di
Luigi Ippolito
L’autrice di Harry Potter contro i laburisti che esaltano la sensibilità alle tematiche femminili del nuovo leader
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA I conservatori britannici sono alla loro quarta leader donna (Kemi Badenoch, che segue Margaret Thatcher, Theresa May e Liz Truss), ma i laburisti sono ancora inchiodati su uno zero tondo. Come uscire da questa situazione imbarazzante, specie per un partito che si dice progressista? Semplice: basta proclamare che Andy Burnham, l’ex sindaco di Manchester che fra tre settimane si insedierà a Downing Street al posto di Keir Starmer, è in realtà… una femmina!
L’uscita dell’esponente Labour
No, non si tratta di auto-identificazione di genere spinta all’estremo: lo ha detto in tutta serietà un anonimo, alto esponente del Labour al settimanale Spectator, descrivendo Burnham come «la prima donna premier laburista». La spiegazione fornita fa accapponare la pelle: «La ragione per cui il Labour ha sempre desiderato, ma è stato cauto riguardo a una leader donna — sostiene l’esponete del partito della sinistra — è perche, in un governo laburista, lei potrebbe avere un’agenda sfacciatamente femminile, focalizzata sulla sanità, l’educazione, le finanze familiari, e questioni come le strade sicure, l’assistenza sociale, la sicurezza online per i bambini, che sono sproporzionatamente importanti per le donne. Ciò sarebbe diverso dalle leader donne conservatrici, che sono sotto la pressione interna — e il peso della Storia — per dimostrare quanto sono dure su questioni tradizionalmente maschili. Ma ecco che arriva Andy, circondato da consigliere e sostenitrici donne, ma, cosa ancora più importante, genuinamente appassionato di tutti quei temi tradizionalmente femminili, e meno riguardo a bombe e bilanci. Potremmo così finalmente vedere ciò che il partito laburista non è riuscito a realizzare in tutti questi anni — una premier femmina in tutto tranne che per il sesso?».
Sessismo e dente avvelenato
Ragionamenti che grondano sessismo da tutti i pori e che, come era prevedibile, sono stati sbertucciati da destra a sinistra. In prima fila la scrittrice JK Rowling, che ha esclamato «grandi notizie! Il partito laburista ha finalmente trovato una donna che gli piace come leader: è un uomo…». La creatrice di Harry Potter, va detto, ha il dente avvelenato col Labour: lei ne è stata una storica sostenitrice e finanziatrice, ma due anni fa aveva detto di non essere più sicura di poterli votare, accusandoli di aver tradito la causa delle donne. La ragione erano le ambiguità dei laburisti sulla questione transgender, che la scrittrice considera un attentato ai diritti e agli spazi femminili. E in effetti il Labour per anni si è dibattuto in contorcimenti intellettuali sul tema, con Starmer che ha famosamente affermato che «il 99,9% delle donne non ha il pene» (il che implicherebbe, statisticamente, che una donna su mille è attrezzata di membro virile). Fino a non molto tempo fa i laburisti propendevano per l’autoidentificazione di genere, con le femministe critiche nelle loro file apertamente ostracizzate, e lo stesso Burnham appariva pendere in quella direzione, prima di fare marcia indietro (come su molte altre questioni) in vista delle suppletive che lo hanno visto eletto a Westminster la scorsa settimana.
«Non sanno cos’è una donna»
Le affermazioni su Burnham «premier donna» hanno scatenato il dileggio anche di diverse politiche, partire da Kemi Badenoch, che ha ironizzato sul fatto che «i laburisti possono aver cambiato leader, ma ancora non sanno cos’è una donna». Pure dalle file del partito di Burnham c’è chi è rimasto scandalizzato, come la deputata Labour Tulip Siddiq, che ha parlato di «insensatezze totalmente insultanti».
Nei posti chiave
Certo è che il prossimo premier è sotto pressione per nominare un governo a maggioranza femminile, a partire dai ministeri principali. Già adesso a Londra Interni, Esteri e Tesoro sono in mani muliebri, rispettivamente con Shabana Mahmood, Yvette Cooper e Rachel Reeves: Andy Burnham confermerà le scelte o si accontenterà di essere lui la «donna» alla testa del gabinetto?
28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 00:03)
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