di
Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio
Si tratta di un ragazzo di 19 anni, di origini nordafricane. Il delitto sarebbe maturato nell’ambito di un incontro sessuale: «Avevo bisogno di soldi, per questo avevo risposto al suo annuncio»
C’è un fermo dei carabinieri per l’omicidio del traduttore Roberto Guerrino, 60 anni, ucciso nel suo appartamento a Nolo il 13 giugno scorso. Si tratta di Jawhar Kadir, un ragazzo di 19 anni, di origini nordafricane, individuato dagli inquirenti del Nucleo investigativo e dalla compagnia Duomo dei carabinieri, coordinati dal pm Carlo Scalas.
Secondo la ricostruzione degli investigatori Guerrino è stato ucciso con oltre dieci violenti colpi alla testa e al viso sferrati con delle statuette di Buddha che la vittima aveva in casa. Il delitto sarebbe maturato nell’ambito di un incontro sessuale con Guerrino il quale aveva pubblicato diversi annunci su app in cui cercava ragazzi anche di origini straniere per incontri.
Decisivi per le indagini i filmati delle telecamere della zona e dei palazzi vicini, oltre a quelle dei mezzi pubblici, che hanno permesso di circoscrivere i movimenti del 19enne – e di un amico marocchino di 17 anni la cui posizione è ancora al vaglio del tribunale per i minorenni – dopo essere usciti dal palazzo di via Oxilia fino a Melzo, nell’hinterland milanese. Il 19enne è stato fermato mentre, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, stava cercando di fuggire ed è stato fermato alla stazione di Melzo con diversi bagagli. Decisivo per le indagini anche il recupero di un tablet rubato alla vittima. Il fermo è già stato convalidato e il 19enne si trova a San Vittore.
«Avevo bisogno di soldi, per questo avevo risposto al suo annuncio», ha detto Jawhar Kadir, che ha precedenti per rapina, maltrattamenti e lesioni e pratica Mma. «L’ho colpito prima a mani nude e poi con la statua di Buddha». Il delitto è avvenuto tra le 19.30 e le 20.30 di venerdì 12 giugno dopo un incontro sessuale organizzato attraverso una app. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della compagnia Duomo il 19enne non avrebbe dato il tempo di reagire alla vittima e dopo il delitto avrebbe arraffato cellulare, tablet, soldi, un pc e documenti della vittima. All’uscita dall’appartamento avrebbe avuto tracce di sangue su mani e braccia. L’Ipad di Guerrino è stato sequestrato alla fidanzatina dell’arrestato, alla quale il 19enne l’aveva regalato dopo il delitto. I Ris durante il sopralluogo avevano individuato una sua impronta palmare in casa, proprio dove si trovava la statua usata per il delitto, e anche l’analisi del traffico del router wifi di casa Guerrino che dimostrava il distacco di tutti i dispositivi della vittima alle 20.30 di venerdì 12 giugno.
Già sabato scorso il 19enne si era allontanato da Milano, finendo in provincia di Messina, dove aveva trovato rifugio in un autodemolitore. Sorpreso dal titolare era poi stato allontanato dai carabinieri ed era tornato a Milano. Poi due giorni dopo, lunedì sera, era stato bloccato con i bagagli alla stazione di Melzo. Il minorenne, indagato a piede libero, si trovava insieme all’arrestato il giorno del delitto e le telecamere lo riprendono con lui vicino al palazzo di via Oxilia anche se tuttavia, secondo i risconti, non sarebbe mai entrato all’interno dello stabile.
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25 giugno 2026 ( modifica il 25 giugno 2026 | 16:31)
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