CREMONA – Sono circa 1.000 le casse che contengono frammenti di affreschi della stanza di Arianna della domus del Ninfeo, la grande residenza scoperta in piazza Marconi. Sono oltre 50mila i frammenti da comporre e ricomporre un enorme puzzle che – una volta ultimato – mostrerà ciò che resta di un ambiente raffinatissimo i cui resti «ci raccontano per qualità del tratto pittorico e per caratteristica dei pigmenti di un affresco realizzato da maestranze che hanno eguali solo a Roma e nelle residenze imperiali di Augusto» – affermano Marina Volonté, archeologa e conservatrice del museo archeologico San Lorenzo ed Elena Mariani, ricercatrice indipendente ed esperta di intonaci romani. Ovviamente il pensiero fa al giureconsulto latino Alfeno Varo, ma non ci sono testimonianze certe che possano legarlo alla domus.
Su 20 metri quadrati di superficie pittorica ne sono sopravvissuti all’incendio una decina. Il soggetto del mito veniva articolato in tre grandi quadri: Teseo abbandona Arianna, il dio Dioniso che trova Arianna addormentata e il Trionfo di Dioniso e Arianna. Il ciclo di affreschi apparteneva a un cubicolo di una donna colta. Ciò che è stato ritrovato nella Domus del Ninfeo fa pensare a una residenza che nulla aveva da invidiare alle grandi domus imperiali di Roma, ma materiali e mano pittorica riconducono non a una domus imperiale qualunque, ma alla stessa casa di Augusto. Ciò ci fa dire che la Domus del Ninfeo, rinvenuta durante i discussi ma importantissimi scavi in piazza Marconi, doveva essere la residenza di un altissimo esponente della Roma augustea.

Marina Volontè, Elena Mariani e Giacomo Fiocco al museo archeologico San Lorenzo
A fronte di questo aspetto eccezionale dei ritrovamenti di piazza Marconi, il rischio è quello che quei lacerti di affreschi rimangano tali. «Il lavoro di ricomposizione dell’affresco è un lavoro immane e dai tempi lunghissimi – prosegue Mariani -, ma a venirci in aiuto è la tecnologia, tutto ciò grazie alla sinergia che siamo riusciti ad intessere con il Laboratorio Arvedi di diagnostica dell’Università di Pavia, coordinato da Giacomo Fiocco e col dipartimento di Ingegneria industriale e dell’informazione, sempre dell’ateneo pavese nella persona di Piercarlo Dondi.»
E allora l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi può diventare una via da percorrere per darsi un orizzonte possibile. «Ci siamo chiesti se non si potesse ipotizzare una ricostruzione virtuale del cubiculo, addestrando un sistema basato sull’Intelligenza Artificiale con informazioni scientifiche, la tipologia di pigmenti, i colori usati, i materiali e ovviamente il soggetto mitologico sviluppato che era ricorrente nelle domus – spiega Fiocco -. Abbiamo per questo provveduto, forti dei frammenti già ricostruiti, ad acquisire le immagini di tutti i frammenti che ci ha permesso di individuare caratteristiche e aspetti invisibili a occhio nudo. L’idea è quella di acquisire tutti gli oltre 50mila frammenti di affreschi per poi cominciare a raggrupparli attraverso algoritmi di machine learning. Il compito del nostro laboratorio sarà quello di scansionare agli ultravioletti tutti i frammenti e poi, una volta acquisiti questi materiali, interviene il Computer Vision and Multimedia Lab del dipartimento di Ingegneria industriale e dell’informazione dove lavora Dondi».

Uno dei frammenti di affresco che testimoniano la raffinatezza degli ambienti della Domus del ninfeo
Ed è proprio Dondi che racconta la grande scommessa che unirà tecnologia e conoscenze umane che attende il dipartimento dell’ateneo di Pavia: «L’Intelligenza artificiale può venire in aiuto agli archeologi, non sostituendosi a loro, ma accelerando alcuni aspetti meccanici: come raggruppare frammenti che per caratteristiche materiche e cromatiche potrebbero appartenere allo stesso affresco – afferma -. Per questo la fotografia dei frammenti agli ultravioletti fornirà caratteristiche e informazioni che appositamente analizzate e assemblate dalla potenza di calcolo dell’intelligenza artificiale permetteranno di fare ipotesi di ricostruzione in base ai topoi del genere pittorico a cui si fa riferimento. Ovviamente poi saranno gli archeologi e gli esperti di questo settore a giudicare o semplicemente a essere posti sulle tracce di quella che può essere la ricostruzione più vicina alla realtà storica. Iniziative simili le abbiamo portate avanti in sinergia con l’Università di Parigi-Saclay e l’Università di Salerno realizzando attività di clustering legate a ipotesi ricostruttive di affreschi. In questo senso l’Intelligenza artificiale può connotarsi come uno strumento importantissimo per velocizzare il lavoro di ricostruzione e affiancare le conoscenze specifiche degli archeologi che comunque mantengono un ruolo di primo piano».
Spetta a Fiocco, responsabile del Laboratorio Arvedi del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia entrare nel vivo e affermare: «Ora dobbiamo trovare i fondi per dare il via alla campagna di fotografia dei singoli frammenti. Sarebbe il primo tassello – è quanto mai il caso di dirlo – per cominciare a ricostruire la stanza di Arianna e Dioniso, riportandola davanti ai nostri occhi dopo secoli».

