La Crimea non è più solo un fronte militare. È diventata una penisola in ginocchio, dove manca la luce, il carburante è razionato e la gente fa la fila per ore senza sapere se troverà qualcosa al distributore. Venerdì le autorità filorusse hanno dichiarato lo stato di emergenza, ufficializzando quello che i residenti vivevano già da giorni sulla propria pelle. L’epicentro della crisi è Sebastopoli, la città più grande della penisola e storica base della flotta russa del Mar Nero. Da giorni i suoi abitanti convivono con interruzioni di corrente sempre più frequenti e prolungate. Il governatore nominato dal Cremlino, Mikhail Razvozhayev, ha ammesso venerdì che i lavori di riparazione alla rete elettrica sono stati sospesi: i tecnici non possono operare sotto gli allarmi aerei continui scatenati dai droni ucraini.
A raccontare l’atmosfera in città è una residente che ha parlato con la CNN chiedendo l’anonimato per ragioni di sicurezza. «Gli allarmi sono diventati quasi costanti, più volte al giorno», ha riferito. «Prima le intercettazioni avvenivano sul mare. Adesso succedono direttamente sopra di noi. La città è diventata più pericolosa». Il comandante delle forze di droni ucraine, Robert Brovdi, ha rivendicato sette attacchi alla principale sottostazione elettrica di Sebastopoli nella sola notte di mercoledì.
