotidiane, numeri oggi impensabili, e poi «Non bussare alla mia porta», il documentario in 3D dedicato nel 2011 alla Bausch, «Pina», fino alle 24.486 presenze dell’ultimo successo «Perfect days» nel 2023, viaggio in Giappone, temporanea tappa del viaggio esistenziale, in fieri, di un autore che dopo 36 film fa al cinema domande sempre più difficili.
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22 giugno 2026 ( modifica il 22 giugno 2026 | 08:52)
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