di
Vincenzo Brunelli

Un 68enne e i familiari avranno circa 1,4 milioni di euro per il danno provocato dall’intervento chirurgico nel quale ha inciso la poca prevenzione

Entra in sala chirurgica per un intervento ortopedico di stabilizzazione di una vertebra e ne esce tetraplegico, ora lui e i suoi familiari dovranno essere risarciti dalla struttura sanitaria di Ravenna con oltre 1,4 milioni di euro, più interessi. 

Così ha stabilito il giudice Pierpaolo Galante, del tribunale civile di Ravenna, nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi, nella quale ha condannato l’ospedale, ritenendolo responsabile per l’accaduto. 



















































L’operazione alla vertebra e le complicazioni: resta tetraplegico

I fatti risalgono al 2018 quando il 68enne nel mese di dicembre si sottopose ad un intervento chirurgico di «decompressione, artrodesi peduncolare con viti in titanio», non sapendo che la sua vita da quel momento sarebbe cambiata per sempre, la sua e quella dei suoi familiari, moglie e due figli. Una settimana dopo l’intervento, il 28 dicembre del 2018 iniziarono i primi problemi.

Il paziente sviluppa un’infezione dovuta a un batterio, lo Staphylococcus aureus che è uno dei patogeni dell’uomo più importanti e diffusi a livello globale ed è responsabile di infezioni gravi quali batteriemie, polmoniti, meningiti, endocarditi e osteomieliti. Diffuso sia a livello comunitario che ospedaliero, dove rappresenta una delle principali cause di batteriemia. 

Il maxi risarcimento chiesto alla struttura di Ravenna

L’Istituto superiore di sanità lo definisce resistente alla meticillina (Mrsa), per le sue caratteristiche di multi-resistenza, e costituisce una delle problematiche più importanti di sanità pubblica a causa dell’impatto epidemiologico ed economico, «con conseguenze gravi in termini di aumento della mortalità, della durata delle degenze ospedaliere e dei costi sanitari». 

Insomma per evitare questo tipo di infezione occorre prevenzione perché poi è estremamente difficile da curare. Il 68enne infatti dopo un calvario durato quasi due anni, nel 2020 finisce agli Istituti clinici scientifici Maugeri di Sciacca, in Sicilia, per il programma riabilitativo, con diagnosi alla dimissione di «Tetraparesi secondaria, insufficienza renale, insufficienza epatica». 

I danni causati da un’infezione

I danni a livello neurologico, causati dall’infezione contratta in ospedale, secondo i giudici, non gli hanno lasciato tregua o speranze di guarigione. Si legge in sentenza: «Non vi è dubbio che il paziente al momento dell’intervento non presentava segni di infezione e che abbia avuto una infezione profonda del sito chirurgico ad insorgenza precoce, da ritenersi materialmente correlata all’intervento»

Sempre stando al resoconto processuale, l’ospedale non ha invece assolto l’onere della prova a suo carico «di aver adottato tutte le cautele prescritte dalle vigenti normative» al fine di prevenire l’insorgenza di patologie infettive di «aver applicato i protocolli di prevenzione delle infezioni nel caso specifico». 

E infine sempre per il tribunale di Ravenna «non risulta nella documentazione sanitaria la modalità di disinfezione del campo operatorio e di preparazione del sito chirurgico». 

A queste conclusioni il giudice è arrivato anche attraverso una perizia disposta all’interno del procedimento giudiziario. Ora l’uomo, la moglie e i due figli dovranno essere risarciti.

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25 giugno 2026 ( modifica il 25 giugno 2026 | 16:29)