Contestazioni all’arrivo a Los Angeles e un clamoroso retroscena: la federazione ha provato a far annullare il ko

Non c’è pace per la Turchia, arrivata in America col suono della grancassa, come possibile sorpresa Mondiale, e già fuori dopo aver steccato clamorosamente: due sconfitte in due partite. Anche la vigilia della sfida contro gli Stati Uniti qui a Los Angeles, ormai inutile se non per la passerella dei padroni di casa primi del girone, ha restituito la fotografia di una nazionale tutt’altro che pacificata. La squadra di Vincenzo Montella è arrivata, infatti, nella città degli angeli con un carico di delusione, rabbia e polemiche, che non si sono ancora spente dopo l’ultimo disastro contro il Paraguay. L’accoglienza davanti all’hotel della squadra è stata emblematica: c’erano, sì, tanti tifosi che hanno seguito il pullman dall’aeroporto sventolando bandiere turche, ma pure un gruppo di contestatori che ha preso di mira sia il commissario tecnico sia il presidente federale Ibrahim Haciosmanoglu. “Montella go home”, “Vergognatevi” e “Tornate nel Paese”, i cori più di moda. Di fronte al montare delle proteste, lo stesso presidente federale ha dovuto dire la sua: “Il nostro unico dispiacere è aver deluso queste persone. Sono arrivate da tutto il mondo per sostenerci e ci fa ancora male. Chiediamo scusa ai nostri tifosi. Saranno però ancora i nostri ragazzi a risollevarci”, ha dichiarato Haciosmanoglu, promettendo un riscatto a Euro 2026 e confermando la fiducia nell’attuale gruppo di giocatori e, soprattutto, nel tecnico italiano.

la protesta—  

Non bastasse, da Istanbul a Los Angeles si avverte ancora la coda avvelenata del ko con il Paraguay, ma la vicenda ha assunto ormai dei toni surreali. Al centro della scena c’è sempre l’arbitro salvadoregno Ivan Barton, quello dell’espulsione ad Almiron per aver messo la mano davanti alla bocca. L’altro protagonista, però, è il centrocampista paraguaiano Matias Galarza, l’uomo-gol che ha tagliato con un colpo di sciabola la testa dei turchi. Durante la baraonda Barton aveva perso l’orologio tecnologico mentre cercava di sedare una delle tante risse in una partita elettrica. La tv ha mostrato come lo stesso Galarza lo abbia raccolto e si sia allontanato, prima addirittura di indossarlo al polso (lo avrebbe restituito dopo). Il video è diventato immediatamente virale tra X, TikTok e Instagram, generando milioni di visualizzazioni, ma in Turchia la polemica è andata oltre il semplice meme social. Molti hanno sottolineato come Galarza fosse già ammonito in quel momento e come l’arbitro, concentrato sul recupero dell’orologio perduto e distratto dal caos intorno, non abbia preso provvedimenti adeguati. Insomma, il centrocampista andava espulso e quindi l’episodio avrebbe inciso sul regolare svolgimento della gara. La novità svelata dalla stampa turca, però, è che dietro le quinte la Federazione avrebbe addirittura tentato una strada clamorosa: in silenzio, senza rendere pubblica la mossa, avrebbe avviato contatti con la Fifa per verificare la possibilità di chiedere la ripetizione dell’incontro, con tanto di avvocati federali in missione. Sarebbe stato lo stesso Haciosmanoglu a dare il via libera all’iniziativa con una frase significativa: “Anche se c’è l’uno per cento di possibilità, facciamolo. Difendiamo i nostri diritti…”. Risposta della Fifa, ovviamente negativa: pur riconoscendo l’eccezionalità del caso, non è stata compromessa la direzione della partita. Pare che un dettaglio sia stato considerato decisivo: Barton aveva un secondo sistema di cronometraggio, quindi niente danno all’incontro sciagurato.