Rafa è tornato a parlare del suo futuro dopo il gol all’Uzbekistan, e molti hanno interpretato le sue dichiarazioni come uno spiraglio per restare in rossonero. Ma…

Sono arrivati anche i complimenti di Ibra, suo vecchio mentore disilluso (a un certo punto aveva rinunciato, per sfinimento, a fargli da tutor): “Sono veramente contento per il gol di Leao. Quando gioca e performa a questi livelli, per me è uno dei migliori in assoluto”. Tanto, il punto è sempre e soltanto quello: “Quando gioca e performa a questi livelli”. Già. Il sottile confine tra il campione, che garantisce una certa percentuale di prestazioni ad alto livello, e il buon giocatore di talento che s’accende a intermittenza. Ad ogni modo, il gol all’Uzbekistan ha l’effetto – da non sottovalutare – di far uscire Rafa dallo sgradevole limbo dell’astinenza. L’ultimo gol in nazionale risaliva a un anno e mezzo fa (15 novembre 2024 contro la Polonia in Nations), l’ultimo in assoluto era quello dell’1 marzo a Cremona in maglia rossonera. Da lì in poi per il portoghese era stata una via crucis sempre più complessa e dolorosa fino allo shock del 31 maggio, quando aveva aperto il vaso di Pandora: “Penso di avere già dato tutto quello che avevo nel Milan. Tutti abbiano dei sogni, delle ambizioni: io ambisco ad avere una nuova sfida in un nuovo campionato”. Era il 31 maggio. Pochi giorni dopo, un altro carico da undici: “Ho bisogno di una nuova sfida. In Italia il campionato si sta evolvendo, ma per il mio calcio la Premier League o la Liga valorizzerebbero di più il mio talento e me come giocatore: riuscirei a mettere a confronto il mio talento con giocatori che sono a un livello molto alto. Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia. Il sistema tattico non mi aiutava”.

riflessioni—  

Boom. Rottura completa. Milan incredulo ed entourage del giocatore pure, più che altro per le tempistiche completamente fuori luogo. Poi, ieri, nel dopogara con l’Uzbekistan, sono arrivate altre parole. E suonano decisamente meno drastiche: “Devo festeggiare con la mia famiglia perché questa stagione è stata difficile per me, tra infortuni e tante altre cose in mezzo. Anche la stagione con il Milan. Amorim? In questo momento devo stare concentrato sul Mondiale. So che è un allenatore molto bravo, ha fatto bene in Portogallo, allo United non è andata come voleva ma resta un grande allenatore. Deciderò la mia vita dopo il Mondiale”. E’ una riflessione diversa rispetto a quelle tranchant delle scorse settimane. Induce a pensare che Rafa voglia tenersi aperte tutte le porte, anche quella apparentemente chiusa a chiave da un pezzo: restare dov’è. Ci sono un paio di carezze al nuovo allenatore, c’è il rimando della decisione al post Mondiale, senza più entrare nello specifico di un addio sicuro. Della serie: vediamo cosa succede e poi chissà.

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lodi—  

Come mai? In modo molto prosaico, può essere che Leao si stia accorgendo che non c’è esattamente la fila fuori dalla sua porta. Alla quale avevano bussato il Galatasaray e pure il Fenerbahçe, che poi lo aveva scaricato: “Lo abbiamo incontrato, ma dopo dieci minuti di chiacchierata abbiamo capito che non sarà il nostro nuovo bomber”. Amen. Altro di concreto, al momento non c’è. Lui vorrebbe Inghilterra o Spagna, ma meglio la Premier League ça va sans dire. Ha tessuto le lodi di club come United e Chelsea, ma questo non è garanzia di trasferimento. Ballano una cinquantina di milioni che Rafa deve portare sul tavolo delle trattative. Vedremo se dalla seconda metà di luglio in poi cambierà qualcosa. Questo gol certamente aiuta a ricordare della sua esistenza, ma rimane comunque un lampo nel buio: il ct Martinez in due partite lo ha sempre fatto partire dalla panchina e gli ha concesso in tutto appena 26 minuti. C’è poi il discorso relativo ad Amorim. Uno di natura tattica: nel 3-4-2-1, dove il tecnico fa giocare molto stretti i trequartisti, Leao avrebbe poco spazio. E nel 3-4-3, dove le punte esterne sono chiamate ad andare dentro il campo, occorrerebbe adattarsi. L’altro discorso è di natura gestionale: Amorim ha sempre messo il gruppo davanti a tutto, non è un tecnico portato a gestire più del dovuto i casi personali e le prime donne. Anzi, proprio per proteggere lo spogliatoio, di solito cerca di liberarsi dei giocatori che tendono ad accentrare troppe attenzioni. Se Rafa alla fine davvero restasse, sarebbe una (ri)partenza tutta in salita.