Milano, 25 giugno 2026 – Appuntamento al tramonto, ristorante zona Assago. Una cena speciale, con il pallone in mille salse nel menù, fra passato (soprattutto), presente e futuro. Novanta minuti di chiacchiere, fra ricordi, aneddoti e confessioni di uno dei più grandi e controversi dirigenti del calcio italiano, Luciano Moggi.

A luglio festeggerà 89 anni, la voglia di aprire lo scrigno dei segreti è tanta nei giorni di una ricorrenza speciale e che probabilmente ha cambiato il calcio italiano.

Direttore Moggi, vent’anni, più o meno di questi giorni, la Juventus finiva in B dopo lo tsunami Calciopoli. Oggi qual è la prima cosa che le viene in mente?

“Parliamo di tempi in cui eravamo noi al comando e la Juventus faceva paura a tutti, ma perché era forte. Eppure gli inquirenti dicevano che tutto fosse cominciato con la partita di Perugia nel 2000, quella che noi dovevamo vincere. Poi fu Melli a rivelare di aver proposto il pareggio ma Montero disse di no, perché i nostri volevano tre punti. Così iniziò tutto, ma sia chiaro che in Calciopoli non c’è traccia di reati da parte della Juventus. Noi non abbiamo mai chiesto di vincere una partita, gli altri sì”.

Tra l’altro quello scudetto del 2000 lo perdeste… Insomma, tutti prevenuti verso di voi…

“Tanto. Il mio avvocato disse: l’indagato è meglio sceglierlo che cercarlo. Loro lo scelsero”.

Di quei giorni terribili fra maggio e luglio 2006 c’è una immagine che proprio non riesce a dimenticare?

“Una di sicuro: mia mamma Ornella aveva sognato i carabinieri e si era svegliata di soprassalto. Mi disse che erano venuti a prendermi. La mia famiglia ha subìto uno choc enorme”.

L'ex dirigente Luciano Moggi, la sua carriera fu interrotta nel 2006 a causa dello scandalo Calciopoli

L’ex dirigente Luciano Moggi, la sua carriera fu interrotta nel 2006 a causa dello scandalo Calciopoli

Si è mai sentito abbandonato da parte degli amici dopo l’inchiesta e la successiva radiazione?

“No, tutt’altro. Forse li ho pure trovati gli amici. E dirò di più: mi hanno fatto diventare più bravo di quel che ero”.

Ci parli delle verità non dette su Calciopoli…

“Sono quelle non dette da chi doveva indagare. Tanto per essere chiari, quando fu squalificato Ibrahimovic per tre giornate nell’aprile del 2005, lui avrebbe dovuto saltare pure Milan-Juventus. Decidemmo di fare ricorso con l’avvocato Chiappero proprio per la terza gara, il Milan sapeva già tutto. Meani (addetto agli arbitri dei rossoneri, ndr) chiamò il designatore Bergamo che gli rispose: “Tranquillo, troveranno la porta chiusa“. E così fu. Altra verità non detta: il 30 aprile 2005 prima di Fiorentina-Milan l’arbitro De Santis ricevette la telefonata di Meani che gli disse di non ammonire Nesta, perché i rossoneri erano in lotta con noi per lo scudetto. E infatti non non ci furono cartellini “gialli“. I miei calciatori si arrabbiarono, io imposi il silenzio stampa e l’arbitro chiamo Meani dicendo: “Hai visto, solo io potevo far fare silenzio stampa alla Juve“. Ora mi chiedo: quando ci furono queste telefonate dov’erano gli intercettatori? Invece quando mi lamentai con Bergamo per una partita persa a Palermo su rigore dicendo che così non andava bene si cominciò a parlare delle “griglie“, un gioco per selezionare arbitri… E i giudici acquisirono questo. Ma le grigliate erano altre: a dicembre 2004 ci fu Juventus-Milan e dieci giorni prima il designatore Bergamo chiamò Meani dicendo che si era portato avanti sul lavoro: Colina, Bertini, De Santis. Però Meani disse che bisognava togliere quest’ultimo perché innervosiva la squadra. Ecco la dissonanza tra la verità e le cose dette”.

Secondo lei c’è stato un mandante che ha innescato la miccia di Calciopoli?

“Non ero molto simpatico alla Roma e Baldini era molto amico del principale investigatore, Auricchio. Quella inchiesta faceva comodo a tanti: ai rivali per far fuori la Juventus che vinceva ed era la più forte di tutti, ma pure a parte della Juventus che voleva abbattere la Triade. Ci fosse stato l’avvocato Chiusano non sarebbe successo”.

Gianni e Umberto Agnelli sono stati molto importanti per lei. Dopo la morte dell’Avvocato e del Dottore nulla fu come prima…

“Cambiò lo scenario della Juventus, come presidente arrivò Cobolli Gigli che di mestiere faceva tutt’altro. E ci fu chi fece ritirare il ricorso quando la Juve fu condannata alla retrocessione”.

Se non fosse andato a Palazzo Grazioli chiamato da Silvio Berlusconi desideroso di portarla al Milan magari certe cose non sarebbero mai successe…

“Vero tutto, anche la chiamata del presidente Berlusconi. Ma è stata la scomparsa degli Agnelli a ribaltare tutto. Volevano cambiare la Juventus con uomini diversi”.

