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Una notte a New York. Clark (Sean Penn) e il suo taxi: il due volte Premio Oscar è protagonista del film da vedere stasera in tv, in prima serata

UNA NOTTE A NEW YORK. Tutto in una notte. Un nuovo taxi driver. Una nuova bionda. Cento minuti in compagnia di due grandi attori, alla loro prima volta insieme. E unica (per ora).

Sean Penn e Dakota Johnson sono i giganteschi protagonisti di Una notte a New York, il film del 2023 in prima visione tv stasera, in prima serata. Va in onda su Sky Cinema Uno alle 21,15, in streaming solo su NOW e sempre disponibile on demand. 

La regia è di Christy Hall, che ne è anche sceneggiatrice. Al suo debutto dietro la macchina da presa, ha scelto la non facile soluzione, molto claustrofobica, di mettere i suoi attori al chiuso di una gabbia/scatola che attraversa la metropoli. Uno scontro tra personalità/generazioni/dinamiche tra i generi/stato sociale. Hall illumina i due volti circondati dal buio e li fa prima stare in silenzio e poi parlare. Prima sono le solite banalità che ci si scambia in taxi, per rompere il silenzio. Poi, man mano, l’abitacolo diventa un confessionale. Lei è Girlie (Dakota Johnson) che sale sul taxi di Clark (Sean Penn) al JFK di New York, destinazione casa, a Manhattan, tra la 44ma e la 9na…

Che, man mano che il film si avvicina ai 100 minuti della sua durata, tu spettatore abbia il desiderio che la corsa si allunghi sempre di più, è già un buon segno. Vorresti che lei non scendesse mai. Che lui la portasse da qualche altra parte. Speri nel traffico che di notte però non c’è. E vorresti che il cavaliere Clark portasse Girlie via con sé. Ma Clark non è un cavaliere senza macchia e senza paura e Girlie non è una pulzella da salvare. Sono due esseri umani molto complicati (diversamente complicati), lui impiccione e lei snob, che si specchiano uno nell’altra. E in cui ci specchiamo noi, spettatori. Ognuno ha i suoi traumi nascosti...

Quando uscì, il nostro Luca Barnabé scrisse così: “Sguardi velati da un’ombra di tristezza e di vuoto, parole che consentono di ritrovare frammenti di identità… L’opera prima cinematografica della drammaturga Christy Hall è un ritratto suggestivo e originale di due sconosciuti che si confessano senza filtri. Lo spunto di unità spazio-temporale non è particolarmente originale. Anche il piccolo cult Locke (2013) di Steven Knight era interamente ambientato nell’interno di un’auto imbottigliata nel traffico. L’autrice qui però riesce a mettere a fuoco efficacemente due solitudini che si specchiano e, anche se per appena 100 minuti, si comprendono… Nell’epoca dell’“iper connessione” e del tempo frenetico, è una sorta di elogio dell’aprirsi all’altro per mettere a fuoco se stessi. Senza didascalismi o zuccherosità. Il film possiede una malinconia e insieme un’amarezza che hanno il sapore della realtà quotidiana notturna di qualsiasi metropoli…”.

La drammaturga Christy Hall, dopo questo esordio alla regia, ha scritto It Ends with Us, uno dei film più chiacchierati degli ultimi anni. Finito addirittura in tribunale. A girarlo e interpretarlo, Justin Baldoni, protagonista Blake Lively: una storia d’amore e di violenza domestica, una relazione che da splendida diventa tossica. Prima i contrasti tra i due (lui accusò lei e il marito Ryan Reynolds di aver rimontato il film, arrivando fino in tribunale). Poi le accuse su TikTok alla protagonista, troppo glamour nella promozione di un film che parla (anche) di violenza domestica.

Locke di Steven Knight, con Tom Hardy (2013). Non un taxi e non una passeggera. Ma Locke, alla guida della sua auto, nella notte: verso dove? Intanto telefona… Knight (autore tra l’altro dei Peaky Blinders) film 85 magistrali minuti di primi piani. E Hardy usa solo sguardo e voce. Epocale.

Taxi Driver di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Cybill Shepherd e Jodie Foster (1975). Un altro autista di taxi notturno (il veterano traumatizzato dal Vietnam Travis Bickle), protagonista di un capolavoro assoluto. Infernale.

Collateral di Michael Mann, con Tom Cruise e Jamie Foxx (2004). All’aeroporto di Los Angels, il tassista carica il sicario. Lo scorrazzerà, prigioniero, da un omicidio all’altro. Un’odissea al neon: magistrale.