Infinity Room. Machine Dreams: Rainforest, DATALAND, Los Angeles. © 2026 Refik Anadol Studio
Non è un museo per vecchi, anche se il rischio di sentirsi boomer è immediato. L’arte generata dall’intelligenza artificiale ha trovato casa a Los Angeles con Dataland, il primo museo al mondo interamente dedicato alle AI Arts, un progetto visionario ideato da Refik Anadol con la moglie Efsun Erkılıç. Situato all’interno di The Grand LA, il complesso progettato dall’architetto Frank Gehry nel Downtown della città degli angeli, Dataland si presenta come una nuova tipologia di istituzione culturale: un luogo in cui arte, dati, architettura, intelligenza artificiale e partecipazione umana si fondono in tempo reale dando vita a opere in continua evoluzione.
L’apertura è accompagnata dalla mostra inaugurale Machine Dreams: Rainforest, visitabile fino al 31 gennaio 2027. L’esposizione occupa cinque gallerie distribuite su oltre 2.300 metri quadrati e rappresenta una delle più ambiziose sperimentazioni artistiche mai realizzate nel campo dell’intelligenza artificiale applicata all’esperienza museale.
Latent Gallery. Machine Dreams: Rainforest, DATALAND, Los Angeles. © 2026 Refik Anadol Studio
Il team di Refik Anadol Studio ha sviluppato un sistema basato sul cosiddetto Large Nature Model, un modello di intelligenza artificiale addestrato su una delle più grandi raccolte eticamente ottenute di dati ecologici al mondo. Nella Discovery Portal, i visitatori possono scegliere di indossare due dispositivi interattivi: un sensore biometrico da polso capace di rilevare frequenza cardiaca, temperatura cutanea e conducibilità della pelle, e un device olfattivo da collo che distribuisce fragranze personalizzate lungo il percorso. Le informazioni raccolte vengono elaborate in tempo reale insieme ai dati ambientali, modificando costantemente immagini, suoni e atmosfere.
Un viaggio multisensoriale nella foresta pluviale
Il percorso espositivo conduce il pubblico attraverso ambienti monumentali ispirati agli ecosistemi delle foreste tropicali. Tra le installazioni più attese c’è l’Infinity Room, un enorme cubo tridimensionale di schermi LED in cui prende forma il sogno digitale di un colibrì mentre vola verso l’albero della saggezza, simbolo ecologico e spirituale di popoli indigeni. Il viaggio dell’uccello è accompagnato dal canto registrato nel 1987 di un uccello hawaiano ormai estinto. Nel Data Pavilion, invece, ottantaquattro proiettori 4K trasformano l’architettura in una superficie immersiva animata da flussi di dati e immagini generate dall’AI. A seguire, la Latent Gallery offre un approccio più esplorativo: qui i visitatori possono accedere ai dataset utilizzati per creare le opere, dipingere con un “pennello pensante” alimentato dall’intelligenza artificiale e persino assaggiare una scultura commestibile realizzata a partire dai dati.
Il percorso termina all’interno del The Sanctuary, uno spazio contemplativo che combina il canto rituale del popolo amazzonico Yawanawá con la fragranza del Lost Flower, il raro fiore lunare che sboccia una sola notte all’anno nella foresta amazzonica.
Infinity Room. Machine Dreams: Rainforest, DATALAND, Los Angeles. © 2026 Refik Anadol Studio
Un nuovo modello di museo
Dataland non si limita a esporre opere digitali. I suoi fondatori immaginano il museo come un ecosistema culturale dedicato alla ricerca, alla conservazione e alla diffusione dell’arte generata dall’intelligenza artificiale. La struttura dispone di cinque gallerie interconnesse e di ulteriori spazi tecnologici dedicati allo sviluppo delle installazioni. La missione comprende inoltre la creazione di un archivio di grandi dataset ambientali, piattaforme educative online e programmi di supporto agli artisti che lavorano con sistemi di machine intelligence. Nelle prossime settimane saranno annunciati i dettagli della prima residenza artistica del museo, sviluppata in collaborazione con Google Arts & Culture per sostenere creativi impegnati nella sperimentazione con l’intelligenza artificiale.
The Sanctuary. Machine Dreams: Rainforest, DATALAND, Los Angeles. © 2026 Refik Anadol Studio
Privacy e dati? Nessun rischio
Considerando la natura altamente tecnologica dell’esperienza, Dataland ha posto particolare attenzione alla gestione dei dati personali. La partecipazione ai sistemi biometrici è facoltativa e i visitatori possono interromperla in qualsiasi momento. I dati raccolti rimangono anonimi, non vengono condivisi con terze parti e vengono cancellati automaticamente dopo trenta giorni se non vengono reclamati dagli utenti.
I due dispositivi da indossare nella Discovery Portal per vivere un’esperienza multisensoriale con sensore biometrico da polso e un device olfattivo da collo. Machine Dreams: Rainforest, DATALAND, Los Angeles. © 2026 Refik Anadol Studio
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