Meno celebrati di Oasis e Blur, ma non meno importanti nella storia del Brit Pop, i Suede hanno chiuso l’edizione 2026 del Medimex offrendo una delle migliori performance viste a Taranto negli ultimi anni.

Brett Anderson, il frontman della band inglese, si è letteralmente divorato il palco della Rotonda del Lungomare, entrando sin dalle prime note del brano “Disintegrate” in empatia con gli oltre 3500 spettatori presenti, annullando immediatamente la distanza con la platea. Tant’è che già alla quarta canzone scende sotto il palco con il suo lungo microfono a filo – stile Bryan Ferry – a farsi letteralmente avvolgere dagli abbracci dei fan delle prime file.

Di performer così trascinanti e carismatici ce ne sono pochi in giro per il mondo e lui è uno di questi. Non interagisce molto con le parole – un semplice e ripetuto “Grazie mille”, un passaggio in cui ringrazia in inglese gli “amazing” fan italiani e la splendida serata sotto il cielo stellato di Taranto- ma cerca costantemente il contatto fisico con il pubblico.

Comunica anche attraverso gesti eloquenti, battendosi le mani in petto più volte; scuote il pubblico, lo incita, lo esorta alla partecipazione al rituale collettivo. Insomma: una performance intensa e fisica, uno scambio continuo di energia.

Alle sue spalle una band che suona a memoria. Si nota un gran lavoro di squadra nel quale nessuno prende il sopravvento, nessuno va fuori dalle righe. L’esecuzione dei brani è pulita, fila liscia. Tanto poi ci pensa lui a spettacolarizzare la performance piroettando spesso il lungo filo del microfono.

Anche se è il tour dell’ultimo album – Antidepressant – uscito a fine 2025 ed accolto molto bene dalla critica, la scaletta attinge parecchio dal periodo migliore della loro carriera (gli anni ’90), con Coming Up (datato 1996, l’album più venduto) a recitare la parte da protagonista con ben cinque pezzi.

I momenti di maggior coinvolgimento dell’audience, nella prima metà della scaletta, sono quando eseguono Trash e Can’t Get Enough.

In mezzo agli spettatori il direttore artistico del Medimex, Cesare Veronico, gongola, a tratti chiude gli occhi come immerso in una catarsi. Forse pensa che anche quest’anno è andata bene.

Nonostante la forte impronta elettrica dello show, trovano spazio anche momenti più intimi (2 of Us o She’s in Fashion in versione acustica) che danno la possibilità al cantante di riprendere fiato, lasciando emergere la componente più melodica del repertorio.

Sul finale, come previsto, vengono sparati i brani più riconoscibili anche dallo spettatore occasionale come Beautiful Ones, il cui ritornello è cantato a squarciagola dal pubblico e la conclusiva Saturday Night, degna chiusura malinconica del concerto per chi vorrebbe, magari invece, ascoltare ancora qualche canzone (in effetti dalla set list ridotta da festival manca un cavallo di battaglia come She).

A distanza di oltre trent’anni dagli esordi, i Suede dal vivo confermano che ci sanno ancora davvero fare sul palco e che pur celebrando un passato che non si può dimenticare, continuano a guardare avanti, mostrando coerenza e credibilità artistica.

*Foto di Franzi Baroni