di
Adriana Logroscino

La modifica proposta da Azione e fatta propria dalla maggioranza esonera dalle sottoscrizioni solo i gruppi costituiti prima di gennaio. Insorge Futuro nazionale: «Contentino a Calenda per una futura intesa?». Opposizioni all’attacco sui tempi forzati: «Hanno paura». Venerdì in Aula

Maggioranza e opposizioni sono sempre ai ferri corti sui tempi compressi e i contenuti della legge elettorale. Ma in commissione la maggioranza dà parere favorevole e fa suo un emendamento proposto da Azione. E pone, così, un paletto aggiuntivo al nuovo partito di Roberto Vannacci. L’emendamento subito ribattezzato “antiVannacci”, infatti, prevede che per poter presentare le liste siano esonerati dalla raccolta di firme solo i gruppi che si siano costituiti anche in un solo ramo del Parlamento, ma entro il 31 dicembre 2025. Quindi agevolazione accordata ad Azione, appunto, a Noi moderati e anche a Avs e IV. Ma non a Futuro nazionale, nata nel 2026, e neppure a +Europa che invece non ha un gruppo autonomo ma una componente in Parlamento. La riformulazione, della proposta di Azione, è stata fatta propria dai relatori. Chiuso l’esame in commissione, con la tagliola che non ha fatto discutere circa metà dei 434 emendamenti, ora la legge elettorale arriva in Aula.

Reagisce piccato Edoardo Ziello, deputato vannacciano: “Sgombriamo il campo: noi vogliamo raccogliere le firme perché considerando gli iscritti che abbiamo, le abbiamo già. Ma prendiamo atto che viene fatto un favore dal centrodestra a un partito, Azione, che non è nel centrodestra, mentre si restringe una fattispecie per chi è nel centrodestra. Un assurdo contentino. Forse il segnale per una futura intesa. Poi saremmo noi quelli funzionali alla sinistra?”.



















































Protesta anche +Europa. “Lo scempio di democrazia che si sta perpetrando sulla legge elettorale continua – dice Riccardo Magi -. Già l’impianto della legge è vergognosamente plebiscitario e antidemocratico e i cittadini troveranno al posto della scheda una lenzuolata di nomi bloccati da ingoiare in blocco. In più, ora, a poche ore dal termine fissato per concludere forzatamente l’esame, la maggioranza vota contro la possibilità di raccogliere le firme in modalità digitale e riformula una serie di emendamenti volti a garantire l’esenzione dalla raccolta firme ad alcuni e per precluderla ad altri, con criteri del tutto discrezionali e iniqui. Si tratta di un odioso privilegio che vuole escluderci dalla partecipazione al voto”. 

I lavori della commissione Affari costituzionali  si sono chiusi con il mandato al relatore. Dopo che una riunione dei relatori – Nazario Pagano di Forza Italia, Angelo Rossi di Fratelli d’Italia, Igor Iezzi della Lega e Alessandro Colucci di Noi moderati – con Giovanni Donzelli, plenipotenziario dei meloniani, a metà giornata, aveva stabilito l’orientamento già annunciato: gli emendamenti che prevedono le preferenze, nodo che divide il centrodestra, restano accantonati. Se ne discuterà direttamente in Aula. Il Pd protesta per i tempi forzati: «Abbiamo riaperto i lavori della commissione a poche ore dalla conclusione dell’esame della legge elettorale senza avere ancora alcuna chiarezza sul destino sui 39 emendamenti accantonati e, soprattutto, senza conoscere la posizione della maggioranza e del governo su questioni politicamente rilevanti – segnala Simona Bonafè, capogruppo dem in commissione Affari costituzionali -. Finora abbiamo esaminato solo il 46 per cento degli emendamenti e restano ancora aperti temi fondamentali per la qualità della nostra democrazia». Avs, +Europa e M5S promettono battaglia sul voto ai fuorisede e le firme digitali. 

Tempi strozzati e la mancanza di un adeguato esame di merito, sono le ragioni della battaglia delle opposizioni che avevano tentato anche con un ricorso al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di ottenere una dilazione dei tempi. “La maggioranza ha calpestato i diritti delle opposizioni e impedito un confronto serio e proficuo in commissione Affari costituzionali su quella che dovrebbe essere la legge delle regole del gioco, una legge che per sua natura dovrebbe nascere dal massimo coinvolgimento possibile di tutte le forze politiche”, scrive in una nota Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera. «Più del 50 per cento degli emendamenti cassati, una discussione troncata: qual è l’emergenza che impedisce una discussione serena e piena sulla legge elettorale? Nessuna, se non il tentativo della destra di nascondere le proprie divisioni, accantonando i punti critici che non sono in grado di affrontare al loro interno», concorda Filiberto Zaratti di Avs.

Difende l’iter Nazario Pagano, presidente della commissione e tra i relatori della legge in Aula. “Il testo che approda all’esame dell’assemblea è il risultato di un’approfondita attività istruttoria, arricchita da numerose audizioni e da un confronto ampio e partecipato tra tutte le forze politiche. L’approvazione da parte della commissione Affari costituzionali del mandato ai relatori rappresenta un passaggio importante nel percorso volto a rafforzare il funzionamento del nostro sistema democratico, attraverso un equilibrato bilanciamento tra rappresentatività, pluralismo e stabilità istituzionale».


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24 giugno 2026 ( modifica il 24 giugno 2026 | 20:50)