Dopo la deludente corsa rosa, il marchigiano ha chiuso secondo in Slovenia: “Uno schiaffo salutare. Non ho sbagliato la preparazione”
Giornalista
25 giugno – 17:05 – MILANO
Non ha bruciato dorsali e maglie, non si è pianto addosso, non ha sprecato tempo. Quello di Giulio Pellizzari è stato un Giro d’Italia sofferto e deludente concluso con un 21° posto che non gli rende giustizia, ma il 22enne marchigiano della Red Bull non è “sparito” subito dopo, come pure avrebbe potuto”. Ha aspettato il Giro di Slovenia, cinque tappe da mercoledì a domenica scorsa, per riprendere confidenza con il podio: secondo nella tappa regina, secondo in classifica finale, alle spalle del compagno Florian Lipowitz.
Pellizzari, 4 brevi corse a tappe nel 2026: terzo alla Valenciana, terzo alla Tirreno-Adriatico, primo al Tour of the Alps, secondo in Slovenia. Che cosa significa?
“Aver trovato una certa continuità, una delle cose che chiedevo a questa stagione. Essere presente. È stato il miglior modo per andare in vacanza, ora, e poi riprendere sereni per fare una bella seconda parte di stagione”.
Quando la vedremo in gruppo, ora?
“Non farò altri grandi giri. San Sebastian e Vuelta Burgos ad agosto. Diverse gare in Italia di un giorno a settembre, tra cui Larciano, Coppa Sabatini e Memorial Pantani. Spero il Mondiale, punto interrogativo sull’Europeo, chiusura con il Lombardia”.
“Sicuramente sì. Non so se per la vittoria finale, visto come va Pogacar, il discorso sia aperto. Ma per gli altri sul podio sì e conto che i miei compagni, a cominciare da Evenepoel e Lipowitz, si facciano valere”.
Per lei, importante avere reagito in Slovenia dopo il flop del Giro?
“Più che altro, mi è servito per ritrovare quelle belle sensazioni in bici che al Giro non ho più avuto a iniziare dalla tappa nove, quella di Corno alle Scale. Con ‘Lipo’ ci siamo divertiti, sono contento di come è andata”.
A Roma aveva detto che avrebbe bruciato i dorsali e le maglie della corsa rosa: lo ha fatto?
“Ma stavo scherzando, se vede le immagini in cui lo dico… si capisce chiaramente, mi ero messo anche a ridere. Qualche ‘giornaletto” lo ha preso sul serio, forse per fare un po’ di polemica lo ha ripreso”.
Alla fine, che morale ha tratto dal Giro?
“La considero una lezione, un modo per imparare. Ho preso un bello schiaffo in faccia che però mi verrà utile in futuro. Il risultato non è arrivato, ma ho tanta esperienza in più”.
Lei ha sofferto di un virus gastrointestinale che l’ha condizionata, però in tanti hanno osservato che forse era andato in forma troppo presto, avendo vinto il Tour of the Alps ad aprile: che cosa ne pensa?
“Non credo, in realtà”.
“Nessuno di quelli che hanno lottato per il successo all’Alps erano al cento per cento. E nemmeno io, lo vedevo dai dati e dai numeri che avevo. Non erano certo dei migliori. Al Giro, invece, stavo crescendo e poi è successo quello che è successo. Non ho più recuperato, e basta”.
Il ciclismo contemporaneo va velocissimo: magari non si riesce a godersi i successi, ma allo stesso tempo è più semplice ripartire dopo un rovescio?
“Proprio così, è vero. Lo dimostra il fatto che io sia già ripartito”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA