Il nuovo presidente federale nominerà prima il direttore tecnico e in seguito il nuovo tecnico azzurro. L’ex Napoli è spinto anche dalla Serie A: i club possono dare un aiuto alla Figc sul budget


Elisabetta Esposito

Giornalista

24 giugno – 08:59 – ROMA

Il primo giorno di Giovanni Malagò presidente federale è stato subito particolarmente intenso. Al mattino è volato a Losanna per gli impegni come membro Cio, ma non deve essergli servito molto tempo per capire che la pressione sarebbe stata altissima. Telefonate e messaggi, un continuo. Attese, aspettative, programmi, domande, risposte, proposte. Tutti vogliono sapere come cambierà il nostro calcio, quale contributo lo storico numero uno del Coni porterà a questo settore che è in piena crisi da troppi punti di vista. Il primo nodo da sciogliere, lo ha detto chiaro anche subito dopo l’elezione di lunedì, è quello tecnico sportivo. Dunque sistemare Casa Italia, definire un direttore tecnico (Paolo Maldini è ancora la prima scelta) e con lui decidere il nuovo commissario tecnico della Nazionale, con Antonio Conte in pole. 

la spinta—  

Malagò, sul fronte prossimo allenatore dell’Italia, continua a dire di non aver ancora chiamato nessuno, inizierà a breve, ma già ci sono scenari che si stanno chiarendo e nomi che si stanno facendo prepotentemente spazio. A partire da quello di Antonio Conte. Nelle ultime ore sono emersi nuovi dettagli di un’operazione che fino a qualche tempo fa appariva troppo ambiziosa (soprattutto economicamente), ma che assume giorno dopo giorno una rinnovata concretezza. Ovviamente il presidente consulterà il nuovo direttore tecnico prima di prendere una decisione definitiva, ma qualcosa/qualcuno intorno a Malagò si sta già muovendo, mettendosi in gioco anche nell’offrire soluzioni ai problemi che potrebbero emergere. In particolare è la maggioranza dei club della Serie A, ovvero la componente che ha lanciato l’ex capo del Coni in questa complessa ma stimolantissima avventura federale, a spingere perché arrivi Conte. Per i presidenti del massimo campionato è il suo il profilo migliore in assoluto in un momento in cui il calcio reclama una svolta anche sportiva, Antonio da Lecce – quadrato, schietto, ambiziosissimo e soprattutto vincente – sarebbe l’uomo giusto per portarla avanti, passando dalle parole ai fatti. Molto più di Roberto Mancini, su cui sembrano essere in diversi a storcere il naso. 

la mossa—  

Tutti vogliono una grande Nazionale, a partire da Malagò che anche nelle sue promesse elettorali aveva garantito che con lui l’Italia tornerà ai Mondiali. Servirebbero due mandati, ma questo è un altro discorso. Le sue parole danno comunque la misura di quanto il nuovo presidente si senta responsabilizzato per l’Italia e di quanto speri di partire con un allenatore che sia da subito una garanzia. Come Antonio Conte. Ma torniamo ai club di A che in questa vicenda potrebbero avere un ruolo di peso. I presidenti sono convinti che un ct come lui funzionerebbe a meraviglia, con un effetto volano che nessuno sottovaluta: una Nazionale che va bene è anche la vetrina migliore per i calciatori italiani. Che tradotto, valorizzazione economica dei giocatori dei club. Un aspetto per cui la A sarebbe addirittura pronta a contribuire economicamente all’eventuale ingaggio di Conte. 

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pronto—  

Perché le richieste di Antonio sul fronte economico sono una delle chiavi della questione. Ma è qui che sta emergendo la novità più importante: Conte è pronto ad andare incontro alle richieste della Figc, perché inutile dirlo, ma la Nazionale è la Nazionale, un po’ come Sanremo. Un passo importante, soprattutto nella visione di Malagò che continua a ripetere che il nuovo ct dovrà fare una “scelta di cuore” ed essere pronto ad imbarcarsi con tutto se stesso in questa avventura tanto complessa quanto piena di aspettative. I soldi per Conte ci saranno, cifre lontane anni luce da quelle che prendeva al Tottenham o al Napoli, ma tra sponsorizzazioni e l’insolito passo avanti della Serie A si potrebbe trovare la giusta quadra. Questo nuovo coinvolgimento dei club più importanti nel progetto Nazionale potrebbe avere tra l’altro un risvolto molto positivo: si annullerebbe (o quantomeno ridurrebbe molto) quella certa resistenza avvertita finora nel trovare gli spazi per raduni e per tutto quello che potrebbe agevolare il compito del ct. Perché se si torna a credere all’Italia come vetrina preferenziale dei nostri talenti migliori, è facile che – senza nascondere anche un certo interesse economico – ci si ritrovi a essere molto più disponibili. Insomma, in questa vicenda azzurra tutti si stanno mostrando pronti a fare qualche sacrificio, dalla Federazione alla Serie A, fino – soprattutto – ad Antonio Conte.