di
Serena Palumbo
Nella lettera emerge anche il richiamo all’identità nazionale e alla continuità storica del Paese: «Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran moderno, lo spirito della nostra nazione continua a vivere»
Tra le parole scritte a mano con inchiostro blu spicca un cuore rosso. Il simbolo di affetto, rispetto e amore. Gli stessi concetti che i giocatori della Nazionale di calcio iraniana hanno voluto esprimere nel messaggio affisso negli spogliatoi del SoFi Stadium di Inglewood, a Los Angeles, dopo la partita pareggiata 0-0 contro il Belgio ai Mondiali.
«Che pace, rispetto e amicizia possano prevalere tra tutti i popoli»: sono le parole con cui si apre il testo, diffuso mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sui rapporti tra Teheran e Washington e sui recenti colloqui avviati in territorio svizzero. Ed ecco che, in questo contesto, la squadra ha voluto ringraziare la città che l’ha ospitata e i sostenitori accorsi sugli spalti nelle prime partite. Nel messaggio emerge anche il richiamo all’identità nazionale e alla continuità storica del Paese. «Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran moderno, lo spirito della nostra nazione continua a vivere», scrivono i calciatori. Per poi aggiungere: «Siamo arrivati a Los Angeles con orgoglio, abbiamo giocato con onore e lasciamo questa città con dignità».

Archiviata la sfida con il Belgio, l’Iran è ora atteso dall’ultimo impegno della fase a gironi, in programma a Seattle contro l’Egitto. Ma prima di scendere di nuovo in campo, hanno rivolto parole di riconoscenza anche alla comunità iraniana della California meridionale, da decenni una delle più importanti al mondo. Non a caso Los Angeles viene spesso definita «Tehrangeles», espressione che richiama la significativa presenza di cittadini e famiglie di origine iraniana nell’area metropolitana. «Grazie a Los Angeles per l’accoglienza e a tutti gli iraniani che ci hanno sostenuto con la loro voce, il loro cuore e la loro passione durante questi 180 minuti», si legge nel testo.
La nota si chiude con un ulteriore riferimento affidato agli hashtag «168» e «Minab». Un richiamo alla località dell’Iran meridionale dove, secondo quanto sostenuto dalle autorità di Teheran, un raid statunitense dello scorso febbraio avrebbe provocato la morte di 168 persone in una scuola femminile.
22 giugno 2026 ( modifica il 22 giugno 2026 | 23:44)
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