di
Simone Innocenti e Simone Dinelli
L’interrogatorio dell’uomo che mercoledì pomeriggio ha ucciso sua moglie e il figlio 24enne Mirko, a colpi di fucile, dopo una lite in casa. Il movente sarebbe da ricercare nel fatto che Moriconi non avrebbe mai accettato l’omosessualità del ragazzo ma anche nella continua richiesta di soldi. La cugina che vedeva di nascosto, il ricordod dei datori di lavoro al bar. E il lutto cittadino
«L’ho fatto perché andava fatto»: è quello che ha detto agli inquirenti Piero Moriconi, muratore di 63 anni, che mercoledì pomeriggio ha ucciso la moglie 52enne, Kety Andreoni, e il figlio 24enne, Mirko, a colpi di fucile. Il duplice omicidio è stato compiuto nella casa di famiglia, a Pieve di Camaiore, in Versilia.
Dai primi accertamenti, il movente sarebbe da ricercare nel fatto che Piero non avrebbe mai accettato l’omosessualità del ragazzo, ma non solo. «Mio figlio era pazzo e mia moglie mi picchiava», ha aggiunto durante l’interrogatorio dopo essere stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Viareggio.
«Ieri (mercoledì, ndr) ho litigato: l’ennesima discussione sui soldi. Mio figlio non faceva altro che chiedermi soldi. E allora a quel punto ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due», ha detto alla pm Elena Leone. «La situazione familiare del mio cliente era insostenibile da anni», dichiara l’avvocato Fabbri.
Dai primi accertamenti quindi, il movente sarebbe da ricercare non soltanto nel fatto che Piero non avrebbe mai accettato l’omosessualità del ragazzo.
«Mio figlio era iperattivo e psichiatrico – ha messo a verbale l’uomo – Era ingestibile e violento». Secondo il padre, Mirko Moriconi, che lavorava in un locale in Darsena a Viareggio, non faceva altro che chiedere soldi. «E noi eravamo costretti a nasconderli in casa – ha aggiunto ancora il muratore – Mio figlio aveva problemi di tossicodipendenza e di alcool: era violento», dice ancora.
A precisa domanda della pm Leone, Piero Moriconi ha risposto: «Io ero ansioso perché mio figlio era gay». Nessun accenno – nel verbale di interrogatorio – al fatto che l’uomo non accettasse l’intenzione di cambiare sesso del figlio.
«Mia moglie era una donna nevrotica: minacciava di lasciarmi da solo con mio figlio e poi di andarsene. Anche ieri lei ha preso le difese di lui: lo assecondava nelle richieste di soldi. C’è stata una discussione e ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due», ha messo a verbale.
«Il mio assistito è sconvolto: ha capito di aver rovinato due vite e di aver rovinato la sua», conclude l’avvocato Fabbri.
Quello che i social raccontano del figlio Mirko, è che era un ragazzo tormentato. Agli amici più stretti aveva confessato di volersi operare per cambiare sesso. Qualcosa che a Mirko provocava dolore. «La vita è stata dura con te, ma non ti sei mai arreso», scrive parlando di sé. E ancora: «Forse è questo il senso del mio vivere. Forse dal dolore potrò guarire e scrivere canzoni».
La mamma Kety, secondo quanto emerge dalle prime ricostruzioni, si sarebbe schierata sempre dalla parte del figlio, con il quale aveva un legame fortissimo, nell’ambito di scontri accesi e tensioni familiari che nell’ultimo periodo si erano particolarmente accentuate. E andando a ritroso nel tempo, sulla pagina Facebook di Mirko — che sui social si era registrato come Michelangelo Andreoni, utilizzando un nome di fantasia e il cognome della madre — spunta un post del 12 ottobre 2022 in cui scriveva: «Ragazzi, è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay».
La cugina che vedeva di nascosto e i datori di lavoro al bar: «Portavi allegria con il tuo modo unico di servire ai tavoli»
Giovedì mattina sul luogo della tragedia c’era anche la cugina minorenne di Mirko, che per il giovane cameriere e cantante era molto di più di una semplice parente: un’amica, una confidente, un porto sicuro. Un legame che Mirko «celebrava» spesso sui social: in una foto che li riprende assieme Mirko scrive a corredo: «Quando hai un cugino gay e sei costretto a vederlo di nascosto perché i parenti non vogliono»». In un altro post i due sono ancora uno accanto all’altra e Mirko commenta: «Ci hanno diviso perché io gay, ma noi siamo andati contro tutti e siamo ancora qua». Giovedì mattina la giovane ha preferito non parlare, mentre sua madre ha usato parole dure nei confronti di Mirko: «Aveva preso brutte strade: era alcolizzato e si drogava. E Piero veniva umiliato dalla moglie, che lo prendeva in giro». Fra i tanti messaggi di cordoglio delle ultime ore c’è quello del Carpe Diem, locale della Darsena di Viareggio dove il giovane ucciso lavorava come cameriere: «Siamo sconvolti – scrivono Gabriel e Alessio, i due titolari – nell’apprendere la notizia della tragedia familiare del nostro collega e amico Mirko. Portavi allegria con il tuo modo unico di servire ai tavoli. Il mercoledì con il karaoke era la serata in cui univi il tuo lavoro alla tua passione per il canto. Ti ricorderemo sempre. Un ultimo abbraccio dai tuoi colleghi».
Il sindaco e il lutto cittadino: «Viviamo in una società in cui si chiudono porte e finestre»
Il sindaco di Camaiore Marcello Pierucci ha proclamato il lutto cittadino, listando a lutto le bandiere esposte in municipio. «Sarebbe sbagliato – dice – limitarci ad osservare la questione dell’orientamento sessuale. Indubbiamente stiamo parlando di una famiglia che aveva criticità e debolezze, che impongono a tutti un esame di coscienza. Viviamo in un Paese dove il Governo non aiuta le fasce deboli, ma anche in una società dove spesso si chiudono porte e finestre, quando si sentono grida giungere dall’esterno, anziché uscir fuori per dare una mano. E questo ci deve far riflettere».
La fiaccolata
Venerdì sera a Camaiore è in programma una fiaccolata in ricordo delle vittime del duplice omicidio: l’iniziativa è organizzata dai colleghi di Kety Andreoni, che lavorava in una Rsa della zona, non lontana da casa
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25 giugno 2026 ( modifica il 25 giugno 2026 | 20:51)
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