di
Alberto Pinna

Cinque minorenni (under 16) sotto inchiesta: violenze, stalking. Comparivano su bici e monopattini prendendo di mira persone sole incontrate per strada. Riprendevano i pestaggi pubblicandoli sui social

Terrorizzavano anziani e disabili, di notte bussavano alle porte delle case, si facevano aprire e gli lanciavano addosso spazzatura, deridendoli. Una banda di ragazzini, fra i 14 e i 16 anni, è stata smascherata e denunciata a Cagliari. Si sono traditi per vanagloria: hanno ripreso le loro «prodezze» con i telefonini e hanno diffuso i video su Tik tok, vantandosi. 

I carabinieri li hanno presi seguendo le indicazioni di alcune vittime. Poi hanno perquisito le loro abitazioni, trovando negli smartphone e nei computer le prove delle incursioni. La babygang agiva a nel capoluogo sardo, ad Assemini e Monserrato, popolosi centri dell’hinterland. Cinque i nomi segnalati alla procura dei minorenni — sono tutti di famiglie “normali”, nessun pregiudicato né note per disagi sociali — per ora come indagati, ma l’inchiesta è appena all’inizio e sono in corso accertamenti su una decina di complici, tutti non ancora diciottenni. 



















































Le aggressioni duravano da più di un anno, i carabinieri hanno trovato sui social già nel 2025 alcuni filmati. Minacce, improperi, sassi lanciati contro persone indifese, psicologicamente fragili, in prevalenza avanti con gli anni. Atti persecutori, stalking. Comparivano all’improvviso su biciclette e monopattini elettrici, prendevano di mira persone sole incontrate per strada, si accanivano su portatori di handicap, pedinandoli, dileggiandoli e scagliandogli bottiglie e sassi. Inseguite sin sotto a casa, con gli ingressi presi a calci. 

Decine e decine, le vittime. Nessuna pietà, neanche per chi invocava: «Basta». Minacciavano anche passanti o vicini di casa che cercavano di farli desistere. Fino a quando un anziano, esasperato, ha avuto il coraggio di andare in caserma. Il nucleo principale della baby gang era composto dai cinque minorenni sotto inchiesta, ai quali si sarebbero uniti di volta in volta diversi altri coetanei.

 I carabinieri di Assemini e della compagnia di Cagliari con il maggiore Simone Anelli hanno compiuto ricerche sul web e sono risaliti alla banda, la procura della Repubblica presso il tribunale dei minorenni ha emesso gli avvisi di garanzia e il decreto di perquisizione delle abitazioni, che ha consentito di sequestrare gli strumenti informatici dai quali venivano diffusi i video e i relativi commenti, molti dei quali scritti da coetanei. Poi i like e le esplicite approvazioni dei loro follower.

23 giugno 2026 ( modifica il 23 giugno 2026 | 17:49)