Ilona Staller alias Cicciolina è vittima di uno stalker che la chiama a qualsiasi ora del giorno e della notte.

In tanti, confida a Il Secolo XIX, hanno esagerato nel rivolgerle attenzioni. «Non sa quanti tamponamenti d’auto ho creato, mio malgrado. Mi riconoscono pure oggi alla fermata dell’autobus, e sì che non indosso la coroncina o qualcosa di eclatante, ma un filo di rossetto e dei blue jeans. Non è cambiato molto da quando, negli anni ’70, ero a fare un servizio fotografico e buttavo baci alla gente sotto, e chi era in auto andava a sbattere».

Le denunce

Piaccio o no Ilona Staller ha rivoluzionato il senso del pudore in Italia. Ma a caro presso, sia chiaro: «Collezionando una cinquantina di denunce per oltraggio al comune senso del pudore. Articolo 128 del codice penale, ora lo so a memoria». Di queste 50 «qualche condanna è arrivata, ma poi è arrivata pure l’amnistia. Ho pagato avvocati per anni…». Denunce che Moana Pozzi invece non ha mai preso. Ma c’è un motivo: «Moana mi ha sempre risposto così: tu hai aperto una strada, e noi la percorriamo».

Il primo nudo integrale nel 1976 in discoteca. «Ai tempi erano tutti molto più bigotti di oggi, e gli spettacoli dal vivo erano una vera novità. Mi tenevo un velo addosso, sui palchi: come nelle favole, sembravo una fata. C’erano palasport con diecimila persone, gente che si attaccava al controsoffitto delle discoteche: una volta è cascato giù». A Il Secolo XIX ricorda che «da adolescente sono dovuta tornare da lui per farmi firmare un permesso di viaggio. Ha aperto la porta e non mi ha dato nemmeno un bacio. È stata sua moglie a sgridarlo: dalle un abbraccio, non vedi che bella figlia hai?».

In Ungheria faceva la modella, poi l’arrivo in Italia. «A Milano cominciai subito a lavorare per tanti spot, girava bene, mi ritraevano importanti fotografi. La pubblicità della Cirio e quella della Superga, tante altre, dall’intimo ai materassi». Si dava da fare e tanto per lavorare e guadagnare. Anche perché «avevo conosciuto la povertà, in Ungheria. Da bambina, con mia madre, mia sorella e mio fratello Lazlo, che è morto qualche anno fa. Mio padre se n’è andato per farsi un’altra famiglia che avevo tre o quattro anni: un uomo bellissimo, un dongiovanni, con una voce strepitosa».

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La politica

Poi è arrivata la politica con Marco Pannella. «Una campagna elettorale da sballo. Divertente e colorata come mai si era vista. Avevo una macchinetta scoperta e ci salivo sopra con le tette fuori per dare i miei “santini” elettorali. Andavamo ovunque, nei bar, dai barbieri, nei ristoranti, e lanciavo locandine con la mia foto e i dieci punti di quello che volevo cambiare in Italia. Persi dieci chili in quei mesi, ero magra come un chiodo. Fu il Partito Radicale a chiamarmi per primo, avevano bisogno di impegno per la raccolta firme. Marco lo chiamavo “il cervo”, per quegli occhi belli che parlavano senza che aprisse bocca. Mi manca molto».

Ilona fu eletta: «Mi inserirono al 49° posto, ma arrivai seconda con 22mila preferenze. Mi battevo per la liberazione sessuale, l’educazione e i diritti civili, utilizzando il mio corpo come manifesto politico».

Aspettando un nuovo incarico politico nel frattempo «lavoro tanto all’estero. Tra reality e fiction, in Argentina, Ungheria, Brasile. Avrò novità importanti in autunno, in Italia: di una non posso dirle nulla perché ho firmato un contratto di riservatezza…».