Il caso della morte di Chiara Jaconis, la turista trentatreesima rimasta vittima di una drammatica fatalità nel cuore di Napoli, entra in una nuova fase giudiziaria. La Procura di Napoli ha infatti disposto il rinvio a giudizio per i genitori del ragazzino che, secondo gli inquirenti, avrebbe materialmente lanciato o fatto cadere l’oggetto che ha provocato il decesso della giovane. Il processo, volto a stabilire le responsabilità civili e penali per omessa vigilanza, prenderà ufficialmente il via il prossimo 23 ottobre davanti al giudice monocratico della prima sezione del tribunale partenopeo.
La dinamica del drammatico incidente
La tragedia risale alla metà di settembre del 2024. Chiara Jaconis, trentenne originaria di Padova che viveva e lavorava a Parigi nel settore della moda, si trovava a Napoli insieme al fidanzato per un weekend di vacanza. Domenica 15 settembre, a poche ore dal volo di rientro, la coppia stava passeggiando lungo via Sant’Anna di Palazzo, nei pressi dei Quartieri Spagnoli, trasportando i propri trolley. All’improvviso, una pesante statuetta di pietra è precipitata dall’alto, impattando prima contro la ringhiera di un balcone sottostante, dove si è parzialmente frantumata, e colpendo poi la giovane alla testa con un grosso frammento rimasto integro. Le condizioni della ragazza sono apparse subito disperate e, nonostante il tempestivo ricovero e i tentativi dei medici dell’ospedale Cardarelli, Chiara si è spenta due giorni dopo, il 17 settembre.
Le indagini
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli attraverso l’analisi minuziosa dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona e numerose perquisizioni, hanno permesso di individuare l’esatta traiettoria della caduta.
L’oggetto, una statuetta ornamentale raffigurante una divinità egizia, proveniva dall’alto di un palazzo signorile. Gli inquirenti hanno concentrato le attenzioni su un appartamento specifico, individuando come presunto responsabile un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva tredici anni. Secondo le leggi italiane, il minore non è imputabile a causa della sua età e non può quindi subire un processo penale per l’accaduto.
Il rinvio a giudizio dei genitori
La responsabilità penale della vicenda si è spostata di conseguenza sui genitori del tredicenne, due stimati professionisti napoletani. L’accusa mossa dalla Procura è di omicidio colposo in concorso, legata all’omessa vigilanza sul figlio minore. Nel corso dell’udienza preliminare tenutasi nell’aula 213 del tribunale di Napoli, il giudice ha accolto la tesi dell’accusa disponendo il processo per la coppia. Dal canto suo, la difesa dei genitori ha sempre respinto i dettagli della ricostruzione investigativa, sostenendo fermamente che quell’oggetto in pietra non fosse di loro proprietà e non fosse mai entrato all’interno della loro abitazione. La verità processuale verrà stabilita a partire dalle prossime udienze autunnali.
Ultimo aggiornamento: venerdì 26 giugno 2026, 20:58
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