La denuncia dell’attivista russa Gannushkina al Parlamento europeo: «In Karelia senza acqua né luce, nel Paese il potere giudiziario è inesistente»
In Karelia, nel nord della Russia, ci sono insediamenti dove non c’è né acqua né elettricità. Dove l’acqua deve essere acquistata. Una attivista tornata a Mosca è rimasta sorpresa da come la gente vivesse nella capitale, «come se nulla fosse», ha raccontato Svetlana Gannushkina, fondatrice del Comitato di assistenza civica, organizzazione che fornisce aiuto umanitario e legale agli immigrati, 84 anni, fra le più importanti attiviste in Russia, in un intervento al `Dialogo di Bruxelles´ ospitato dal Parlamento europeo a Strasburgo, dove è arrivata da Mosca, con «un atto di coraggio e determinazione» riconosciuto dagli organizzatori dell’evento a cui sono stati invitati a parlare gli esponenti più importanti delle forze democratiche russe, in cui ha per prima cosa, lei che è rimasta a vivere in Russia, parlato di come sia sbagliato «separare la comunità russa, la società civile russa, in chi ha lasciato e chi è rimasto, perché siamo rimasti in stretto contatto e abbiamo visioni simili che non dipendono dalle frontiere che ci separano». «Ci sono problemi economici immensi. Il tenore di vita delle persone sta precipitando e ci sono immense differenze fra Mosca e le regioni, ed è difficile ottenere informazioni», ha raccontato.
«La società è frammentata e vive nella paura, le persone hanno paura di protestare, vedono cosa succede nei tribunali, la paura si diffonde nella società ma anche è anche endemica nei gradini più alti. Stiamo assistendo a repressioni, nei tribunali, con circa 5mila casi penali con motivazioni politiche e 4000 detenuti politici», ha detto auspicando solidarietà internazionale, che ci sarà assistenza quando ci sarà una bozza di accordo per il cessate il fuoco, che comprendiamo che «il futuro è comune e che dobbiamo dare una forma a tale futuro che ancora manca». Auspico, ha aggiunto, la fine di questa guerra anche se non so ancora come questo potrebbe accadere ma che deve accadere.
«Questa questa guerra, un termine che noi non possiamo usare, anche se il Presidente Putin la usa, ora più lunga della grande guerra patriottica, è una tragedia per tutto il mondo e non ne vediamo alcuna fine a breve, non vediamo alcuna forza politica di peso che si può opporre, eccetto forse Yabloko», ha sottolineato, auspicando che a un certo punto si possa dire basta, «incontrando le aspirazioni di chi è coinvolto in questa catastrofe».