Lei, dal canto suo, rivela di fare molta fatica a convivere con l’eccessiva possessività di Gabriele, che racconta più volte e con un certo orgoglio di voler tenere la fidanzata dentro la sua bolla, evitando di fatto che viva la sua vita lontana da lui. La lezione che emerge da questa coppia di Temptation Island è molto semplice, ed è che l’amore che diventa controllo non è amore. Non è amore impedire alla tua fidanzata che lavora in un centro estetico di non accettare clienti maschi e, soprattutto, di non avere a che fare con fornitori maschi. Non è amore impedirle di uscire la sera e di pubblicare delle storie su Instagram perché pensi a chi quelle storie potrà vederle, ma non è amore neanche sminuire la sua carriera mettendoti a ridere, come se lavorare in un centro estetico avesse meno dignità di un lavoro d’ufficio.
A Gabriele, escludendo il limitatissimo vocabolario linguistico di cui dispone – perché ripetere per trentuno volte di fila «follia» è la prova che quando spiegavano i sinonimi a scuola era probabilmente a giocare con l’astuccio – consiglieremmo di assumersi qualche responsabilità. Perché sarà anche vero che Sara sta flirtando con un Bronzo di Riace nel villaggio accanto, ma se davanti alla telecamera il fidanzato dice che aveva ragione lui a non farla uscire di casa senza il suo permesso e a impedirle di postare storie su Instagram perché solo così «stava tranquilla» si vede, ahimè, che l’amore non sappia cosa significhi. A questo punto, rispetto a Gabriele, è meglio Giovanni. La sua fidanzata Sabrina dice che è inaffidabile, che non ha un sogno, che non ha voglia di lavorare, che sua madre gli ha preparato la valigia per andare a Temptation Island e che a letto mentre fanno l’amore è molto teatrale ma lui, incredibilmente, non si scompone.