Luciano Moggi e Silvio Berlusconi (Frame video SkySport)

Luciano Moggi e Silvio Berlusconi in un vecchio frame tratto da Sky Sport

Ci tolga una curiosità: lei ha chiuso veramente nello stanzino di Reggio Calabria l’arbitro Paparesta?

“Sarebbero da rinchiudere quelli che lo hanno detto, Narducci e compagni. Anche la procura di Reggio dichiarò che non era successo nulla ma si è voluto fare comunque gossip”.

Se tornasse indietro, regalerebbe ancora le schede svizzere a qualche arbitro?

“La sentenza parla chiaro: non essendo stato trovato un capo di imputazione, si è parlato di “reato a consumazione anticipata“. Così bastavano le conversazioni segretissime, che in realtà non lo erano perché le potevano ascoltare tutti. Nel concreto, quando cercai di prendere Stankovic l’Inter me lo soffiò, ebbi la sensazione che qualcuno mi seguisse. Volevo difendermi con queste schede, non avevo bisogno delle sim per vincere. E con gli arbitri e i designatori parlavano tutti, lo sapete benissimo”.

Non chiusi Paparesta nello spogliatoio. Sarebbero da rinchiudere quelli che lo hanno detto, Narducci e compagni

Ci sono situazioni che si ripetono: nel 2006 la definizione Moggiopoli, ora i rivali dell’Inter attaccano la Marotta League…

“Questo è il vizio degli italiani. Basta che uno emerga e subito gli buttano fango addosso. Io a Marotta gliel’ho detto: quando mi dissero “number one“ capii che stavano per fregarmi. Adesso è uguale: Marotta è una persona seria, lui e Ausilio sono bravissimi e sanno lavorare. E in Italia se uno sa fare qualcosa ha problemi”.

Dalle “grigliate“ di Moggi agli arbitri “poco graditi“ all’Inter. Così dicono in tribunale…

“Altra sciocchezza quella di paragonare Calciopoli e mettere in mezzo l’Inter che non c’entra niente. Solo gossip, infatti è stato ridimensionato tutto, perché viene fuori da una denuncia di chi è stato mandato a casa”.

-Lazio vs Inter Coppa Italia Frecciarossa - Finale Stadio Olimpico - Roma 13-05-2026

Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter

Il Milan sembra aver perso la sua identità. Cosa direbbe a Cardinale e magari al suo amico Ibrahimovic?

“Da quando Maldini è stato mandato via la situazione è precipitata, perché il grande giocatore ha dimostrato di avere pure qualità da dirigente. Mi spiace che uno degli artefici di questa situazione fallimentare sia Ibra, visto che in Italia l’ho portato io. Eppure due anni fa gli dissi di non fare troppe dichiarazioni, perché è consulente. Ma il vero responsabile è il presidente Cardinale perché consente a Zlatan di fare di tutta l’erba un fascio. Non si possono cacciare tutti i rami dirigenziali di una società come è avvenuto a fine maggio, ci sarà pure chi ha lavorato bene. Ora il Milan si trova con Cardinale che dovrà occuparsi del Milan dopo aver ricevuto vari rifiuti e Ibra dovrà portarsi il carico della squadra con Amorim allenatore ma i dirigenti non ci sono. Calvelli ha potere di firma ma viene da altri mondi sportivi, solo per miracolo il Milan potrebbe andare bene”.

Da quando Maldini è stato mandato via la situazione al Milan è precipitat

Invece cosa ne pensa dell’ennesima rifondazione della Juventus?

“È stata fatta una cosa con criterio. Al di là degli algoritmi è subentrato il concetto della competenza e Carnevali l’ha dimostrato nei 14 anni del Sassuolo. Ora c’è altro da attenzionare: è abituato ad avere squadre che non devono retrocedere, la Juventus deve vincere”.

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Capitolo Nazionale. Malagò cosa può cambiare?

“I veri problemi sono emersi negli ultimi vent’anni, perché abbiamo avuto dirigenti interessati più a curare i propri interessi che quelli dell’Italia e del calcio italiano. Perciò siamo stati eliminati per tre volte nelle qualificazioni, e il nostro calcio che dal 2000 in poi era il più bello è diventato più brutto anche per colpa del numero eccessivo di stranieri. Va bene la libera circolazione, ma si poteva decidere di metterne 5 in campo e gli altri in panchina. Nessuno l’ha fatto e ora vediamo squadre che giocano male e hanno dieci stranieri. Poi viene fuori che i giovani ce li abbiamo e per capirlo abbiamo avuto bisogno di uno come Baldini che ha preso l’Under 21 con dei ragazzi costretti ad emigrare in Germania per trovare spazio”.

Fra Conte e Mancini chi sceglie?

“Non ho dubbi, Conte. Ma se lui dicesse di no metterei comunque Baldini come alternativa. Con l’under 21 ha dimostrato che i nostri giovani non sono secondi a nessuno. Douvikas non ha toccato palla con Reggiani”.

Cosa le è mancato in questi 20 anni?

“Non sono stato fermo. In Albania mi chiamarono per dare una mano ad un club di Tirana che non vinceva da anni: sono andato lì ed è arrivato il successo in campionato. Poi i consigli me li chiedono in tanti, ma non mi sono voluto mischiare con questo calcio”.

Prima arrabbiato poi quasi rassegnato…?

“Vero. Ma si devono vergognare quelli che hanno fatto certe cose e hanno messo in ginocchio il calcio italiano. A Berlino nel 2006 vincemmo il Mondiale con sei giocatori della Juventus. Da allora si è spento tutto”.