di
Alessandro Sala

Il provvedimento approvato con 80 voti favorevoli e 56 contrari. Alle Regioni la possibilità di aumentare le aree in cui esercitare l’attività venatoria, estendere i calendari e definire le specie cacciabili

Con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti l’aula del Senato ha dato il primo via libera al disegno di legge 1552 di riforma della caccia, con la modifica sostanziale della legge 157 in vigore dal 1992. Il testo passerà ora alla Camera. 

Il provvedimento porta la prima firma del capogruppo di FdI, Lucio Malan, e degli altri capigruppo della maggioranza: Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (Forza Italia, anche se ora non ha più il ruolo di capogruppo) e Giorgio Salvitti (moderati). A favore hanno votato i soli gruppi della maggioranza. 



















































Cosa cambia con le nuove norme

Il testo, tra le altre novità, definisce la caccia come «attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi» e i cacciatori diventano quindi «bioregolatori». Aumentano il numero di specie cacciabili e anche le aree in cui la caccia è consentita, con l’inserimento dei valichi montani e delle zone forestali demaniali. Le Regioni dovranno stabilire gli ambiti territoriali di caccia stabilendo i nuovi confini, ma potranno comprendere parchi e aree protette, dove già non si può sparare, nella quota di territorio sottoposto a salvaguardia. Potranno anche estendere i calendari con il venir meno del limite della prima decade di febbraio. Le aziende faunistico-venatorie non saranno più necessariamente «senza scopo di lucro» ma potranno trasformarsi in attività d’impresa. Viene inoltre consentito l’esercizio dell’attività venatoria in Italia a cacciatori in possesso di licenze rilasciate da altri Paesi

Un anno al Senato 

L’iter del provvedimento è stato particolarmente tormentato. In un primo tempo era stato annunciato un decreto legge da parte del governo, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, lo aveva dato per certo intervenendo ad alcuni eventi di associazioni venatorie. Poi di fronte alle proteste – il decreto richiede un presupposto di urgenza che era difficilmente ravvisabile per la modifica di una legge in vigore da oltre trent’anni – si è scelta la via parlamentare. Il ddl è stato depositato il 20 giugno dello scorso anno ed era stato annunciato all’assemblea esattamente 12 mesi fa, nella seduta del 23 giugno. Dopo il vaglio nelle commissioni, che lo hanno affrontato di fatto a partire da gennaio,  è arrivato in Aula mercoledì scorso. Dopo una settimana – ma avrebbe potuto chiudersi anche venerdì scorso se non ci fossero stati problemi di numero legale – ha ottenuto oggi il primo via libera. 

Il passaggio alla Camera 

La parola passerà ora alla Camera. Nell’aula di Montecitorio ci sarà probabilmente una presa di posizione anche interna alla maggioranza contro la riforma. A guidarla la deputata di Noi Moderati, Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, che ha definito quello di oggi «il giorno più triste della nostra legislatura». E che rilancia l’impegno ad abolire del tutto l’attività venatoria, «inaccettabile violenza e crudeltà su poveri animali indifesi per il divertimento di 500mila persone che provano piacere a togliere la vita» anche, eventualmente, ricorrendo allo strumento referendario qualora il testo diventasse davvero legge. 

Le associazioni in piazza

A poca distanza da Palazzo Madama, nella piazza del Pantheon, le associazioni ambientaliste hanno organizzato un presidio di protesta per contestare le nuove norme, considerate un attacco alla fauna selvatica. A loro si sono poi aggiunti, al termine della seduta, parlamentari del Pd, del M5S e di Avs. In un comunicato congiunto Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia hanno definito il voto del Senato «una  violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici» ricordando come la posizione assunta sia «contraria alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, alle evidenze della scienza e alla sicurezza delle persone», oltre che «un regalo ad una minoranza di cacciatori». Secondo le associazioni, però, il governo non può ignorare la protesta che ha coinvolto numerosi esponenti del mondo scientifico, della cultura e dello spettacolo e che ha portato 250 mila cittadini a sottoscrivere una petizione contro le nuove norme. Gaia Animali & Ambiente ricorda inoltre come i recenti sondaggi di Ipsos e Istituto Piepoli commissionati dalla Fondazione Capellino abbiano dimostrato come la stragrande maggioranza degli italiani sia contraria alla caccia o anche solo all’estensione della stessa. 

Cacciatori soddisfatti

Esprime invece soddisfazione Federcaccia che parla di «primo importante risultato». Consapevole però che «il lavoro continua ancora più difficile» per il passaggio alla Camera. Massimo Buconi, presidente della Fidc, invoca ora «tempestività, visto il poco tempo a disposizione, e egual determinazione da parte dei deputati», ringraziando i parlamentari che hanno votato a favore per non avere «ceduto alle strumentali pressioni mediatiche» e anche quella parte di opposizione che «ha cercato di portare il dibattito nel merito e non nello scontro ideologico». 

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23 giugno 2026 ( modifica il 23 giugno 2026 | 21:46)