SPILIMBERGO (PORDENONE) – La sigla ufficiale del festival “Le giornate della luce” di Spilimbergo, per il 2026, è stata realizzata «completamente» mediante immagini generate artificialmente. È la denuncia di Carlo Giuseppe Barcella, autore e componente di un gruppo di professionisti della fotografia cinematografica, che sostiene di non aver ricevuto alcuna risposta dalla direzione artistica e annuncia l’intenzione di coinvolgere le maestranze e il Comune. La contestazione è stata presentata in una lettera inviata alla direzione del festival e condivisa con altre persone del settore. 

APPROFONDIMENTI







Missione tradita

Nella missiva Barcella richiama la missione dichiarata del festival, rivolto agli «autori della fotografia», e il requisito del bando secondo cui l’opera scelta deve trasmettere «l’importanza della luce e il ruolo degli autori della fotografia nella realizzazione di un film». 
Per Barcella, la fotografia cinematografica è un processo tecnico e materiale che coinvolge luce, obiettivo, sensore o pellicola e lo sguardo dell’autore. Barcella osserva che, «quando il processo viene sostituito dalla generazione sintetica, cambia la natura stessa dell’immagine». Il portavoce della protesta aggiunge che, nel caso della sigla vincitrice, «non un singolo fotone ha colpito un singolo obiettivo una singola volta nella realizzazione di questa sigla». Barcella critica anche la componente sonora dell’opera premiata, definendola priva di una «vera progettazione autoriale» e fondata su materiali musicali preesistenti e montaggi di stock. Secondo lui l’insieme contribuisce a dare l’impressione di un’operazione basata sulla selezione e combinazione di materiali più che sulla loro elaborazione creativa. 

Lavoro non autoriale

Nella lettera al Comune e all’organizzazione definisce il lavoro pubblicato sul canale video come il «non-lavoro in-autoriale» e indica un link al video come elemento di prova, affermando che la piattaforma stessa fornisce informazioni sull’intervento dell’IA nella realizzazione. 
La vicenda apre interrogativi che vanno oltre il singolo concorso e rientrano nel dibattito più ampio sul rapporto tra creatività umana e generazione automatica delle immagini. A livello giuridico si segnalano orientamenti diversi: la Corte per Internet di Pechino ha riconosciuto che, immagini generate dall’IA, possono ottenere tutela di copyright quando riflettono «un’espressione personalizzata» e il contributo umano è determinante. In Italia, secondo recenti interpretazioni delle nuove norme, la protezione del diritto d’autore resta ancorata all’ingegno umano e si tutela il contenuto generato con l’ausilio dell’IA solo se il contributo umano è concreto e identificabile.
Il Parlamento europeo ha inoltre raccomandato che i contenuti interamente generati dall’IA non debbano ricevere protezione automatica e ha chiesto trasparenza sull’uso di strumenti di generazione automatica. Nel singolo caso, tuttavia, la questione centrale è un’altra: può un festival che omaggia gli “autori” premiare un’opera in cui l’umano ha solo fornito le indicazioni di lavoro a una macchina? 
Barcella auspica ora un confronto pubblico sul tema e un chiarimento da parte dell’organizzazione, ritenendo che la questione non riguardi soltanto la regolarità del concorso, ma l’identità stessa della manifestazione. «L’obiettivo – spiega – è aprire una riflessione condivisa sul significato di autorialità, in un’epoca in cui gli strumenti di intelligenza artificiale sono sempre più diffusi.