Ferrara, 27 giugno 2026 – Andrea Poggioli, 40 anni, fa una virata con la barca, il motore che ansima sotto quella cappa cocente, e indica un punto lungo la riva. “Lì ci sono gli impianti che prendono l’acqua dal Po per la rete idrica. Nel 2022 hanno dovuto realizzare una struttura galleggiate per sollevare le pompe e consentire così di ‘tirare’ ancora l’acqua. Il livello del fiume era troppo basso, un’opera necessaria”, dice il pescatore.

Andrea Poggioli indica il manufatto che serve per pescare l’acqua dal Po per la rete idrica
Il fiume continua a scendere
Un’opera che Hera realizzò, in quell’anno, in tempi record. Hera che segue la situazione minuto per minuto, il fiume che continua a scendere, da mille metri cubi al secondo e meno di trecento, la soglia d’allarme che si avvicina. Le temperature che continuano a salire. Oggi tocchiamo l’inferno, 40 gradi nell’infuocata pianura. E’ allerta rossa, rosso fuoco. Le squadre Hera, caschetto che riflette il sole, sono pronte.

In alcuni tratti è possibile attraversare il fiume
Hera: “Pronti con una zattera speciale”
“Ci stiamo adoperando – spiegano dalla multiutility – per approntare un sistema di supporto provvisorio analogamente a quanto fatto negli anni maggiormente siccitosi, per essere pronti a intervenire in caso di ulteriore calo di livello delle acque. L’installazione del sistema è in corso e siamo in contatto con gli enti preposti per monitorare i livelli”. Una struttura che assomiglia ad una zattera che ‘salverà’ migliaia di cittadini dall’incubo di restare a secco. “Si tratta – spiegano ancora – di zattere galleggianti su cui sono alloggiati sistemi di pompaggio e tubazioni che veicolano le acque del Po all’interno dell’impianto di potabilizzazione”.

Lo stesso scenario nel 2022 
La zattera, collocata nel 2022, galleggia grazie ad alcuni bidoni
Sembra semplice, in realtà rappresenta un lavoro di ingegneria idraulica. Non è comunque – le parole del pescatore risuonano lungo quell’autostrada d’acqua in alcuni tratti un rigagnolo – la prima volta. Nel 2022, mese di luglio, stesso scenario. La speciale idrovora galleggiante ha il pianale in ferro. E ondeggia sull’acqua sostenuta da una serie di bidoni che fanno da galleggianti. Da lì si tuffano i tubi che ‘aspirano’ per rifornire la rete idrica. Come una zattera, naufraghi nella siccità, occhi rossi per il sole. Se scatta l’allarme verrà ormeggiata lungo il Po, sotto l’argine che scompare nell’acqua scura a Pontelagoscuro.
L’emergenza
In caso d’emergenza rappresenta la speranza per migliaia di famiglie, dal rubinetto l’oro blu, la vita che continua a scorrere. E’ l’ultimo fronte, quello più avanzato nella battaglia alla siccità. In prima linea Hera, multiutility che gestisce 2.500 chilometri di condutture, una rete che serve 250mila abitanti distribuiti in undici comuni tra cui la città di Ferrara. L’infrastruttura è alimentata quasi esclusivamente da acque prelevate dal Po e il fabbisogno dell’intera rete è garantito per l’85% dalla centrale di potabilizzazione di Pontelagoscuro. Ma il Grande Fiume boccheggia. Le rive sembrano in alcuni punti toccarsi nell’avanzare di distese di sabbia. Qualcuno ha piantato l’ombrellone, grigliate e tende miraggi nell’ansa. Quei tubi, come tentacoli nel Po, pronti ad aspirare acqua se il livello scende e arriva il segnale. La ‘captazione’ delle acque – così si chiama – avviene tramite elettropompe sommerse. Per ora va bene così. Ma la zattera è pronta a scacciare la grande paura, quella di restare – il sapone negli occhi – sotto la doccia senz’acqua.