Chiara Jaconis morì a 30 anni perché colpita da un oggetto volato dal balcone nel cuore dei Quartieri Spagnoli. I genitori del bambino non imputabile sono accusati di omicidio colposo in concorso per omissione di vigilanza

I familiari di Chiara hanno raggiunto l’aula 213 per assistere all’udienza e si sono costituiti parte civile nel processo che partirà ad ottobre. Lo scorso aprile, la Procura di Napoli (pm Ciro Capasso e Valerio Barela) aveva chiesto il rinvio a giudizio.



















































Secondo la ricostruzione, Chiara Jaconis fu colpita alla testa da una pesante statuetta lasciata cadere da un’altezza di circa venti metri, mentre era insieme al fidanzato a passeggio in via Santa Teresella ai Quartieri Spagnoli. Era il 15 settembre 2024: la giovane, subito soccorsa, morì due giorni dopo il ricovero in ospedale.

 La turista padovana sarebbe stata colpita da una delle due statuette egizie – che raffiguravano Akenaton e Nefertiti – lanciate dal balcone da un bambino di 13 anni, figlio della coppia, che sarebbe sfuggito alla loro custodia. Il tribunale per i minorenni di Napoli ha ritenuto il ragazzino non imputabile. 

Il processo prenderà il via il prossimo 23 ottobre davanti al giudice monocratico, come stabilito dal Gip nell’udienza preliminare. I genitori  hanno sempre sostenuto di non essere i proprietari della statuetta. La richiesta di giudizio era stata avanzata dalla Procura della Repubblica lo scorso 20 aprile.
 
La morte della ragazza aveva scosso anche gli ultras dello stadio Maradona, che le avevano dedicato striscioni. Sei mesi dopo il fatto venne ricordata con una cerimonia, il Comune di Napoli le ha reso omaggio con la piantumazione di una bouganville su un’intera parete all’interno del Parco Viviani. È diventato poi meta di tante persone il murale realizzato ai Quartieri Spagnoli a lei dedicato realizzato dallo street artist Juan Pablo Gimenez, che resta a ricordare a tutti i passanti la sua assurda fine, in via Santa Teresella. Quando il murale fu inaugurato con una piccola cerimonia,  il padre di Chiara, Gianfranco, che era presente, commentò che «a Napoli c’è un popolo straordinario». Ma aggiunse che «il vuoto che ha lasciato Chiara niente e nessuno può colmarlo e una cosa che le dobbiamo è che si arrivi alla verità sulla sua morte». 

26 giugno 2026 ( modifica il 26 giugno 2026 | 22:38)