Gli anniversari possono essere gioiosi, tristi, di riflessione o un mix di tutti questi aspetti: un’occasione per ricordare come le prospettive e le priorità della nostra vita possono cambiare da un momento all’altro, nella maniera più repentina possibile, ma anche, e soprattutto, per ringraziare chi si è speso per te a livello umano e professionale. E intanto provare a lanciare un piccolo messaggio di speranza.

Sportivo, grande appassionato di ciclismo, dieci anni fa (nell’agosto 2016) Marco Bianchino ha 36 anni e lavora a Mondovicino sistemando fino a tardi i prodotti sugli scaffali per i clienti del giorno dopo. All’improvviso un mal di schiena e qualche difficoltà a respirare: «Sono entrato all’Ospedale di Mondovì di notte e non sono più uscito». La diagnosi per il giovane monregalese è un macigno: tumore al polmone in stato avanzato. Il lavoro, lo sport, le passioni… tutto viene travolto. «La mia vita è cambiata dall’oggi al domani, l’impatto è stato forte e ci sono stati momenti veramente brutti sotto tutti i punti di vista – ci racconta –. E per uno sportivo è ancora più difficile perché gli si toglie tutto all’improvviso». Tra chemio e radioterapia i frangenti difficili non si contano, eppure Marco si aggrappa ad un obiettivo, all’apparenza folle, che va oltre le prospettive di un paziente: riprendere ad andare in bicicletta ed affrontare il percorso lungo (180 km) della mitica Fausto Coppi edizione 2017, pedalando sul leggendario colle Fauniera. Un’impresa portata a termine dopo essere risalito in sella il giorno del suo compleanno in primavera e preparato la corsa in pochi mesi. Nove anni dopo, e a dieci dalla terribile diagnosi, domenica 28 giugno,

Marco Bianchino sarà di nuovo ai nastri di partenza della 37ª edizione, in piazza Galimberti, con il numero 46, quello dei suoi anni. Questa volta per il percorso medio, ma con lo stesso bagaglio di significati.

«Ho affrontato altre volte la corsa dopo quel 2017, ma a marzo-aprile di quest’anno l’idea di prender parte alla “Fausto Coppi” non era esattamente nelle mie corde, per motivi di salute e non solo. Ripensare a quella ricorrenza e la spinta di chi mi è stato vicino e mi segue nelle cure, però, mi ha fatto scattare un clic nella testa».

Pedalata dopo pedalata Marco è andato lontano: «passeggiando non si arriva da nessuna parte» ama ricordare, ma soprattutto «Da soli non si va da nessuna parte». «Ho incontrato delle persone speciali che “meritano” dal punto di vista umano e ci tengo a ringraziare e riconoscere particolarmente qualcosa a chi mi ha dato una mano e un supporto prezioso – aggiunge Marco Bianchino». Grazie a Emma Mana organizzatrice della Fausto Coppi che quest’anno mi ha iscritto alla corsa, alla primaria della radioterapia di Cuneo, dott.ssa Anna Maria Merlotti, che mi ha seguito e assecondato fin dal principio e grazie a Elisa per il grande impatto umano che ha avuto su di me ed il supporto umano ed emotivo nei miei confronti».

Perché Marco ha saputo anche entrare nella vita dei medici. Nel reparto di Radioterapia al Santa Croce di Cuneo c’è la sua maglia della “Coppi” 2017 ed ora potrebbe esserci anche quella di quest’anno. «Il colore bianco andrebbe giusto bene per le dediche! Dopo la prima maglia vorrei lasciare in reparto anche questa, a dieci anni dalla scoperta della malattia. So che in tanti guardano quel ricordo appeso su una parete: non siamo tutti uguali, ma spero possa aiutare e spronare qualcuno nel suo percorso con la malattia».

Oggi Marco Bianchino è seguito dal reparto di Oncologia Medica all’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano diretto dalla dottoressa monregalese Silva Novello. Nel racconto di Marco non c’è alcuna traccia di retorica o di eroismo: «Nel mio caso non esiste la guarigione, ma c’è chi affronta problemi di salute ancora più seri e storie come questa in fondo ce ne sono tante. Dopo la “botta” della malattia il livello della mia vita è comunque alto: mi reputo una persona fortunata ad essere ancora qui dopo dieci anni e apprezzo quello che ho. Sono qui a parlare di cosa mi è successo, vado in bici, e farò la Fausto Coppi. La medicina ha fatto passi da gigante, la radioterapia è stato il primo passo verso la risalita e nel reparto di Cuneo ho trovato l’eccellenza. Fosse accaduto tutto prima del 2016 probabilmente sarebbe andata in maniera diversa».

Nove anni fa al traguardo di Cuneo ad aspettare Marco c’era Elvio Russi, l’allora primario della Radioterapia cuneese oggi in pensione, domenica ci sarà la dottoressa Anna Maria Merlotti che allora era la sua vice per un altro momento speciale.

«Nove anni fa ho vissuto emozioni forti: erano usciti articoli, mi hanno seguito in corsa, lavoravo nei villaggi turistici, ma parlare di me stesso su un palco non è stato per nulla facile. Quanto sono partito in piazza Galimberti diluviava: sono arrivato sulla prima salita e c’era qualcuno che tornava indietro, poi è tornato il sole. Accanto a me avevo il papà della Balsamo, la campionessa di ciclismo: lei era molto giovane e mi aveva portato la Coca-cola lungo il percorso». Tornare alla “Coppi” non è una passeggiata: «arriverò stanco e distrutto, probabilmente sarà ancora più difficile di nove anni fa, ma ci tengo a tagliare il traguardo in questa mia personale ricorrenza». Su quel nastro d’asfalto tra le montagne non conteranno i tempi o le classifiche, ma dietro ogni pedalata c’è un ricordo o un’emozione a cui aggiungiamo il nostro personale «in bocca al lupo».