Certo, Buckingham Palace rimarrà comunque il simbolo del potere monarchico. Carlo e Camilla continueranno a lavorare dal palazzo, che sarà mantenuto come centro cerimoniale e operativo. Le sue 775 stanze continueranno quindi a ospitare gli uffici burocratici, accogliere ricevimenti per presidenti e sovrani in visita, essere teatro di annunci importanti da quel balcone sotto cui si radunano le folle. Costruito negli anni Venti dell’Ottocento, Buckingham Palace è stata la residenza dei royal a partire dalla regina Vittoria e, nonostante i lavori di modernizzazione, che riguardano principalmente gli impianti idraulici, elettrici e di riscaldamento, è una soluzione abitativa che evidentemente non corrisponde più alle necessità di un re, nel 2026.
L’annuncio del trasferimento è arrivato nello stesso giorno in cui Carlo ha rivelato le tasse pagate al governo (è il primo monarca ad averlo fatto nella storia del Paese), non per obbligo, ma nella scia di un tentativo di modernizzazione della monarchia. Re Carlo III, oggi, vuole apparire il più trasparente e contemporaneo possibile, diffondendo la visione della monarchia come di un’istituzione pubblica, non di una cerchia elitaria le cui azioni sono completamente occultare alla popolazione. Un cambio di rotta che vuole prendere le distanze dallo stile di Elisabetta II e dagli scandali dell’ex principe Andrea. Nel frattempo, all’orizzonte, si profila la visita di Meghan Markle e del principe Harry in Inghilterra, il prossimo luglio. Tutto sta nel capire se Re Carlo vorrà mantenere la stessa linea di apertura e trasparenza anche con loro.